Marco Ceccarelli, segretario nazionale COINA: «Non basta certificare le competenze. Serve collegare la riforma ai contratti, all’organizzazione dei servizi e alle risorse necessarie per valorizzare i professionisti»
Roma, 17 ottobre 2026 – La riforma delle professioni sanitarie apre una nuova fase del confronto parlamentare, ma la sfida sarà trasformare le disposizioni legislative in opportunità concrete di crescita professionale e riconoscimento economico. È la posizione del COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, sul disegno di legge A.C. 2700-A, il cui testo è stato approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera il 7 ottobre.
Il provvedimento interviene su formazione, certificazione delle competenze e responsabilità sanitaria. Per il COINA, il passaggio decisivo sarà il raccordo tra la futura disciplina, gli strumenti contrattuali esistenti e l’organizzazione delle aziende sanitarie.
«Non basta riconoscere che un professionista possiede determinate competenze», dichiara Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA. «Bisogna creare le condizioni affinché possa esercitarle, assumere incarichi coerenti con la propria preparazione e ottenere una progressione professionale ed economica».
CARRIERE CLINICHE: VALORIZZARE GLI STRUMENTI GIÀ ESISTENTI
La legge 43 del 2006 individua già la figura del professionista sanitario specialista, mentre la disciplina contrattuale del comparto Sanità prevede incarichi differenziati per complessità.
«Chiediamo una vera carriera clinica parallela a quella organizzativa», sottolinea Ceccarelli. «Chi sviluppa competenze specialistiche deve poter crescere continuando a operare nell’assistenza, senza essere costretto a orientarsi verso funzioni gestionali per ottenere un avanzamento professionale».
Il COINA chiede criteri trasparenti per l’attribuzione degli incarichi e un collegamento effettivo tra competenze certificate, funzioni esercitate e riconoscimenti economici, evitando disparità tra aziende e territori.
COMPETENZE AVANZATE: RICADUTE CONCRETE SULL’ASSISTENZA
La certificazione nazionale delle competenze prevista dal DDL può favorire il riconoscimento della preparazione acquisita, ma non determina automaticamente nuovi incarichi o progressioni economiche.
«Un professionista specializzato che non viene messo nelle condizioni di utilizzare pienamente le proprie competenze rappresenta un’occasione mancata anche per il sistema sanitario», osserva Ceccarelli. «La valorizzazione professionale deve migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità dell’assistenza ai cittadini».
Per il sindacato, i provvedimenti attuativi dovranno collegare le competenze specialistiche ai fabbisogni dei servizi e agli strumenti contrattuali.
RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE: DALLE NUOVE GARANZIE ALLA LORO APPLICAZIONE CONCRETA
Il DDL prevede che, nella valutazione della colpa professionale, si tenga conto anche della scarsità delle risorse umane e materiali e delle carenze organizzative non evitabili dal sanitario. Una previsione che interviene su un problema rilevante per chi opera in condizioni di difficoltà organizzativa.
«È un passaggio molto positivo, perché riconosce che la condotta professionale deve essere valutata anche alla luce delle condizioni concrete in cui viene esercitata», afferma Ceccarelli. «Ora la sfida sarà rendere effettiva questa tutela. Le aziende devono garantire strumenti per documentare le criticità organizzative, procedure di segnalazione funzionanti e risposte tempestive ai problemi evidenziati dai professionisti. Una norma può migliorare le garanzie, ma non deve diventare un alibi per rinviare gli interventi necessari sulla sicurezza e sull’organizzazione dei servizi».
RISORSE E CONTRATTAZIONE: IL CONTESTO DELLA MANOVRA SANITARIA
La clausola di invarianza finanziaria prevista dal DDL impone una riflessione sulla concreta attuazione delle misure. Il tema si inserisce nel quadro della programmazione sanitaria, dopo la richiesta delle Regioni di oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi per il triennio 2027-2029, anche per affrontare questioni legate al personale e ai vincoli di spesa.
«Alcune innovazioni possono essere realizzate attraverso una migliore organizzazione e l’applicazione degli strumenti contrattuali esistenti. Altre richiedono risorse», evidenzia Ceccarelli. «Non possiamo lasciare che le opportunità di carriera dipendano esclusivamente dalle disponibilità economiche della singola azienda o Regione».
LA RICHIESTA DEL COINA AL GOVERNO E AL PARLAMENTO
Il COINA chiede un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali durante il percorso legislativo e nella successiva fase attuativa, per collegare certificazione delle competenze, incarichi specialistici, carriere cliniche e valorizzazione economica.
«Non chiediamo che una legge delega risolva da sola tutte le criticità della sanità pubblica», conclude Ceccarelli. «Chiediamo che Governo e Parlamento costruiscano un percorso credibile, capace di rendere effettivi gli strumenti normativi e contrattuali già disponibili. Il successo della riforma si misurerà nelle opportunità professionali realmente offerte e nella qualità dell’assistenza garantita ai cittadini».