domenica, 18 Ottobre 2026

Psicologi a confronto a Forte dei Marmi su ideazione suicidaria e autolesionismo giovanile

Forte dei Marmi, 17 ottobre 2026 – Si è svolto ieri (16 ottobre) a Villa Bertelli a Forte dei Marmi – concessa dalla Fondazione Villa Bertelli – un importante evento formativo in plenaria dedicato agli psicologi della Salute mentale e delle Dipendenze dell’Azienda USL Toscana nord ovest.

L’incontro, coordinato da Fiammetta Mozzoni, direttrice della struttura di Psicologia Salute Mentale e Dipendenze e Responsabile UFSMIA Lunigiana in qualità di responsabile scientifico, ha affrontato un tema di stringente attualità: “Ideazione suicidaria e autolesionismo in adolescenza”.

A guidare i lavori è stata Simona Trillo, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, membro associato e didatta ARPAD, CTU per il Tribunale per i Minorenni e la Corte d’Appello di Roma, nonché responsabile del Servizio Asl per adolescenti di Roma 2.

Durante la giornata sono stati ripercorsi i dati più recenti del panorama sanitario nazionale ed europeo. In Italia, tra i giovani dai 15 ai 24 anni, il suicidio rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali (dati ISS). Sebbene nell’infanzia rimanga un evento raro, i pensieri di morte e i comportamenti autolesivi possono manifestarsi già in età scolare. In Europa, poi, un adolescente su cinque mette in atto comportamenti autolesivi.

Benché autolesionismo non suicidario e suicidalità siano fenomeni distinti, la letteratura e i dati SINPIA evidenziano che chi compie atti autolesivi ha una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della vita.

Tra i principali fattori di rischio identificati figurano la depressione, precedenti tentativi di suicidio, episodi di bullismo e cyberbullismo, uso di sostanze o alcol, conflitti familiari, isolamento e difficoltà relazionali. Al contrario, costituiscono fondamentali fattori di protezione il supporto della famiglia, il senso di appartenenza alla scuola e alla comunità, la resilienza individuale e la presenza di adulti di riferimento significativi.

“Non dobbiamo mai minimizzare i segnali di disagio – è stato ribadito dagli esperti nel corso dell’incontro –. Chiedere direttamente a un ragazzo se sta pensando alla morte non gli ‘instilla’ l’idea del suicidio, ma al contrario può offrirgli una preziosa e insostituibile occasione per dare voce alla propria sofferenza”.

I servizi pubblici di Salute mentale dedicati all’infanzia, all’adolescenza e all’età adulta, tra l’altro, si trovano quotidianamente ad affrontare una crescente richiesta di aiuto. L’incontro di ieri (16 ottobre) ha evidenziato la necessità di adottare nuove strategie d’intervento e di ripensare l’organizzazione e i confini dei servizi territoriali, con l’obiettivo di offrire risposte sempre più adeguate, tempestive e vicine ai mutamenti in atto nel mondo giovanile.

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