mercoledì, 14 Ottobre 2026

Maternità in Italia: tra desiderio e realtà un’attesa lunga sette anni

Milano, 14 ottobre 2026 – Sentirsi ancora troppo giovani o non avere il partner giusto: tra le donne senza figli, sono ragioni più citate dell’insicurezza economica. Nel frattempo, il tempo biologico non fa sconti e, quando emerge l’infertilità, costi, stress e incertezza sui risultati possono ostacolare l’accesso alle cure. È quanto emerge dall’Ivi Institute Fertility Barometer, condotto da GfK, società del gruppo NielsenIQ, che indaga desiderio di maternità, tempi e ostacoli che possono allontanare il progetto familiare dalla sua realizzazione. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 24.074 donne tra i 19 e i 49 anni in nove Paesi, di cui 4.000 in Italia.

Sette anni. È la distanza media tra l’età desiderata e quella effettiva alla nascita del primo figlio per le donne italiane diventate madri più tardi di quanto avrebbero voluto. Tra le intervistate per cui è disponibile un’età desiderata di riferimento, quasi una su due, il 46%, riferisce una maternità più tardiva del desiderato.

“Le madri intervistate desiderano in media 2,4 figli, ma ne hanno avuti 1,7: il progetto familiare è più ampio di quello finora realizzato”, commenta Moira Tesser, GfK, società del gruppo NielsenIQ. “Per comprendere questa distanza occorre guardare anche alle condizioni personali e relazionali. Tra le donne che non hanno ancora avuto figli, sentirsi troppo giovani e non avere il partner giusto sono ragioni più citate dell’insicurezza economica”.

Cosa dicono le donne italiane su fertilità e maternità

  • Il desiderio di maternità rimane forte: il 74% delle italiane intervistate è già madre o desidera avere figli, rispetto all’82% nella media dei nove Paesi. Per il 65% diventare madre è una priorità, contro il 73% del campione internazionale.
  • La maternità arriva più tardi del desiderato: le madri intervistate desiderano in media 2,4 figli, rispetto agli 1,7 avuti. Quelle diventate madri più tardi del desiderato avrebbero voluto avere il primo figlio a 26 anni, con uno scarto medio di sette anni rispetto all’età effettiva.
  • Le condizioni personali e relazionali hanno un peso rilevante: il 30,1% indica la sensazione di essere ancora troppo giovane e il 29,7% la mancanza di un partner adeguato; seguono l’insicurezza economica (21%) e quella lavorativa (19,6%).
  • L’infertilità riguarda una donna su sei: circa il 16% delle italiane tra i 19 e i 49 anni ha sperimentato infertilità nel corso della propria vita e il 4,5% la vive attualmente, pari a circa 1,7 milioni di donne nel primo caso e a 460.000 nel secondo.
  • L’impatto emotivo è significativo: tra le donne che hanno sperimentato infertilità, il 69% assegna alle conseguenze negative sulla propria vita un punteggio pari o superiore a 7 su 10; tra quelle che hanno ricevuto un trattamento, il 53% dichiara che la clinica abbia offerto supporto psicologico.
  • Oltre il 77% ha consultato un medico e il 14% ha intrapreso un percorso di fecondazione in vitro; tra queste ultime, il 73% dichiara di aver avuto un bambino dopo uno o più trattamenti.
  • Il costo è la barriera all’accesso più citata (43%), seguito dallo stress emotivo (37%) e dall’incertezza sui risultati (31%); seguono le liste d’attesa (30%), la mancanza di copertura assicurativa (26%) e la difficoltà di trovare informazioni chiare (21%).

“Una cassaforte per gli ovociti, una fabbrica per gli spermatozoi: due immagini per capire perché il tempo incide diversamente sulla fertilità femminile e maschile”, spiega la prof.ssa Laura Rienzi, embriologa clinica, Professoressa Associata presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino e direttrice scientifica di IVI Institute in Italia. “Le ovaie custodiscono una dote di ovociti presente dalla nascita: questa riserva non si rinnova e, con l’età, diminuiscono sia il numero sia la competenza degli ovociti. I testicoli, invece, dalla pubertà producono continuamente nuovi spermatozoi, mantenendo la capacità riproduttiva dell’uomo praticamente per tutta la vita”.

Anche questa “fabbrica” risente dell’invecchiamento, che può compromettere la qualità delle cellule prodotte. Secondo i dati ISS, nel 2023 le donne sottoposte a cicli a fresco di PMA con gameti della coppia avevano in media 36,7 anni. “La conoscenza scientifica è patrimonio dell’umanità. Renderla accessibile alle nuove generazioni è una nostra responsabilità: la fiducia nella medicina e la libertà di scegliere cominciano da informazioni affidabili”, conclude la professoressa Rienzi.

Il piano di IVI Institute in Italia

Tre nuove grandi cliniche e sei centri satelliti nei prossimi anni: è il piano di espansione di IVI Institute in Italia. Negli ultimi due anni il Gruppo ha già investito in tre nuove cliniche, a Roma, Napoli e Cagliari, e nell’attivazione di quattro centri satelliti. Alla crescita della rete si affiancano nuove iniziative di welfare e collaborazioni con le imprese.

“Attraverso il welfare aziendale vogliamo ampliare l’accesso ai percorsi di genitorialità”, dichiara Blasco de Felice, Amministratore Delegato di IVI Institute in Italia. “Abbiamo esteso il welfare dei nostri dipendenti ai trattamenti di PMA e lavoriamo a nuove convenzioni con le imprese e all’inclusione della fecondazione assistita nelle coperture assicurative”.

La presentazione del Barometro accompagna il passaggio da IVI RMA Global a IVI Institute, una nuova identità che riunisce competenze cliniche, ricerca e innovazione. Con oltre 200 sedi in 15 Paesi e più di 30 anni di esperienza, il Gruppo mette in rete medici, embriologi, ricercatori e laboratori per trasferire i progressi della medicina della riproduzione nella cura dei pazienti. In Italia, IVI assume il nome IVI Fertility, mentre Genera mantiene la propria identità.

Notiziario

Archivio Notizie