“Quando si parla di scuola, spesso si pensa alle lezioni, ai compiti, ai voti. Ma chi vive davvero la scuola – insegnanti, famiglie, studenti, amministratori locali – sa che è molto di più. La scuola è un luogo che tiene insieme le persone, che dà forma alla vita quotidiana di un territorio. È un presidio di comunità, nel senso più concreto e umano del termine. In molti paesi e quartieri, poi, la scuola è l’unico spazio dove ogni giorno si incontrano generazioni diverse. I bambini arrivano presto, i genitori si salutano di fretta, i docenti aprono le porte delle classi, i collaboratori sistemano i corridoi. È un rituale che si ripete, che dà ritmo alla comunità. Quando tutto intorno cambia, la scuola spesso resta. Resiste. Tiene il territorio agganciato a una routine condivisa. E, ancora, nei borghi italiani, la scuola è spesso l’ultimo presidio rimasto. Quando una scuola chiude, dunque, non si perde solo un servizio: si perde un pezzo di futuro. Le famiglie giovani se ne vanno, le attività economiche si indeboliscono, la comunità si assottiglia. Al contrario, quando una scuola resta aperta – magari con pochi alunni, ma con progetti vivi – il borgo respira. Si sente ancora un luogo dove vale la pena crescere dei figli. Perché la scuola continui a essere presidio di comunità, servono in primis tre cose: Alleanze educative: Comuni, associazioni, famiglie, terzo settore, nessuno può farcela da solo. Spazi aperti e vivi: Palestre, biblioteche, cortili che diventano luoghi di incontro anche fuori dall’orario scolastico. Docenti formati e sostenuti perché chi lavora in prima linea ha bisogno di strumenti, non solo di buona volontà. Nella consapevolezza maturata che quando una comunità ha una scuola che funziona, che dialoga, che si apre, tutto il territorio diventa più forte”.
Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca.