giovedì, 8 Ottobre 2026

“La salute non ha confini”: a Roma il forum sul diritto alle cure e sulle disuguaglianze globali nei 25 anni di World Friends

Roma, 8 ottobre 2026 – Promossa da World Friends ETS e dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, la giornata ha unito testimonianze dal campo, analisi scientifiche, il collegamento in diretta dal Kenya, la prima del docu-film «To Be Human» e una mostra fotografica.

Si è svolto questa mattina, con un’ampia partecipazione di pubblico, il convegno e forum di dibattito intitolato «La salute non ha confini. La sfida delle disuguaglianze globali», presso l’Auditorium Cu.Bo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Co-organizzata da World Friends ETS e dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’iniziativa è stata promossa in occasione del venticinquesimo anniversario della fondazione di World Friends (2001–2026). Rifiutando ogni approccio puramente nostalgico o autoreferenziale, le due istituzioni hanno scelto di trasformare questo importante traguardo in una piattaforma di riflessione etica, scientifica e operativa sulle sfide aperte della salute globale, sulla povertà multidimensionale e sulle persistenti disparità nell’accesso ai servizi sanitari essenziali.

I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali affidati a Leandro Pecchia (Prorettore alla Ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma), Sandro de Luca (Presidente della Rete Link 2007) e Silvana Merico (Presidente di World Friends ETS). Gli interventi hanno ribadito l’importanza strategica della sinergia tra mondo accademico, agenzie di cooperazione statali e organizzazioni del Terzo Settore nel promuovere una cultura della solidarietà fondata su competenze rigorose e sulla tutela del diritto alla salute.

La prima sessione della mattinata, intitolata «25 anni di WF: una storia tutta da scrivere», ha visto protagonisti i medici e i responsabili di World Friends in un racconto corale che ha unito le radici storiche dell’associazione alle sue prospettive future. Il medico e socio fondatore Gianfranco Morino ha ripercorso la nascita dell’organizzazione, avvenuta nel 2001 direttamente in Kenya per rispondere ai bisogni reali espressi dalle comunità locali delle baraccopoli di Nairobi. Ha ribadito che la salute è un diritto condizionato dai determinanti sociali, invitando a parlare di «impoverimento» anziché di povertà, e denunciando come la guerra rappresenti il principale motore di malattia e sofferenza.

A seguire, il dottor Washington Njogu, Direttore Sanitario del Ruaraka Uhai Neema Hospital, ha illustrato l’evoluzione dell’ospedale, fondato nel 2008 alla periferia nord-est di Nairobi e oggi certificato Livello 5 SafeCare, il massimo standard di qualità delle cure. Ha ricordato come il Neema sia cresciuto su tre livelli: prevenzione nella comunità, cura in ospedale e formazione degli operatori sanitari. Tra i risultati raggiunti, oltre un milione e mezzo di pazienti assistiti, più di 25.000 nascite e 26.000 operatori sanitari formati.

Il chirurgo ortopedico Antonio Melotto ha presentato il Progetto Disabilità e il modello del Community Based Rehabilitation (CBR), evidenziando l’urgenza di abbattere lo stigma prima ancora delle barriere architettoniche. Lucia Pincerato, Vice-Coordinatrice Regionale di World Friends Kenya, ha portato l’attenzione sulla salute della donna, ricordando che nascere donna è ancora un fattore di svantaggio nell’accesso alle cure e illustrando l’impegno dell’organizzazione per la salute materna, dalle visite prenatali al parto assistito al Neema fino alle cliniche mobili nelle aree più remote del Kajiado e di Kilifi. Infine, il Vicepresidente Paolo Leoncini ha mostrato come il metodo nato nelle baraccopoli di Nairobi sia lo stesso che guida il lavoro di World Friends a Torino, tramite la costruzione di una rete territoriale che permette di lavorare tanto sulla prevenzione quanto sulla cura delle persone più vulnerabili.

Un momento chiave del panel è stato segnato dal collegamento in diretta streaming dal Neema Hospital di Nairobi, durante il quale gli operatori sanitari e lo staff locale dell’organizzazione hanno condiviso con la sala la realtà del loro lavoro quotidiano al servizio delle comunità marginalizzate.

A dare forza emotiva e sostanza visiva alla narrazione della giornata è stata la proiezione in anteprima del documentario «To Be Human», firmato dal regista Tommaso Pini. Realizzata in formato cinematografico Ultra-Wide e della durata di circa trenta minuti, l’opera si articola in sei storie di vita vissuta: quattro ambientate tra gli slum di Nairobi e le aree rurali del Kajiado e della zona costiera di Kilifi in Kenya, e due in Italia. Il documentario rinuncia a qualsiasi voce fuori campo didascalica per immergere lo spettatore nei suoni d’ambiente reali e nelle immagini autentiche della quotidianità degli operatori e dei pazienti.

Parallelamente ai lavori del convegno, gli spazi del foyer dell’Auditorium hanno ospitato la mostra fotografica firmata da Giacomo Gandossi. Composta da 13 scatti d’autore di grande formato, l’esposizione ha offerto ai partecipanti un percorso di immedesimazione visiva parallelo e complementare.

La seconda parte della mattinata si è aperta con i saluti istituzionali di Marco Riccardo Rusconi (Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – AICS) e l’intervento del professor Giovanni Mottini (Responsabile dell’Ufficio di supporto alla cooperazione universitaria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma), incentrato sul ruolo pedagogico ed etico dell’ateneo nella formazione dei giovani medici e nei programmi di scambio accademico con altri Paesi nel mondo.

Successivamente, la tavola rotonda scientifica intitolata «Destini incrociati: Africa, Occidente e le sfide della salute globale», moderata dal giornalista Enzo Romeo, ha allargato lo sguardo alle dinamiche geopolitiche ed epidemiologiche internazionali. Il padre missionario e giornalista Giulio Albanese ha analizzato le complesse relazioni storiche ed economiche tra Occidente e continente africano. Maria José Caldés (Direttrice del Centro di Salute Globale della Regione Toscana) ha trattato le strategie di salute globale e la cooperazione decentrata. Federico Gobbi (esperto di malattie tropicali) si è soffermato sulle patologie neglette e sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Infine, Marie Claire Gegera ha portato la sua esperienza sulla tutela della salute materno-infantile nei contesti di forte vulnerabilità.

A tutti i partecipanti è stato inoltre presentato e distribuito il libro celebrativo dei 25 anni di World Friends, un volume storico-fotografico che ripercorre un quarto di secolo di impegno, tappe e valori dell’associazione tra Kenya e Italia.

Silvana Merico, Presidente di World Friends ETS, ha detto: “World Friends è nata a Nairobi, nelle baraccopoli, prima ancora che in Italia, con una scelta che in venticinque anni non abbiamo mai tradito: essere realmente presenti lì dove si agisce. A guidarci è stata una visione che ha individuato nella salute e nella formazione i cardini di una cooperazione reale ed efficace, e che ha avuto il coraggio di sognare un ospedale, il Ruaraka Uhai Neema Hospital, quando sembrava al di sopra delle nostre possibilità. In un mondo in cui è sempre più difficile parlare di diritti, uguaglianza e solidarietà, non possiamo smettere di fare quello che facciamo: fa parte del nostro essere umani”.

Il professor Leandro Pecchia, Prorettore alla ricerca e ordinario di Ingegneria Biomedica all’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha dichiarato: “L’impegno dell’Università Campus Bio-Medico di Roma per ridurre le disuguaglianze globali, soprattutto sui temi della salute, è nel nostro Dna, un lavoro cresciuto esponenzialmente negli anni. La collaborazione con World Friends avviata ormai diversi anni fa ne è la testimonianza più autentica. Siamo un piccolo ateneo ma questo non ci ha mai limitato nell’impegnarci su scala globale”.

Marco Riccardo Rusconi, Direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, ha affermato: “Ridurre le disuguaglianze nella salute significa rafforzare i sistemi sanitari e le competenze locali, investire nella prevenzione e garantire che i servizi raggiungano davvero le persone più vulnerabili, a partire dalle donne. La collaborazione della Cooperazione Italiana con World Friends in Kenya mostra il valore di partenariati radicati nelle comunità, capaci di tradurre questi principi in risultati concreti e duraturi”.

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