giovedì, 8 Ottobre 2026

Dati AMSI-UXU: “Dal 2000 al 2015 75% dei medici voleva lavorare nel pubblico. Dal 2016 al 2026 il 55% dei medici preferisce il privato”

FOAD AODI, NADIR AODI, PIERO VALENTE E MIHAI BALEANU: «UN SEGNALE POSITIVO, MA SERVE RAFFORZARE LA SANITÀ PUBBLICA E INVESTIRE SUI PROFESSIONISTI ITALIANI E STRANIERI»

ROMA, 8 ottobre 2026 – La preintesa sul contratto collettivo nazionale dell’Area Sanità 2025-2027, che coinvolge circa 120mila medici del Servizio sanitario nazionale, rappresenta un segnale positivo per il riconoscimento del lavoro e delle responsabilità di chi ogni giorno garantisce le cure ai cittadini. L’accordo, sottoscritto da tutte le organizzazioni sindacali coinvolte, riporta al centro del dibattito la valorizzazione della professione medica, le condizioni di lavoro e la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico.

Il tema riguarda più ampiamente tutti i professionisti della sanità, dagli infermieri alle altre figure impegnate nell’assistenza, nella prevenzione, nella riabilitazione e nei servizi territoriali. Carenza di personale, carichi di lavoro crescenti, aggressioni agli operatori e fuga di competenze verso l’estero continuano a rappresentare criticità che richiedono investimenti e programmazione.

Su questi temi intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) e Manifesto Internazionale Interculturale Unione per l’Italia (UN.IT).

A nome della rete associativa e dei movimenti esprimono le loro riflessioni il Prof. Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata, membro del Consiglio Direttivo UAP e fondatore della rete associativa e del movimento politico interculturale internazionale Unione per l’Italia; il dottor Nadir Aodi, podologo, vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi di Uniti per Unire; il professor Ettore Piero Valente, membro del Direttivo e coordinatore del Comitato scientifico AMSI e Uniti per Unire, e il dottor Petre Mihai Baleanu, portavoce AMSI e componente del Direttivo Uniti per Unire.

Riconoscere il lavoro dei medici e di tutti i professionisti sanitari

«Accogliamo positivamente ogni passo che riconosce il valore del lavoro dei medici, le loro competenze e le responsabilità che affrontano quotidianamente. Non entriamo nel merito delle disposizioni contrattuali, ma riteniamo indispensabile accompagnare questo segnale con un progetto concreto di rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. Servono più risorse, organici adeguati, condizioni di lavoro sostenibili e maggiore sicurezza per chi garantisce le cure», dichiarano congiuntamente Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Petre Mihai Baleanu.

«La valorizzazione deve riguardare anche gli infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici senza affrontare le criticità organizzative degli ospedali e dei servizi territoriali. Riconoscere l’impegno dei professionisti significa migliorare la qualità dell’assistenza e tutelare il diritto alla salute dei cittadini».

Dati AMSI-UXU, cambiano le scelte dei medici: nel 2000-2015 il 75% voleva il pubblico, nel 2016-2026 il 55% preferisce il privato

Le rilevazioni dello sportello AMSI-UXU, attivo dal 2000, evidenziano un cambiamento significativo nelle preferenze professionali dei medici che vi si rivolgono. Nel periodo 2000-2015 il 75% dei medici manifestava l’intenzione di lavorare nel Servizio sanitario nazionale pubblico. Nel periodo 2016-2026, invece, il 55% dei medici esprime la preferenza per il settore privato, mentre il 43% manifesta la volontà di lavorare all’estero.

«Questi dati raccontano un cambiamento profondo. Nei primi anni della nostra attività il lavoro nel pubblico rappresentava l’obiettivo principale, accompagnato dall’interesse per esperienze professionali all’estero. Progressivamente sono aumentate le richieste di accesso al privato, soprattutto nei poliambulatori e nelle strutture polispecialistiche, insieme alla volontà di lasciare il pubblico o cercare opportunità fuori dall’Italia», spiegano Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Petre Mihai Baleanu.

«Tra le ragioni di questo orientamento emergono l’aumento delle aggressioni, il peso della medicina difensiva, i turni gravosi e lo scarso coinvolgimento dei medici nelle decisioni organizzative. Molti professionisti cercano contesti lavorativi che consentano maggiore autonomia, sicurezza e un migliore equilibrio tra attività professionale e vita personale».

«A queste criticità si aggiunge il peso delle interferenze politiche e delle logiche partitiche nella gestione delle strutture pubbliche, che rischiano di penalizzare i professionisti non legati ad appartenenze politiche. Competenza, merito e autonomia professionale devono tornare al centro delle decisioni. Senza un cambiamento organizzativo concreto, il Servizio sanitario nazionale rischia di perdere ulteriori risorse umane indispensabili».

Competenze italiane e straniere, formazione e nuove generazioni

«Il rafforzamento della sanità pubblica deve coinvolgere i professionisti italiani e quelli di origine straniera. Questi ultimi rappresentano una risorsa importante, da valorizzare attraverso percorsi trasparenti di riconoscimento dei titoli, rispetto delle qualifiche e pari dignità professionale. Non chiediamo scorciatoie, ma regole certe e opportunità fondate sulle competenze. Allo stesso tempo dobbiamo contrastare la fuga dei professionisti italiani verso l’estero, rendendo il nostro sistema più attrattivo», sottolineano congiuntamente Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Petre Mihai Baleanu.

«I giovani medici e gli altri giovani professionisti sanitari chiedono formazione continua, sicurezza, possibilità di crescita e condizioni di lavoro dignitose. Dobbiamo valorizzare anche le professioni impegnate nella prevenzione, nella riabilitazione e nell’assistenza territoriale, favorendo la collaborazione tra figure diverse. I giovani professionisti italiani e stranieri devono essere parte dello stesso progetto di crescita del sistema sanitario, senza contrapposizioni e nel rispetto delle responsabilità di ciascuno».

Più investimenti per il futuro della sanità

La rete associativa e i movimenti sollecitano una strategia che metta al centro assunzioni, formazione, sicurezza degli operatori, valorizzazione delle competenze, maggiore partecipazione dei professionisti alle decisioni e potenziamento dell’assistenza territoriale, con particolare attenzione alle disuguaglianze nell’accesso alle cure.

«La sanità italiana ha bisogno di un impegno condiviso tra istituzioni, medici, altri professionisti sanitari e cittadini. Dobbiamo trattenere le competenze che formiamo, valorizzare quelle internazionali qualificate e restituire fiducia a chi lavora ogni giorno nel sistema pubblico. La ricostruzione del Servizio sanitario nazionale parte dalle persone, dalla loro professionalità e dalla dignità del loro lavoro».

«Investire sulle nuove generazioni significa garantire continuità e qualità all’assistenza. Formazione, esperienza, autonomia e collaborazione tra professionisti devono diventare le fondamenta della sanità di domani. Solo attraverso un impegno comune possiamo costruire un sistema sanitario più forte, capace di attrarre e trattenere i professionisti e di rispondere ai bisogni dei cittadini», concludono Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Petre Mihai Baleanu.

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