giovedì, 8 Ottobre 2026

Tanese (AGENAS): “Con FIMMG percorso comune per costruire il nuovo modello di medicina territoriale”

Dal Congresso nazionale FIMMG-Metis di Villasimius la proposta del Direttore Generale di AGENAS: «Il ruolo dei medici di famiglia nelle Case della Comunità non può essere misurato soltanto in ore di presenza. Servono nuovi modelli organizzativi costruiti insieme»

VILLASIMIUS, 8 ottobre 2026 – Avviare una collaborazione tra AGENAS e FIMMG per costruire insieme nuovi modelli organizzativi della medicina generale, valorizzando il ruolo dei medici di famiglia nelle Case della Comunità e superando una visione dell’assistenza territoriale basata esclusivamente sulle ore di presenza. È la proposta lanciata da Angelo Tanese, Direttore Generale di AGENAS, nel corso della tavola rotonda «Da MMG a MMD: il Medico di Medicina Digitale per una nuova relazione di cura», svoltasi nell’ambito dell’85° Congresso nazionale FIMMG-Metis, in corso a Villasimius.

Al centro del confronto, il ruolo della digitalizzazione nella trasformazione della medicina generale e la necessità di accompagnare l’innovazione tecnologica con un profondo cambiamento organizzativo e culturale. Una sfida che chiama direttamente in causa i medici di famiglia, ai quali spetta un ruolo centrale nella riorganizzazione della sanità territoriale, anche attraverso l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico, della telemedicina e delle applicazioni di intelligenza artificiale.

«Sono convinto che i medici di medicina generale possano e debbano avere un ruolo da protagonisti nella riorganizzazione della sanità territoriale. Ma non deve essere un’affermazione retorica: dobbiamo capire concretamente come realizzare questo protagonismo», ha sottolineato Tanese. Da qui la proposta di mettere insieme le competenze dell’Agenzia e l’esperienza professionale della FIMMG per lavorare alla definizione di modelli organizzativi condivisi, partendo dalle realtà territoriali e dalle esperienze che hanno già dimostrato di funzionare.

Una sfida per il prossimo futuro che FIMMG è pronta a raccogliere, soprattutto se si tratta di raggiungere obiettivi condivisi, come ha detto Nicola Calabrese, che ha chiarito: «È indubbio che ci sia un modello di sanità da costruire, nel quale la medicina generale dovrà trovare una propria collocazione rispetto alle Case della Comunità. Ma c’è anche un modello più ampio da sviluppare, che riguarda la partecipazione della medicina generale all’assistenza territoriale, perché le Case della Comunità non sono e non potranno essere l’unica risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Il percorso di qualificazione della medicinq generale che pone al centro il dato, un processo ancora dibattuto anche all’interno della FIMMG. Un percorso che va integrato, sviluppato e costruito valorizzando tutto ciò che esiste intorno alle Case della Comunità e che rappresenta comunque un patrimonio della medicina generale».

La tavola rotonda, moderata da Nicola Calabrese (vicesegretario nazionale FIMMG) e Paolo Misericordia (responsabile del Centro Studi FIMMG), ha visto gli interventi di Maria Immacolata Cammarota, Emanuele Frontoni, Gino Gerosa, Achille Iachino, Mauro Moruzzi, Enrico Peterle e Angelo Tanese, offrendo un confronto sulle prospettive della medicina digitale e sulle trasformazioni necessarie per costruire una nuova relazione di cura tra medico e paziente.

«La pagina delle Case della Comunità è ancora tutta da scrivere. Anziché aspettare, dobbiamo agire, fare insieme e fare bene», ha concluso Tanese, proponendo di ritrovarsi tra un anno per verificare i risultati concreti del lavoro comune.

La tavola rotonda è stata preceduta da un intervento del senatore Franco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato. Proprio lui ha sottolineato come il medico di famiglia «è l’unica porta di accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale che è sempre aperta, non passa Cup senza liste di attesa, e che il cittadino sceglie liberamente». Evidenziando poi che esiste un paradosso: «La medicina generale ha ricevuto sempre meno attenzioni negli ultimi anni, o forse ha ricevuto le attenzioni sbagliate. Nel 2014 la medicina generale aveva il 6,1% della spesa sanitaria pubblica. Quest’anno, nelle previsioni del Dfp, pesa il 5,2%. In 12 anni – ha detto – la spesa sanitaria è cresciuta del 35%, quella indirizzata alla medicina generale del 16%, meno della metà. La medicina generale costa a ciascun italiano 131 euro l’anno: appena 11 euro al mese».

La conseguenza è che in dieci anni ha perso più di 5 mila medici e ha assorbito il carico, aumentando di pari passo il numero di assistiti per medico e l’età della pensione: «Questo è il meccanismo che ha tenuto in piedi il sistema e anche la ragione per cui non può continuare così», rileva Zaffini. L’impegno quindi «è riportare la medicina generale almeno alla quota di spesa che aveva nel 2014, con un fondo vincolato all’innovazione, ai progetti assistenziali e non distribuito a pioggia. Ai valori del 2026 significa circa 1,3 miliardi di euro l’anno».

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