ROMA, 2 OTTOBRE 2026 – “La sanità che vogliamo”, parte la nuova iniziativa di Unione per l’Italia (UN.IT). Aodi: «A chi cura diciamo: non siete soli. Restituiamo dignità, sicurezza e futuro ai professionisti».
«Aggressioni, dimissioni e fuga all’estero non possono diventare la normalità. Costruiamo dal basso un manifesto per una sanità pubblica, privata e convenzionata senza contrapposizioni, che valorizzi competenze e merito e rimetta al centro il paziente».
Care colleghe, cari colleghi, cari professionisti della sanità, vi scrivo prima di tutto da medico, da professionista che dal 1995 vive dall’interno la sanità italiana e internazionale, e da Presidente fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT).
Il nostro Movimento porta avanti un progetto più ampio per il Paese fondato su democrazia e legalità, trasparenza, dignità della persona, meritocrazia, diritti umani, dialogo interculturale e lotta alle discriminazioni, con quattro parole chiave che accompagnano il nostro percorso: innovazione, giovani, integrazione e cooperazione internazionale.
Oggi vogliamo aprire un nuovo percorso dedicato a uno dei pilastri fondamentali dell’Italia. Nasce “LA SANITÀ CHE VOGLIAMO”, la nuova iniziativa di UNIONE PER L’ITALIA per ascoltare professionisti e cittadini e costruire dal basso un manifesto di proposte concrete.
Questa lettera nasce da ciò che ascolto ogni giorno. Troppi professionisti si sentono sotto pressione, stressati, non protetti e non ascoltati.
Non possiamo considerare normale entrare in un ospedale, in un pronto soccorso o in un ambulatorio con la paura di essere insultati o aggrediti. Non possiamo accettare turni massacranti, carenze di organico e condizioni di lavoro che consumano chi cura. E non possiamo formare professionisti qualificati per poi vederli lasciare il Servizio sanitario o partire per l’estero.
Le nostre rilevazioni registrano oltre 26 mila episodi di aggressione verbale e fisica nel 2025, con un fenomeno particolarmente preoccupante nei pronto soccorso e un sommerso ancora molto ampio.
Contemporaneamente aumentano gli abbandoni. Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono cresciute del 150% rispetto all’anno precedente, passando da 1.503 a 3.767 e superando persino i 2.876 pensionamenti. Un segnale che si aggiunge alle nostre rilevazioni sulle oltre 11.300 dimissioni volontarie registrate complessivamente nel 2025. Burnout, turni pesanti, stress organizzativo, divari retributivi, burocrazia e medicina difensiva stanno impoverendo il nostro sistema.
Dietro questi numeri ci sono persone, competenze ed esperienze che l’Italia non può permettersi di perdere.
Proteggere chi cura, garantire il diritto a essere curati
Aggressioni, dimissioni, carenza di personale, precarietà, burocrazia, medicina difensiva, liste d’attesa e fuga all’estero sono facce della stessa crisi.
UNIONE PER L’ITALIA vuole rappresentare queste criticità senza guerre tra professioni e senza contrapporre sanità pubblica, privata e convenzionata.
Vogliamo costruire ponti anche nella sanità: tra professioni, generazioni e competenze; tra ospedale e territorio; tra università, ricerca e mondo del lavoro; tra professionisti italiani e di origine straniera; tra esperienza nazionale e cooperazione sanitaria internazionale.
Servono sicurezza e prevenzione contro le aggressioni, organici adeguati, retribuzioni dignitose, carriere meritocratiche, riconoscimento delle competenze, formazione continua, lotta al precariato e alla medicina difensiva e reali prospettive per i giovani professionisti.
Non possiamo investire nella formazione dei nostri giovani per poi regalare ad altri Paesi competenze costruite in Italia. Chi sceglie un’esperienza professionale internazionale deve poter tornare e trovare un sistema capace di valorizzare ciò che ha imparato.
Dobbiamo rafforzare la rete tra territorio, medicina di famiglia, ospedali e università, investire nella prevenzione e nell’assistenza domiciliare, affrontare cronicità e invecchiamento della popolazione e garantire risposte adeguate anche nelle aree interne.
Innovazione, telemedicina e intelligenza artificiale devono diventare strumenti al servizio dei professionisti e dei pazienti, accompagnati da formazione, responsabilità ed etica.
E occorre affrontare seriamente le liste d’attesa e le disuguaglianze territoriali, perché il diritto alla salute non può dipendere dal reddito, dalla Regione in cui si vive o dalla possibilità di rivolgersi privatamente a una struttura.
Parte il manifesto “La Sanità che Vogliamo”
Da oggi apriamo quindi una nuova fase. “LA SANITÀ CHE VOGLIAMO” sarà un percorso nazionale di ascolto, confronto e partecipazione, aperto a medici, infermieri e a tutti i professionisti della sanità, ma anche a pazienti, famiglie, giovani, università, ricerca e cittadini.
Raccoglieremo esperienze, criticità e proposte attraverso il confronto con professionisti ed esperti, per trasformarle in obiettivi concreti e costruire il Manifesto “La Sanità che Vogliamo” di UNIONE PER L’ITALIA.
Vogliamo una sanità che protegga chi cura e chi viene curato; valorizzi merito e competenze; combatta violenza, precarietà e fuga dei professionisti; sostenga i giovani; riduca burocrazia e liste d’attesa; rafforzi territorio, prevenzione e assistenza; utilizzi responsabilmente innovazione e nuove tecnologie; valorizzi le competenze italiane e internazionali e garantisca cure accessibili, tempestive e di qualità.
Una sanità senza discriminazioni e senza muri tra professioni, origini e culture. Una sanità capace di dialogare con il mondo e di attrarre, trattenere e far tornare competenze. Ma soprattutto una sanità che non perda mai di vista la propria ragione di esistere: il paziente.
UNIONE PER L’ITALIA nasce proprio con questo metodo: non imporre soluzioni dall’alto, ma ascoltare, coinvolgere competenze e costruire proposte dal basso.
I soci fondatori del Movimento, vorrei ricordarlo, oltre a me, sono Belaitouche Kamel Eddine, Nadir Aodi, Paolo De Curtis, Daoudi Tilouani, Aurelio Coppeto, Patrizia Sardara, Donatella Arezzini, Claudio Rossi, Gianni Lattanzio e Daniela Alina Seres.
Oggi vogliamo che questo percorso continui ad allargarsi, coinvolgendo chi ha esperienze e idee da mettere al servizio del Paese.
UNIONE PER L’ITALIA conta oggi sulla presenza e sul contributo di oltre 1.500 personalità ed esperti impegnati nei diversi campi di competenza del Movimento. Il nostro programma si sviluppa attraverso nove grandi aree: Stato, Giustizia e Burocrazia Zero; Lavoro, Imprese, Professioni e Investimenti; Gioventù, Nuove Generazioni, Famiglia e Pari Opportunità; Sanità, Welfare e Terza Età; Istruzione, Università e Innovazione; Politica Estera, Cooperazione Internazionale e tra i Popoli; Integrazione e Dialogo Interculturale e Interreligioso; Ambiente e Sviluppo Sostenibile; Cultura, Turismo e Comunicazione.
Oggi concentriamo la nostra attenzione sulla sanità, avviando “La Sanità che Vogliamo”, ma dentro una visione complessiva che riguarda il futuro del Paese e mette al centro competenze, partecipazione, merito e responsabilità.
Sul sito ufficiale di UNIONE PER L’ITALIA tutti possono conoscere missione, finalità, programma e organigramma e seguire la fase costituente, aperta fino al 30 novembre 2026. Chi aderisce al Movimento durante questa fase può diventare socio costituente, partecipando direttamente alla costruzione delle proposte e del futuro percorso di UNIONE PER L’ITALIA.
Il percorso del Movimento Politico Interculturale Internazionale UNIONE PER L’ITALIA è iniziato nel gennaio 2026 con una consultazione che ha coinvolto come detto oltre 1.500 esponenti, italiani e di origine straniera, in tutte le Regioni. Dopo la registrazione e l’annuncio ufficiale dell’11 settembre 2026, prosegue la fase costituente del Movimento.
Dopo oltre trent’anni di esperienza nella sanità italiana e internazionale, ne sono convinto: non esiste buona sanità senza professionisti rispettati, protetti e valorizzati, così come non esiste tutela dei professionisti separata dal diritto dei cittadini a essere curati bene e in tempo.
Per questo rivolgo il mio appello al mondo della sanità e ai cittadini: partecipate, fate sentire la vostra voce, portate esperienze e proposte. Costruiamo ponti, non muri.
Ascoltare, confrontarci, proporre e costruire insieme: da qui parte “La Sanità che Vogliamo”.
Prof. Foad Aodi, Presidente fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT). Medico-Ortopedico-Fisiatra, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata.