AODI: «PREVENZIONE, ALIMENTAZIONE E SPORT SONO PRIMA DIFESA DEL CUORE. LA NOSTRA INDAGINE CONFERMA IL PESO ENORME DELLE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI. NON POSSIAMO ASPETTARE LA MALATTIA: DIETA SANA, ATTIVITÀ FISICA, CONTROLLO DEL PESO, STOP AL FUMO E MONITORAGGIO DI PRESSIONE, GLICEMIA E COLESTEROLO DEVONO DIVENTARE ABITUDINI QUOTIDIANE»
Roma, 28 settembre 2026 – Rafforzare gli screening cardiovascolari, intercettare precocemente i principali fattori di rischio e rendere i controlli accessibili anche alle fasce più vulnerabili della popolazione. Alla vigilia della Giornata mondiale del cuore del 29 settembre, torna in primo piano una delle maggiori sfide per la salute pubblica: prevenire le patologie cardiovascolari prima che si manifestino attraverso infarto, ictus e altre conseguenze gravi.
La nuova attenzione europea alla prevenzione e ai controlli cardiovascolari riporta al centro pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, sovrappeso e obesità, insieme alla necessità di rafforzare diagnosi precoce, informazione sanitaria e accessibilità degli screening.
Su questo scenario intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) e il Manifesto Internazionale Interculturale Unione per l’Italia, che presentano i risultati della propria indagine e ricognizione internazionale su patologie cardiovascolari, prevenzione, alimentazione, attività fisica e stili di vita, con un focus specifico sulle comunità di origine straniera.
A intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico ortopedico e fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata.
Il peso delle malattie cardiovascolari: quasi 20 milioni di vittime nel mondo
La ricognizione della rete associativa e dei movimenti restituisce un quadro di forte impatto: circa 1,7 milioni di decessi cardiovascolari ogni anno in Europa, oltre 222mila in Italia e quasi 20 milioni nel mondo. Nel nostro Paese le patologie cardiovascolari incidono per circa il 31% sulla mortalità complessiva, mentre a livello globale rappresentano circa un terzo dei decessi.
«Dietro questi numeri ci sono milioni di persone, famiglie e sistemi sanitari chiamati a sostenere il peso delle conseguenze acute e croniche delle malattie cardiovascolari – afferma Aodi –. Non possiamo occuparci del cuore soltanto quando arriva un infarto o un ictus. La vera sfida è intervenire prima, sui fattori di rischio e sugli stili di vita, accompagnando la persona dall’infanzia alla terza età».
Ipertensione, alterazioni del colesterolo e della glicemia, diabete, sovrappeso e obesità, fumo, sedentarietà e alimentazione non equilibrata costituiscono per la rete associativa e i movimenti il terreno sul quale rafforzare la prevenzione primaria, senza separarla dalla diagnosi precoce e dai controlli periodici.
Il cuore si protegge ogni giorno: alimentazione, movimento e controllo dei fattori di rischio
«La prevenzione cardiovascolare non è una prescrizione da seguire per qualche settimana – prosegue Aodi –. È un modello di vita. La salute del cuore si costruisce a tavola, nel movimento quotidiano, nel controllo del peso, evitando il fumo e conoscendo i propri valori di pressione, glicemia e colesterolo».
Sul fronte alimentare, Aodi richiama il valore di un regime equilibrato, con frutta, verdura, legumi, cereali e alimenti freschi, limitando gli eccessi di sale, zuccheri e grassi. «Dobbiamo valorizzare la dieta mediterranea e le tradizioni alimentari sane delle differenti culture. Mangiare bene non significa seguire una dieta punitiva: significa costruire un equilibrio che possa durare nel tempo».
Centrale anche il contrasto alla sedentarietà. «Non serve diventare atleti per proteggere il cuore. Camminare, muoversi quotidianamente e praticare con regolarità un’attività fisica adeguata all’età e alle proprie condizioni significa già fare prevenzione. Dobbiamo riportare il movimento nella vita quotidiana e considerare lo sport non soltanto competizione, ma uno strumento di salute pubblica».
Prevenzione fin dall’infanzia: le abitudini di oggi pesano sulla salute di domani
La rete associativa e i movimenti richiamano l’attenzione anche sulla necessità di anticipare la prevenzione alle prime fasi della vita, evitando che comportamenti scorretti si consolidino negli anni.
«Sovrappeso, obesità, sedentarietà e cattive abitudini alimentari durante l’infanzia e l’adolescenza possono aumentare il rischio cardiovascolare nell’età adulta – sottolinea Aodi –. Non possiamo pensare alla prevenzione soltanto dopo i 50 o 60 anni. Famiglia, scuola, sanità e mondo dello sport devono costruire insieme una cultura della vita sana fin dai primi anni».
Educazione alimentare e attività fisica diventano così parte di una strategia che non riguarda soltanto la prevenzione delle singole patologie, ma la costruzione di comportamenti destinati ad accompagnare la persona per tutta la vita.
Comunità di origine straniera: con gli anni cambiano età, abitudini e profilo di rischio
Un capitolo specifico della ricognizione riguarda i cittadini di origine straniera stabilmente residenti in Italia e l’evoluzione del loro profilo di salute con l’avanzare dell’età e degli anni trascorsi nel Paese.
«Molti cittadini di origine straniera vivono in Italia ormai da decenni e in alcune comunità osserviamo una progressiva trasformazione degli stili di vita, legata anche all’avanzare dell’età, e delle abitudini alimentari – spiega Aodi –. Diminuisce il movimento, aumenta la sedentarietà, cambia il modo di mangiare e possono crescere sovrappeso, ipertensione, diabete e altri fattori di rischio cardiovascolare».
Per Aodi è però essenziale evitare generalizzazioni: «Non è l’origine geografica a determinare la malattia. Incidono età, alimentazione, attività fisica, condizioni sociali e lavorative, stress, fumo e possibilità di accedere tempestivamente alla prevenzione. È proprio qui che dobbiamo intervenire, costruendo una prevenzione realmente interculturale».
Da qui la necessità di campagne capaci di raggiungere le diverse comunità, attraverso informazione multilingue, professionisti sanitari di origine straniera e mediatori interculturali, riducendo le barriere che possono allontanare una parte della popolazione dai controlli.
Alimentazione, diagnosi precoce e soccorso tempestivo: dalla prevenzione all’emergenza
Sul ruolo dell’alimentazione interviene anche Letizia Aodi, dietista laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Gemelli di Roma, che richiama l’importanza di trasformare la dieta in uno strumento quotidiano di prevenzione e non in una risposta occasionale all’aumento di peso o alla comparsa di alterazioni metaboliche.
«La prevenzione cardiovascolare passa inevitabilmente anche dall’alimentazione – sottolinea Letizia Aodi –. Non dobbiamo pensare alla dieta come a un periodo di restrizioni, ma come a un equilibrio costruito nel tempo. Varietà degli alimenti, corretta distribuzione dei pasti, maggiore presenza di frutta, verdura, legumi e cereali, attenzione alle quantità e riduzione degli eccessi di sale, zuccheri e grassi devono inserirsi in uno stile di vita complessivamente sano. Alimentazione e attività fisica devono procedere insieme: educare a mangiare bene fin dall’infanzia significa contribuire alla prevenzione dei fattori di rischio che possono accompagnare la persona nell’età adulta».
Alla prevenzione primaria si affiancano diagnosi precoce e capacità di intervenire rapidamente nelle emergenze. Lo sottolinea Kamran Paknegad, noto cardiologo iraniano, Segretario Generale AMSI, indicando tre fronti sui quali rafforzare l’impegno.
«Prevenzione, diagnosi precoce e tempestività del soccorso sono tre sfide fondamentali che noi cardiologi dobbiamo continuare a promuovere – afferma Kamran –. Dobbiamo combattere i fattori di rischio prima che producano conseguenze, aumentare la cultura della prevenzione e, nello stesso tempo, perfezionare la capacità di risposta quando si verifica un’emergenza cardiologica. In questi casi il tempo può diventare determinante».
«Per questo – prosegue Kamran Paknegad – è importante diffondere maggiormente nella popolazione la conoscenza delle manovre e dei comportamenti da adottare nelle emergenze, promuovere corsi dedicati e aumentare la presenza e la conoscenza dell’utilizzo dei defibrillatori. Accanto a tutto questo dobbiamo mantenere alta l’attenzione sulla qualità della visita medico-sportiva, sia per l’attività agonistica sia per quella non agonistica: fare sport è fondamentale per la prevenzione, ma deve essere praticato con consapevolezza e con un’adeguata valutazione delle condizioni della persona».
Dagli screening alla scuola: la prevenzione deve uscire dagli ambulatori
Per la rete associativa e i movimenti la risposta deve quindi muoversi su più livelli: screening cardiovascolari periodici e accessibili, educazione alimentare fin dalla scuola, promozione dell’attività fisica e dello sport, contrasto al fumo e alla sedentarietà, campagne interculturali e multilingue e maggiore attenzione alle fasce che accedono meno alla prevenzione.
«Dobbiamo portare la cultura della prevenzione nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei centri sportivi e nei territori, senza aspettare che il cittadino diventi paziente – evidenzia Aodi –. Conoscere pressione, glicemia, colesterolo e peso è fondamentale, ma il vero obiettivo è intervenire quando siamo ancora nelle condizioni di modificare il rischio».
«La Giornata mondiale del cuore deve essere un punto di partenza, non una celebrazione di ventiquattro ore – conclude Aodi –. Mangiare meglio, muoversi di più, mantenere il peso sotto controllo, non fumare e sottoporsi ai controlli significa investire sulla propria salute. La prevenzione cardiovascolare si costruisce 365 giorni l’anno, dall’infanzia alla terza età, e deve raggiungere tutti, senza differenze di origine, lingua o condizione sociale».