martedì, 29 Settembre 2026

I nonni? Non sono il nostro welfare, ma il nostro villaggio. La riflessione di Chiara Baiguini in occasione della Festa dei Nonni

Milano, 29 settembre 2026 – In occasione della festa dei nonni del 2 ottobre, Chiara Baiguini – Life&Family Coach, educatrice del sonno gentile, ideatrice dell’approccio C.A.R.E.® – propone una riflessione su come è cambiato il ruolo dei nonni, perché il sistema continua a contare su di loro, e perché la relazione con i nipoti vale molto più di un aiuto pratico.

C’era un tempo in cui i bambini non venivano cresciuti solo dai genitori, ma dal villaggio. I nonni, gli zii, i vicini di casa, i fratelli più grandi. Oggi quel villaggio è quasi scomparso, soprattutto in città, dietro le porte chiuse degli appartamenti. E di quel villaggio, molto spesso, sono rimasti solo loro: i nonni. I numeri lo raccontano con chiarezza: secondo l’Istat, circa una famiglia su tre con figli sotto i 15 anni può contare sull’aiuto di parenti per la cura dei bambini, e in nove casi su dieci quell’aiuto arriva dai nonni. Accompagnano all’asilo, preparano il pranzo, restano a casa quando il nipote ha la febbre, coprono le chiusure estive. Sono una delle colonne portanti della cura dei bambini in Italia. Solo che nessuno lo riconosce.

Condizione che Chiara Baiguini – Life & Family Coach, educatrice del sonno gentile, autrice e la prima in Italia ad aver applicato il principio dei profili sensoriali al sonno dei bambini ideando l’approccio C.A.R.E.® – osserva ogni giorno nel suo lavoro accanto a migliaia di famiglie alle prese con i problemi legati al sonno che poi inevitabilmente ricadono sulla routine famigliare, nonni compresi.

«Il nostro sistema continua a funzionare come se i nonni fossero una risorsa infinita, sempre disponibile e gratuita. Non lo sono più, e le ragioni sono concrete. Oggi in Italia si diventa madri per la prima volta in media a quasi 32 anni, l’età più alta d’Europa. Si diventa genitori più tardi, e quindi si diventa nonni più tardi. Nel frattempo si va in pensione più tardi: a 67 anni, e dal 2027 servirà un mese in più. Il risultato è che molti nonni, quando nasce un nipote, stanno ancora lavorando. Altri vivono lontano, perché i figli si sono trasferiti per lavoro. Altri ancora hanno scelto, legittimamente, di vivere anche per sé: viaggiare, coltivare passioni, avere finalmente del tempo. Non è egoismo, ma un cambiamento culturale che merita rispetto. Eppure la conciliazione tra lavoro e famiglia, in Italia, continua a reggersi in gran parte sulla loro disponibilità. Altrove qualcuno ha iniziato a riconoscerlo: in Svezia, dal luglio 2024, i genitori possono cedere parte del proprio congedo parentale retribuito ai nonni o a un’altra persona di fiducia: fino a 45 giorni ciascuno, e fino a 90 per chi cresce un figlio da solo. È un modo per dire che il lavoro di cura dei nonni esiste, ha un valore e merita tutela. In Italia quel riconoscimento non c’è ancora», spiega Chiara Baiguini.

Nonni che si rimettono in gioco: non solo aiuto ma una relazione che fa crescere

C’è poi un cambiamento che Chiara Baiguini osserva ogni giorno: sempre più nonni si informano, fanno domande, vogliono capire. Non per imporre il classico “ai miei tempi si faceva così”, ma per stare al passo con quello che oggi sappiamo sul sonno e sullo sviluppo dei bambini. Sono nonni che hanno cresciuto i propri figli con i consigli della loro epoca, lascialo piangere, non tenerlo troppo in braccio che si vizia, e che oggi scelgono di mettersi in discussione. È una forma di amore enorme, e raramente viene raccontata.

Ridurre i nonni a un supporto logistico significa perdere di vista la cosa più preziosa che portano: la relazione. Uno studio dell’Università di Oxford, condotto dal gruppo di Ann Buchanan su oltre 1.500 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni in Inghilterra e Galles, ha rilevato che un maggiore coinvolgimento dei nonni è associato a meno problemi emotivi e a più comportamenti prosociali, in modo particolare nelle famiglie separate.

Secondo l’approccio C.A.R.E.®, questo ha una spiegazione precisa. I bambini regolano il proprio sistema nervoso attraverso quello degli adulti di cui si fidano, in un processo che si chiama co-regolazione. Ogni adulto di riferimento in più è una fonte di sicurezza in più, e un bambino che impara che ogni persona che lo ama ha il suo modo speciale di stargli vicino impara anche qualcosa di fondamentale: che la sicurezza non nasce dal controllo di ogni dettaglio, ma dalla qualità della relazione. I nonni, con i loro ritmi più lenti, le loro storie, la memoria della famiglia, offrono proprio questo: tempo, radici, un altro modo di essere amati.

“Con la nonna crolla subito”: il mistero della nanna

È una delle frasi che Chiara Baiguini sente più spesso dai genitori, a volte con curiosità, a volte come un’accusa verso sé stessi: “Con la nonna si addormenta in cinque minuti, con me è una battaglia di un’ora. Sono io che sbaglio?”.

«No – spiega Chiara Baiguini – chi offre un supporto temporaneo ha spesso risorse di pazienza più fresche rispetto a un genitore che è in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, e in un corpo calmo il bambino legge sicurezza e si lascia andare più facilmente. C’è poi un secondo motivo, forse il più sorprendente: spesso il bambino è più difficile con mamma e papà proprio perché si fida di loro. Con i nonni si adatta, con i genitori può permettersi di consegnare tutta la stanchezza della giornata. Non è un fallimento dei genitori, è il segno di un legame solido».

5 consigli per i nonni che mettono a letto i nipoti

  • Non dovete copiare la routine dei genitori. Non serve seguire un protocollo né replicare esattamente ogni gesto. Serve essere presenti, calmi, autentici nel vostro modo di stargli vicino. Molti bambini, se si sentono al sicuro, si adattano a rituali diversi con persone diverse.
  • Portate con voi i suoi punti di riferimento. Il pupazzo, il sacco nanna, la canzone che conosce. Bastano due o tre elementi familiari per dire al suo corpo che anche lì, con voi, è sicuro lasciarsi andare.
  • Chiedete ai genitori qual è il suo profilo C.A.R.E.®. Il Ricercatore ha bisogno di muoversi prima di calmarsi. Il Percettivo ha bisogno di poche luci e pochi rumori. Il Distratto non mostra i segnali di stanchezza, quindi va anticipato. L’Evitante ha bisogno di sapere cosa succederà. Conoscere il profilo evita tante serate di tentativi.
  • Guardate il bambino, non l’orologio. Occhi che si strofinano, sguardo che si perde, movimenti che rallentano: sono i segnali che è pronto. E non saltate il pisolino sperando che la sera crolli prima: succede il contrario, perché sonno chiama sonno.
  • Fate squadra con i genitori, anche quando la pensate diversamente. Se c’è un disaccordo, parlatene di giorno, e mai davanti al bambino. Il bambino dorme meglio quando sente intorno a sé adulti alleati.

Festeggiarli il 2 ottobre è bello, ma riconoscerli tutto l’anno, anche nelle politiche per la famiglia, e smettere di dare per scontata la loro disponibilità, sarebbe ancora meglio. Perché un villaggio non si improvvisa: si costruisce, si sostiene e si ringrazia.

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