martedì, 29 Settembre 2026

RU486, Comitato Pro-life insieme: “Sia data informazione completa sulle complicanze dell’aborto chimico”

Roma, 27 settembre 2026 – In merito alla assunzione a domicilio della pillola abortiva RU486 in Toscana, il Comitato Pro-life insieme chiede che sia data informazione completa delle complicanze dell’aborto chimico. Di seguito la scheda predisposta dal dott. Alberto Virgolino, ginecologo, presidente di AIGOC, diffusa dal Comitato.

La complicanza dell’aborto chimico (RU486) più frequente è l’aborto incompleto e il mancato aborto. Nella letteratura internazionale viene riportata una frequenza di 1-2/100 IVG farmacologiche rispetto a 1/1000 aborti chirurgici. Nelle epoche di gravidanza inferiori alle 14 settimane si verifica la necessità di eseguire ulteriori interventi dopo l’aborto in 70/100 nei casi di aborto chimico e solo in 35/1000 casi di aborto chirurgico (“Buone pratiche clinico-assistenziali per il trattamento farmacologico dell’aborto”, Fondazione Confalonieri Ragonese, autori SIGO, AOGOI, AGUI, 21.08.2024, tabella 2.2 a pag. 27).

Nell’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano sulla applicazione della L. 194/78 per l’anno 2022, nella tabella 3.15 viene riportata la percentuale della complicanza di “mancato o incompleto aborto”: per le IVG chirurgiche è pari allo 0,27%; per le IVG farmacologiche (RU486+PG) è pari a 1,19%. Se, nella stessa tabella, si considerano tutte le complicanze (anche emorragie, infezioni) si vede che la percentuale è sempre maggiore per le IVG farmacologiche (1,59%, corrispondenti a 540 donne che hanno dovuto ricorrere al ricovero ospedaliero successivamente alla assunzione delle pillole abortive), rispetto all’intervento per raschiamento (0,96%) e per isterosuzione (0,38%), corrispondente a un totale di 408 ricoveri ospedalieri successivi.

Si tratta, secondo il Comitato, di dati incompleti sulle complicanze dell’aborto chimico o farmacologico: osservando la tabella 27 della Relazione ministeriale si nota che tra tutte le percentuali riportate relative alle complicanze, la più alta – anche dell’aborto incompleto (1,17%) – è quella dell’1,72%, corrispondente a 1130 casi non rilevati (N.R.).

Anche nella letteratura internazionale viene riportata la maggior incidenza di complicanze per l’aborto farmacologico. Nel report della multinazionale Marie Stopes Australia del 2020 vengono considerate le complicanze di tutte le IVG, e la loro incidenza è stata del 6,37%; di queste lo 0,89% erano conseguenti ad aborti chirurgici e il 5,6% ad aborti farmacologici.

La mortalità

La mortalità materna conseguente a IVG farmacologica è stata evidenziata nella letteratura internazionale. Nel New England Journal of Medicine del 2005, Michael Greene valutò l’incidenza della mortalità per IVG chirurgica pari allo 0,1/100.000, mentre quella per IVG farmacologica era di 1/100.000. Questo maggiore rischio di mortalità materna si può attribuire a situazioni particolari conseguenti all’assunzione della RU486 e della prostaglandina che non si verificano, o sono molto rare, nell’intervento chirurgico abortivo: le perdite ematiche notevoli e prolungate nei giorni, causa di shock emorragico; l’infezione da Clostridium sordellii per la ritenzione dell’embrione e degli annessi della gravidanza nell’utero, causa dello shock settico.

Il rapporto dell’FDA negli USA fino al 31.12.2018, a causa dell’aborto con RU486, ha contato 28 donne decedute e 97 gravidanze ectopiche; altri 18 decessi sono stati registrati in altri Paesi, per un totale di 46 donne morte.

In Italia, in base al numero delle donne decedute a seguito di aborto volontario registrate nel Primo Rapporto ItOSS – Sorveglianza della mortalità materna negli anni 2013-2017, e nel rapporto su Mortalità e morbilità materna – anni 2008-2016 per la Regione Emilia-Romagna, è stato stimato un tasso di mortalità dello 0,084/100.000 IVG chirurgiche e dello 0,90/100.000 IVG farmacologiche.

Le conseguenze psicologiche

Caterine Euvrard, già addetta stampa della Roussel-Uclaf e poi della Exelgyn, la casa produttrice francese della RU486, ha dichiarato: “Quando una donna prende questa pillola ha la chiara sensazione che è veramente responsabile del suo aborto”. Ci può essere perciò, secondo il Comitato, una maggiore sofferenza psicologica.

Durante il periodo critico di due settimane (tra il 49° e il 63° giorno di amenorrea) il piccolo embrione, in un sacco gestazionale amorfo, incomincia ad apparire molto simile a un bambino, il capo e gli arti si possono già distinguere. “In epoche gestazionali avanzate, la donna può distinguere il prodotto del concepimento tra i coaguli” (tabella 1.2, “Confronto delle principali caratteristiche dell’IVG farmacologica e dell’IVG chirurgica entro i 90 giorni”, in “Indicazioni operative per l’offerta della IVG farmacologica in Italia”, ottobre 2023).

I tempi di espulsione dell’embrione e degli annessi sono, secondo la letteratura internazionale, molto variabili: prima del giorno 3 (solo effetto della RU486) 5,3-6,3%; durante il giorno 3, entro 4 ore dopo il misoprostolo, 44,1-50,3%; 4-24 ore dopo il misoprostolo 18,7-22%; dopo il giorno 3, 8,2-8,6%; sconosciuto 9,2-14,8%.

L’attesa dell’espulsione in tempi non prevedibili, magari nella solitudine e con la sintomatologia suddetta, costituisce secondo il Comitato motivo di stress ansiogeno, come pure l’attesa della visita di controllo dopo due settimane dall’inizio della procedura per verificare se l’espulsione è stata completa o necessita un ulteriore intervento chirurgico per la pulizia anche emostatica della cavità uterina (nell’8% circa dei casi negli studi internazionali; nella Relazione ministeriale per l’anno 2022, nell’1,19%).

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