Lecco, 17 settembre 2026 – Il dott. Antonio Colaianni, Direttore Socio Sanitario di ATS Brianza, ha portato il punto di vista dell’ATS al convegno svoltosi in occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente.
«La continuità tra ospedale e territorio rappresenta oggi la risposta più efficace e l’aspetto più delicato nella gestione della complessità assistenziale e della cronicità». Con queste parole il Direttore Socio Sanitario di ATS Brianza, Antonio Colaianni, ha aperto la sua relazione al convegno “Cure sicure per le malattie non trasmissibili”, svoltosi ieri presso la Sala Testori di Regione Lombardia in occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente, celebrata oggi in tutto il mondo.
L’evento ha rappresentato un’importante occasione di confronto sul modello organizzativo promosso da ATS Brianza, che pone al centro la continuità dell’assistenza, la qualità e sicurezza delle cure, in particolare alle persone fragili. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche stanno infatti determinando una crescente complessità dei bisogni assistenziali, che richiede sistemi sempre più integrati e capaci di accompagnare la persona lungo l’intero percorso di cura.
In questa prospettiva assume un ruolo strategico il risk management, inteso non solo come insieme di procedure di controllo, ma come approccio organizzativo orientato al miglioramento continuo della qualità, alla prevenzione degli errori e alla tutela sia degli assistiti sia degli operatori. Un tema che accomuna strutture sanitarie e sociosanitarie e che trova fondamento nelle normative regionali e nei requisiti di accreditamento, attraverso attività di monitoraggio, aggiornamento dei protocolli, formazione continua del personale e analisi sistematica degli eventi avversi e dei near miss.
L’analisi dei dati di ATS Brianza evidenzia una popolazione assistita caratterizzata da elevati livelli di fragilità: persone anziane con pluripatologie, decadimento cognitivo, demenza, ridotta autonomia e significativi bisogni socioassistenziali. In questo contesto diventano prioritarie la prevenzione delle cadute, delle lesioni da pressione, della malnutrizione e delle complicanze correlate alle politerapie farmacologiche prescritte senza un termine. La sicurezza delle cure dipende infatti dalla capacità delle organizzazioni di individuare precocemente i fattori di rischio, adottare interventi preventivi e promuovere una cultura condivisa della prevenzione del rischio partendo anche da eventuali criticità o errori.
Particolare attenzione è stata dedicata a uno dei passaggi più delicati del percorso assistenziale: le dimissioni protette e il ruolo degli Ospedali di Comunità. L’incremento dei percorsi di transizione dall’ospedale al territorio evidenzia la necessità di garantire passaggi tempestivi e sicuri verso le cure domiciliari, le cure intermedie e le strutture residenziali.
Secondo il modello illustrato da ATS Brianza, la dimissione non deve rappresentare la conclusione del percorso di cura, ma una fase attentamente pianificata nella quale ospedale, servizi territoriali, medico di medicina generale, caregiver ed enti erogatori condividano informazioni, obiettivi assistenziali e responsabilità di presa in carico. Fondamentali risultano l’attivazione precoce della valutazione multidimensionale dei bisogni, la definizione di un progetto assistenziale personalizzato, il coinvolgimento della famiglia e la piena circolazione delle informazioni cliniche tra tutti gli attori coinvolti.
La diffusione delle cure domiciliari, delle Case di Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle cure intermedie costituisce una risposta concreta all’esigenza di garantire assistenza appropriata nei contesti più vicini alla persona, favorendo la permanenza al domicilio quando possibile e riducendo ricoveri impropri e riospedalizzazioni.
Tra le priorità operative individuate emergono il rafforzamento della prevenzione delle cadute, l’attenzione alla riconciliazione farmacologica, la prevenzione della malnutrizione attraverso il raccordo con i centri specialistici ospedalieri, il monitoraggio degli esiti assistenziali e la promozione di tavoli permanenti di confronto tra istituzioni e gestori.
Il messaggio conclusivo del convegno è risultato chiaro: il futuro della presa in carico delle persone fragili richiede una sempre maggiore integrazione tra ospedale e territorio, una solida cultura della sicurezza e una governance capace di presidiare le transizioni assistenziali. Solo attraverso reti coordinate, valutazioni multidimensionali, percorsi personalizzati e una gestione proattiva del rischio sarà possibile garantire continuità, sicurezza e qualità delle cure in un contesto caratterizzato da crescente complessità clinica e assistenziale. Occorre in definitiva passare dalla logica del risk management della struttura alla funzione di risk management della transizione.