lunedì, 7 Settembre 2026

AMSI-UMEM-UXU: tumori pediatrici, 400mila casi l’anno. Nei Paesi più poveri sopravvive meno di un bambino su tre

Foad Aodi: «Solo il 29% dei Paesi a basso reddito dispone generalmente dei farmaci oncologici contro il 96% di quelli ad alto reddito. Garantire accesso ai 12 medicinali essenziali Oms e proteggere la continuità delle cure anche nelle aree di guerra»

ROMA, 7 settembre 2026 – Ogni anno nel mondo si stima che circa 400mila bambini e adolescenti sviluppino una patologia oncologica. Quasi il 90% vive nei Paesi a basso e medio reddito, dove la sopravvivenza rimane inferiore al 30%, mentre nei Paesi ad alto reddito supera l’80%. Un divario enorme che continua a legare le possibilità di guarigione dei bambini al luogo in cui nascono e alla capacità dei sistemi sanitari di garantire diagnosi tempestive, farmaci e trattamenti adeguati.

A rendere ancora più evidente la distanza tra i diversi sistemi sanitari è la disponibilità dei medicinali: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo il 29% dei Paesi a basso reddito riferisce che i farmaci oncologici sono generalmente disponibili alla popolazione, contro il 96% dei Paesi ad alto reddito.

Le ragioni della minore sopravvivenza sono molteplici e spesso si sommano: mancata diagnosi, diagnosi errata o tardiva, difficoltà nell’accesso alle cure, abbandono o interruzione dei trattamenti, tossicità e recidive evitabili. Le forme più comuni in età pediatrica comprendono leucemie, tumori cerebrali e tumori solidi come neuroblastoma e tumore di Wilms; durante l’adolescenza diventano più frequenti anche linfomi, tumori ossei e della tiroide.

Per contrastare questa profonda disuguaglianza, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivolto ai produttori farmaceutici il suo primo invito a presentare prodotti oncologici pediatrici alla procedura di prequalificazione dell’Oms. L’iniziativa riguarda 12 farmaci prioritari, con l’obiettivo di aumentare la disponibilità di medicinali di qualità e favorire formulazioni realmente adatte ai bambini.

Sei medicinali – ciclofosfamide, etoposide, mercaptopurina, metotrexato, procarbazina e temozolomide – sono stati individuati perché necessitano di formulazioni pediatriche più adeguate. Altri sei – pegaspargasi, asparaginasi, idrocortisone senza conservanti, dactinomicina, vincristina e citarabina – sono stati selezionati per le criticità documentate nell’accesso e nell’approvvigionamento.

Di fronte a questo scenario globale, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea e il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU), insieme a CO-MAI, AISC NEWS e CISC NETWORK, analizzano i nuovi dati internazionali e rilanciano l’indagine della rete associativa sulle disuguaglianze nell’accesso alle cure oncologiche infantili, con particolare attenzione ai Paesi economicamente più fragili e alle aree interessate da guerre e crisi umanitarie.

L’indagine AMSI-UMEM-UXU: il luogo in cui nasce un bambino può ancora decidere le sue possibilità di cura

Sulla base dei dati raccolti e rielaborati dalla rete associativa e dai movimenti, l’emergenza legata all’accesso alle cure pediatriche assume contorni ancora più drammatici nei contesti caratterizzati da fragilità economica, insufficienza delle strutture sanitarie e conflitti.

Le differenze emergono anche dai più recenti studi internazionali. Un’analisi dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), condotta su 16.821 casi pediatrici registrati da 47 registri oncologici di 23 Paesi, ha mostrato fortissime variazioni nella sopravvivenza. Per la leucemia, il tumore più comune nell’infanzia, la sopravvivenza a tre anni variava da poco più del 30% in Kenya a quasi il 90% a Porto Rico.

A intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico-ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore della rete associativa e dei movimenti:

«I dati dell’indagine condotta dalla nostra rete associativa e dai nostri movimenti confermano che la disuguaglianza nella lotta ai tumori pediatrici rappresenta una delle più gravi ingiustizie sanitarie del nostro tempo. Non possiamo accettare che nei Paesi più ricchi oltre otto bambini su dieci possano guarire mentre in quelli a basso e medio reddito meno di tre su dieci riescano a superare la malattia.

L’iniziativa dell’Oms rappresenta un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso ai 12 farmaci prioritari e sviluppare dosaggi e formulazioni idonei all’età infantile. Ma i medicinali, da soli, non bastano. Servono diagnosi tempestive, personale sanitario formato, centri oncologici pediatrici, radioterapia, diagnostica, continuità degli approvvigionamenti e percorsi assistenziali capaci di accompagnare il bambino e la sua famiglia durante tutto il trattamento.»

Il dramma dei conflitti dimenticati

Per AMSI-UMEM-UXU, alle disuguaglianze economiche e sanitarie si aggiunge poi il dramma dei conflitti, nei quali la distruzione o l’inaccessibilità delle strutture sanitarie, le difficoltà negli approvvigionamenti, gli sfollamenti e l’interruzione dei percorsi terapeutici possono compromettere ulteriormente le possibilità di cura.

«A Gaza, così come negli altri contesti di guerra del Medio Oriente, dell’Africa e delle altre aree di crisi – prosegue Aodi – il problema non riguarda soltanto la disponibilità di un farmaco. Una guerra può interrompere una chemioterapia, rendere impossibile una radioterapia, impedire una diagnosi, separare un bambino dal centro nel quale viene seguito o bloccare l’arrivo dei medicinali.

Quando una terapia oncologica pediatrica viene interrotta, il tempo diventa un fattore decisivo. Per questo chiediamo che la continuità delle cure dei bambini malati di tumore venga considerata una priorità assoluta dell’assistenza umanitaria internazionale».

L’obiettivo Oms: almeno il 60% di sopravvivenza entro il 2030

La Global Initiative for Childhood Cancer dell’Oms, avviata nel 2018 con il sostegno del St. Jude Children’s Research Hospital, ha fissato un obiettivo preciso: raggiungere almeno il 60% di sopravvivenza per tutti i bambini affetti da tumore entro il 2030, riducendo le enormi disuguaglianze esistenti tra i diversi Paesi.

A questa strategia si affianca la Global Platform for Access to Childhood Cancer Medicines, istituita dall’Oms e dal St. Jude Children’s Research Hospital in collaborazione con UNICEF e PAHO Strategic Fund, che punta a raggiungere circa 120mila bambini attraverso un sistema che collega selezione e approvvigionamento dei medicinali al rafforzamento della diagnosi, dei trattamenti, delle catene di fornitura e della qualità dell’assistenza nei singoli Paesi.

Aodi: «Sei priorità per ridurre il divario»

«Come sosteniamo anche all’interno del Manifesto Internazionale Interculturale Unione per l’Italia – conclude Aodi – servono risposte concrete, diplomazia sanitaria e solidarietà transnazionale. La nostra rete indica sei priorità: accesso continuativo ai farmaci oncologici essenziali; sviluppo di formulazioni realmente adatte ai bambini; diagnosi precoce; formazione dei professionisti sanitari; rafforzamento dei centri oncologici pediatrici nei Paesi più fragili; tutela della continuità terapeutica nelle aree di guerra e di crisi umanitaria.

Chiediamo alle aziende farmaceutiche di rispondere alla chiamata dell’Oms e alle istituzioni internazionali di rafforzare i programmi di cooperazione sanitaria e garantire corridoi umanitari sanitari nelle zone di conflitto.

Salvare la vita di un bambino affetto da tumore non può dipendere dal Paese in cui è nato, dalle condizioni economiche della sua famiglia o dalla guerra che si combatte intorno a lui. Ridurre questo divario deve diventare una priorità della sanità internazionale».

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