lunedì, 7 Settembre 2026

Chirurgia refrattiva, oltre i falsi miti: sicurezza, recupero e libertà visiva

Dolore, tempi di recupero, scelta della tecnica e ritorno allo sport: il dott. Angelo Appiotti, chirurgo refrattivo con oltre 30 anni di esperienza, fa chiarezza sui principali dubbi legati alla chirurgia refrattiva e spiega perché un percorso personalizzato è fondamentale per rispondere alle esigenze visive di ogni persona.

Milano, 7 settembre 2026 – La possibilità di correggere miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia attraverso la chirurgia refrattiva esiste ormai da diversi decenni e, nel tempo, tecniche e tecnologie si sono evolute per rispondere a caratteristiche visive ed esigenze sempre più specifiche. Eppure, l’idea di intervenire sugli occhi continua a suscitare esitazioni: quanto è sicuro? Si sente dolore? Quanto tempo serve per recuperare? E il risultato è davvero compatibile con una vita attiva?

La chirurgia refrattiva è oggi una pratica consolidata a livello internazionale: secondo le più recenti stime Market Scope, nel 2025 sono state effettuate circa 5,2 milioni di procedure refrattive nel mondo, considerando LASIK, PRK, SMILE e ICL. La sua diffusione, tuttavia, non è uniforme. In una precedente rilevazione dello stesso istituto sulla Laser Vision Correction, l’Italia registrava circa 1,2 procedure ogni 1.000 abitanti, contro 1,6 in Spagna, 2,6 negli Stati Uniti e 3,8 in Corea del Sud.

Sono proprio i dubbi legati all’intervento, spesso alimentati da informazioni incomplete o convinzioni consolidate nel tempo, a rendere la chirurgia refrattiva un tema ancora circondato da falsi miti. Non esiste però una risposta uguale per tutti: prima di scegliere se e come intervenire, è necessario valutare le caratteristiche dell’occhio, il difetto visivo e le abitudini della persona.

Secondo il dott. Angelo Appiotti, chirurgo refrattivo con oltre 30 anni di esperienza e più di 40.000 occhi operati e corretti, il punto di partenza dovrebbe essere sempre una valutazione personalizzata, capace di mettere in relazione la condizione visiva con le reali esigenze della vita quotidiana.

I quattro miti da sfatare

L’intervento provoca dolore. È uno dei timori più diffusi quando si parla di chirurgia refrattiva, soprattutto perché l’idea di intervenire direttamente sull’occhio può generare una naturale apprensione. In realtà, le procedure vengono eseguite in anestesia topica, attraverso semplici gocce, e durante l’intervento il paziente non avverte dolore. La fase di trattamento laser ha inoltre tempi molto brevi. Nelle ore successive può comparire un certo fastidio, ma non dolore, la cui intensità e durata dipendono dalla tecnica utilizzata e dalla risposta individuale. Si tratta generalmente di una fase transitoria, da gestire seguendo le indicazioni post-operatorie del chirurgo.

Esiste una tecnica migliore in assoluto. Non esiste una soluzione universale. ReLEx SMILE, FemtoLASIK, PRK, ICL (lente fachica) o Facorefrattiva vengono valutate in base alle caratteristiche dell’occhio, al difetto visivo, alla storia oculare e anche allo stile di vita della persona. Chi pratica sport, per esempio, può avere esigenze diverse da chi trascorre molte ore davanti a uno schermo o da chi utilizza quotidianamente le lenti a contatto.

«La chirurgia refrattiva non consiste semplicemente nel togliere gli occhiali. Prima della tecnica viene la persona: conoscere le caratteristiche dell’occhio, le abitudini e le aspettative del paziente è fondamentale per costruire un percorso realmente personalizzato», spiega il dott. Angelo Appiotti.

Dopo l’intervento bisogna mettere in pausa la propria routine. Anche l’idea di dover interrompere a lungo le proprie abitudini può scoraggiare chi sta valutando la chirurgia refrattiva. In realtà, i tempi di recupero dipendono dalla tecnica utilizzata e dalle caratteristiche individuali. Con ReLEx SMILE, FemtoLASIK, ICL (lente fachica) o Facorefrattiva, per esempio, il recupero visivo avviene già nelle prime ore o nei primissimi giorni, mentre per la PRK il processo è generalmente più graduale. Il ritorno alle normali attività, dalla guida al lavoro fino allo sport, viene comunque stabilito dal chirurgo sulla base del singolo caso e dell’andamento del recupero.

La chirurgia refrattiva non è adatta a chi pratica sport. È una convinzione ancora piuttosto diffusa, soprattutto tra chi conduce una vita molto attiva. In realtà, una maggiore autonomia da occhiali e lenti a contatto può rendere più semplici molte attività sportive, dove occhiali che si appannano o si spostano e lenti a contatto che possono creare fastidio rappresentano talvolta un limite pratico. Naturalmente, la ripresa dell’attività sportiva deve avvenire nei tempi indicati dal chirurgo, che variano in funzione della tecnica utilizzata, del decorso post-operatorio e della disciplina praticata, ma non superano mai la settimana.

Quando la vista diventa parte della performance

Il rapporto tra qualità della visione e attività sportiva è da anni uno degli ambiti di interesse del dott. Appiotti. Per rispondere alle esigenze specifiche di chi pratica sport ad alto livello, ha sviluppato il PSP – Personal Sportsman Profile, un protocollo personalizzato che considera la visione non soltanto in termini di correzione del difetto refrattivo, ma anche in relazione alle caratteristiche della disciplina praticata e alle specifiche richieste visive legate alla performance.

Nel corso della sua attività, il dott. Appiotti ha seguito e operato atleti professionisti di primo piano in discipline diverse, dallo sci al calcio fino all’atletica. Tra questi Federica Brignone, Elena Curtoni, Kaká e Massimo Ambrosini e, più recentemente, Sofia Fiorini, che lo scorso 15 agosto ha conquistato l’oro europeo nella maratona di marcia a Birmingham, stabilendo il nuovo record mondiale.

L’esperienza maturata con sportivi di alto livello evidenzia una dimensione della chirurgia refrattiva che va oltre la semplice correzione del difetto visivo: quando la performance dipende anche dalla capacità di percepire con precisione distanze, velocità, contrasti e movimenti, la qualità della visione diventa parte integrante della prestazione.

Più libertà nella vita quotidiana

Quando esiste un’indicazione clinica e il paziente è idoneo all’intervento, la chirurgia refrattiva può offrire una maggiore autonomia visiva e una maggiore praticità nelle attività quotidiane: dal fare sport al viaggiare, dal trascorrere una giornata al mare fino a tutte quelle situazioni nelle quali occhiali e lenti a contatto possono rappresentare un limite pratico.

Non significa, però, che l’intervento sia indicato per tutti. La visita preoperatoria rimane il momento fondamentale per analizzare le caratteristiche dell’occhio, valutare l’idoneità del paziente e definire benefici, limiti e aspettative realistiche.

«Vedere bene non significa soltanto leggere una tabella o raggiungere un determinato visus. Significa poter svolgere le proprie attività con maggiore libertà e naturalezza. È questo il valore che cerchiamo di preservare quando lavoriamo sulla visione di una persona», conclude il dott. Appiotti.

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