Palermo, 21 agosto 2026 – «Quanto accaduto a Palermo pone al mondo della prevenzione un interrogativo che va oltre il singolo caso: qual è la nostra capacità di mantenere nel tempo i risultati raggiunti contro malattie evitabili attraverso la vaccinazione?». È l’interrogativo posto da AsNAS, l’Associazione nazionale Assistenti sanitari.
Le vaccinazioni hanno modificato profondamente la storia delle malattie infettive, rendendo rare patologie che per decenni hanno provocato sofferenza, disabilità e morte. Ma questa efficacia ha ridotto anche la percezione della gravità di molte malattie prevenibili. È il caso della difterite: il vaccino è obbligatorio in Italia dal 1939, l’ultimo caso autoctono in età pediatrica risale al 1996 e l’ultimo decesso al 1991.
«Questa lunga assenza dalla memoria collettiva testimonia l’efficacia della vaccinazione nel proteggere intere generazioni – sottolinea Luigi Vitale, Presidente di AsNAS Sicilia –. Ma la protezione richiede un’elevata copertura vaccinale necessaria all’immunità di gregge: per la difterite la soglia è stimata intorno al 95%, livello non più raggiunto in alcune aree del Paese».
Negli ultimi anni, rileva AsNAS, la diffusione di informazioni prive di fondamento scientifico ha contribuito ad alimentare l’esitazione vaccinale. Le recrudescenze del morbillo mostrano come malattie prevenibili possano tornare a circolare quando si accumulano persone non adeguatamente immunizzate.
Se gli accertamenti confermeranno che la morte della bambina è stata causata dalla difterite e che non era adeguatamente immunizzata, «la perdita di una vita così giovane per una malattia evitabile rappresenterà una sconfitta per tutto il mondo della prevenzione e delle vaccinazioni. Non un evento da cui partire per cercare colpevoli, ma sul quale l’intero sistema sanitario dovrà interrogarsi», afferma la presidente nazionale Elena Nichetti.
«Avere vaccini sicuri, efficaci e gratuiti è indispensabile, ma non sufficiente. Il sistema deve raggiungere le persone, anche nelle zone più disagiate, riconoscere chi non è adeguatamente protetto e intercettarne precocemente i bisogni di salute», prosegue Vitale.
Per AsNAS, di fronte a dubbi o esitazioni, è necessaria una comunicazione accogliente e non giudicante, capace di ascoltare le ragioni delle famiglie, contrastare la disinformazione senza stigmatizzare e costruire fiducia. La verifica dello stato vaccinale, il counselling, la sorveglianza epidemiologica e il raccordo con pediatri, medici di medicina generale, scuole e servizi territoriali rendono concreta la prevenzione.
«Quando una malattia prevenibile torna a sottrarre una vita, non basta ricordare che il vaccino esiste: occorre chiedersi perché quella protezione non abbia raggiunto quella persona. Servono servizi accessibili e capillari, professionisti della prevenzione sul territorio e sistemi efficaci di chiamata attiva e recupero dei non aderenti», conclude Nichetti.