martedì, 18 Agosto 2026

INDAGINE AISI. Sanità, in Italia il privato pesa più della media UE: 27 euro su 100 della spesa arrivano da fonti private, sette in più dell’Europa

Indagine AISI sui dati OECD, Commissione europea, European Observatory e IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni). Saccomanno: «Il privato è una componente sempre più presente nelle scelte di cura degli italiani». Onesti: «Accreditato e pura solvenza vanno riconosciuti per il contributo che possono offrire all’intero sistema». Vivaldi: «Sostenere una capacità sanitaria già disponibile significa anche aiutare un servizio pubblico sotto pressione»

ROMA 18 AGOSTO 2026 – Gli italiani scelgono sempre più spesso percorsi sanitari privati e i numeri mostrano quanto questa componente sia ormai rilevante. Quasi 27 euro ogni 100 spesi in Italia per la salute provengono da fonti private, circa sette in più rispetto alla media dell’Unione europea. Nell’assistenza ambulatoriale soltanto il 58% della spesa è coperto da finanziamento pubblico, contro il 77% nella media UE. E cresce rapidamente anche la protezione assicurativa: nel ramo malattia la raccolta premi è aumentata del 12,1% nel 2024 e di un ulteriore 12,7% nei primi nove mesi del 2025.

È quanto emerge dall’indagine di AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, costruita sugli ultimi dati comparabili di OECD, Commissione europea, European Observatory on Health Systems and Policies e IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) e sulle più recenti evidenze scientifiche internazionali.

La fotografia è chiara: il privato non occupa più uno spazio marginale nei percorsi di cura degli italiani. Accanto alle strutture accreditate, integrate nella programmazione sanitaria, esiste un’ampia area di pura solvenza nella quale sono direttamente i cittadini a scegliere struttura, professionista e prestazione.

«Non vogliamo costruire una contrapposizione tra pubblico e privato, perché sarebbe una lettura vecchia e inutile», afferma la presidente AISI Karin Saccomanno. «Gli italiani utilizzano il privato in misura rilevante, soprattutto in aree decisive come specialistica, diagnostica e prevenzione. Se una parte così consistente della domanda di salute passa da queste strutture, questa capacità deve essere riconosciuta come una risorsa del Paese».

27 euro su 100: il peso della scelta privata

Le fonti private finanziano quasi il 27% della spesa sanitaria italiana, contro circa il 20% della media UE. Circa il 24% della spesa complessiva è costituito da pagamenti diretti delle famiglie, mentre un ulteriore 3% passa attraverso assicurazioni sanitarie volontarie.

Quasi nove euro su dieci della componente privata arrivano quindi direttamente dai cittadini. E non si tratta prevalentemente di ticket: secondo il rapporto europeo, le compartecipazioni obbligatorie rappresentano appena il 7,4% dell’out-of-pocket.

«I numeri mostrano una scelta precisa: una quota importante di cittadini paga direttamente visite, esami e altre prestazioni rivolgendosi alla sanità privata», osserva il segretario generale AISI Giovanni Onesti. «Non è più un fenomeno marginale, ma una componente concreta del modo in cui gli italiani accedono oggi alle cure».

Specialistica e diagnostica: qui la scelta è ancora più evidente

Nell’assistenza ambulatoriale soltanto il 58% dei costi è finanziato pubblicamente in Italia, contro il 77% nella media UE. OECD ed European Observatory collegano parte di questa differenza anche ai tempi di attesa per le visite specialistiche, che portano alcuni pazienti a cercare un accesso più rapido attraverso prestazioni private.

Uno studio pubblicato nel 2025 su Health Policy, basato sulla European Health Interview Survey, rileva inoltre che disporre di un’assicurazione sanitaria volontaria è associato a una probabilità superiore del 7,3% di accedere privatamente alle visite specialistiche e del 7,3% alla diagnostica.

«La scelta privata non può più essere considerata occasionale», sottolinea il direttore generale AISI Fabio Vivaldi. «Quando il cittadino cerca direttamente una visita, un esame diagnostico o un percorso di prevenzione esprime un’esigenza precisa: accedere alla prestazione nel momento in cui ne ha bisogno, in tempi più rapidi e con una risposta adeguata alle proprie esigenze di cura».

Assicurazioni sanitarie, crescita a doppia cifra

Un altro segnale arriva dai dati IVASS. Nel 2024 la raccolta premi del ramo malattia ha raggiunto 4,403 miliardi di euro, +12,1% sul 2023. Nei primi nove mesi del 2025 la crescita prosegue con un ulteriore +12,7%.

Nel 2024 il 49,5% dei premi proviene da polizze collettive collegate a fondi sanitari, il 12,8% da altre forme collettive e il 37,8% da polizze individuali, quota in aumento rispetto al 36,7% dell’anno precedente.

«È un segnale da leggere con attenzione», afferma Onesti. «Una parte della popolazione non si limita più a pagare la singola prestazione, ma sceglie strumenti con cui programmare e proteggere il proprio accesso alle cure. Anche questo racconta quanto stiano cambiando le scelte sanitarie degli italiani».

Accreditato e pura solvenza: due realtà, una capacità sanitaria

AISI richiama una distinzione fondamentale. Il privato accreditato opera all’interno della programmazione sanitaria pubblica e degli accordi con i sistemi regionali; la pura solvenza risponde invece a una domanda finanziata direttamente dal cittadino o intermediata da fondi e assicurazioni.

Sono modelli differenti per finanziamento, regolazione e accesso, ma entrambi esprimono capacità sanitaria attraverso strutture, professionisti, tecnologie, diagnostica, prevenzione e riabilitazione.

«Distinguerli è necessario, ignorarne il peso complessivo sarebbe un errore», afferma Saccomanno. «Una politica sanitaria moderna dovrebbe sapere quanta capacità esiste, dove si trova e quali bisogni può soddisfare. Non conta soltanto chi eroga una prestazione: conta quanta salute quella capacità riesce concretamente a produrre».

Italia ed Europa: sistemi diversi, confronto utile

Il confronto richiede una precisazione: i sistemi sanitari europei non sono sovrapponibili. Cambiano modelli assicurativi, finanziamento, accreditamento e rapporti tra erogatori pubblici e privati.

Le statistiche armonizzate OECD e UE permettono però di confrontare il peso delle diverse fonti di finanziamento. Ed è qui che emerge la peculiarità italiana: la componente privata della spesa sanitaria pesa sensibilmente più della media europea.

«Non stiamo stabilendo quale modello sia migliore», chiarisce Onesti. «Stiamo osservando un fatto: in Italia una quota particolarmente elevata della salute viene finanziata attraverso risorse private. Ignorarlo significherebbe descrivere soltanto una parte di come gli italiani oggi si curano».

Il privato non va demonizzato: può sostenere l’intero sistema

Per AISI questi numeri impongono di superare la tradizionale contrapposizione tra pubblico e privato. L’obiettivo non è sostituire il Servizio sanitario nazionale né metterne in discussione il carattere universalistico, ma utilizzare meglio tutta la capacità sanitaria disponibile nel Paese, soprattutto mentre il pubblico affronta difficoltà di accesso e tempi di attesa.

«Sostenere il privato non significa indebolire il pubblico», afferma Vivaldi. «Può significare il contrario: mettere a disposizione più capacità assistenziale, tecnologia e possibilità di accesso. Un servizio pubblico sotto pressione non ha bisogno di una guerra ideologica con chi già produce prestazioni sanitarie, ma di utilizzare al meglio tutte le risorse disponibili, ciascuna secondo le proprie regole».

«Non chiediamo privilegi né scorciatoie», conclude Saccomanno. «Il privato è già parte delle scelte sanitarie degli italiani e non deve essere demonizzato. Può contribuire ad alleggerire la pressione e ad ampliare le possibilità di cura. Pubblico e privato hanno funzioni e regole differenti, ma se esiste capacità sanitaria disponibile il Paese deve avere l’intelligenza di valorizzarla».

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