Undici bandi pubblicati da sette enti mentre la programmazione nazionale riduce di 810 posti la formazione infermieristica e l’Italia continua a non riconoscere pienamente il carattere usurante della professione
Milano, 18 agosto 2026 – Tra metà marzo e metà agosto 2026 sette tra i principali enti sanitari pubblici di Milano e dell’area metropolitana hanno pubblicato undici bandi di concorso per complessivi 250 posti di infermiere a tempo pieno e indeterminato.
Policlinico di Milano, Istituto Neurologico Carlo Besta, ASST Santi Paolo e Carlo, ASST FBF-Sacco, ASST G. Pini-CTO, ASST Rhodense ed ASST Ovest Milanese hanno cercato, nell’arco di circa cinque mesi, 250 nuovi infermieri attraverso procedure pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale.
È la prima volta che questi dati, pubblici ma dispersi in undici differenti bandi, vengono ricostruiti in un unico quadro. Il risultato mostra la velocità con cui il sistema sanitario milanese sta cercando di coprire il proprio fabbisogno infermieristico, proprio mentre si restringe il bacino nazionale dal quale le aziende dovranno attingere nei prossimi anni.
Un ritmo che dice molto, anche restando rigorosamente nei limiti del dato
Duecentocinquanta posti in circa cinque mesi significano mediamente oltre un nuovo bando ogni tre settimane tra le sole aziende considerate.
Il dato non rappresenta un censimento complessivo della carenza: un concorso può servire a sostituire pensionamenti e dimissioni, accompagnare l’apertura di nuovi servizi, potenziare l’assistenza territoriale oppure coprire il normale turnover. Dimostra però, in maniera diretta e verificabile, che la macchina del reclutamento infermieristico milanese ha lavorato sotto pressione continua, azienda dopo azienda e senza interruzioni significative tra una procedura e la successiva.
Il metodo
FIALS Milano ha ricostruito il dato incrociando undici bandi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Concorsi ed Esami tra il 23 marzo e l’11 agosto 2026. Sono stati sommati esclusivamente posti omogenei per profilo, tipologia contrattuale e periodo: concorso pubblico per infermiere, rapporto a tempo pieno e contratto a tempo indeterminato.
Il calcolo non comprende incarichi a tempo determinato, somministrazione di lavoro, partite IVA, infermieri pediatrici o altri profili specialistici. Non comprende inoltre concorsi banditi da enti esterni al territorio della Città metropolitana di Milano.
Le conseguenze per lavoratori e cittadini
Ogni posto messo a concorso corrisponde ad una necessità organizzativa concreta: reparti che devono garantire i turni, ferie e malattie da assorbire, dimissioni e pensionamenti da sostituire, servizi territoriali da avviare e nuove attività assistenziali da rendere effettivamente operative.
Un ritmo di reclutamento così serrato, mantenuto per diversi mesi, non può essere considerato un fatto puramente amministrativo. È la fotografia di un sistema che continua a rincorrere il proprio fabbisogno, mentre sugli infermieri già in servizio ricadono turni aggiuntivi, rientri, straordinari e responsabilità sempre maggiori.
Mentre Milano cerca infermieri, la formazione nazionale arretra
La programmazione per l’anno accademico 2026/2027 prevede complessivamente 84.196 posti nelle professioni sanitarie e nei corsi dell’area medica, con un aumento di 1.452 unità rispetto all’anno precedente. All’interno di questa crescita generale, tuttavia, l’area infermieristica procede in direzione opposta.
I posti complessivi dell’area infermieristica scendono a 34.222, con una riduzione di 1.097 unità. Per il corso di laurea triennale in Infermieristica si passa da 26.289 a 25.479 posti, 810 in meno. Le lauree magistrali in scienze infermieristiche ed ostetriche scendono da 7.456 a 7.072 posti, mentre anche l’Infermieristica pediatrica passa da 264 a 257.
La riduzione non nasce da una minore necessità di infermieri, ma dalla crescente difficoltà ad attrarre studenti. Nell’ultimo anno disponibile le domande di accesso ai corsi di Infermieristica sono diminuite di circa l’11% e diversi atenei non sono riusciti a coprire tutti i posti disponibili.
Ridurre la programmazione rischia quindi di limitarsi a fotografare la crisi di attrattività, invece di affrontarne le cause
Milano si trova così stretta tra due dinamiche opposte: da una parte le aziende moltiplicano i concorsi per assicurarsi professionisti immediatamente disponibili; dall’altra diminuiscono i giovani che scelgono il percorso universitario e si riduce il numero programmato di quelli che potranno essere formati.
«Duecentocinquanta posti banditi in cinque mesi non sono un dettaglio amministrativo: sono la misura di quanto la sanità milanese debba correre soltanto per mantenere il proprio equilibrio», dichiara Mauro Nobile, Segretario generale di FIALS Milano Area Metropolitana.
«Ogni concorso aperto rappresenta un reparto o un servizio che ha bisogno di personale. Non possiamo continuare a chiedere agli infermieri già presenti di sostenere un fabbisogno che cresce più velocemente delle assunzioni, mentre la formazione nazionale riduce di 810 unità i posti destinati proprio alla professione della quale ospedali e territorio hanno maggiore necessità.»
Secondo FIALS Milano, la contraddizione non può essere risolta semplicemente pubblicando nuovi bandi. Occorre rendere nuovamente attrattivo il lavoro infermieristico, intervenendo sulle retribuzioni, sulle possibilità di carriera, sull’organizzazione dei turni, sulla conciliazione tra vita e lavoro e, soprattutto nell’area milanese, sui costi dell’abitazione.
Il lavoro che cura è anche un lavoro che consuma
Turni notturni, movimentazione dei pazienti, fatica fisica, esposizione al rischio biologico, carico emotivo, responsabilità assistenziali e aggressioni costituiscono elementi strutturali della professione. Non sono situazioni eccezionali, ma condizioni che si ripetono per decenni nella vita lavorativa di un infermiere.
La Grecia ha recentemente inserito formalmente la professione infermieristica tra i mestieri usuranti, riaprendo il confronto anche negli altri Paesi europei. In Italia, invece, il riconoscimento rimane parziale e legato soltanto a determinate condizioni, come il numero di notti lavorate, senza considerare unitariamente il logoramento fisico e psicologico prodotto dall’attività assistenziale.
«Non si può denunciare la mancanza di infermieri senza riconoscere anche le ragioni per cui tanti giovani non scelgono questa professione e tanti lavoratori faticano a rimanervi», prosegue Nobile. «Il riconoscimento del lavoro usurante non è un privilegio e non si esaurisce nella pensione anticipata: significa riconoscere istituzionalmente che turni, fatica fisica, esposizione al rischio e carico emotivo hanno conseguenze reali sulla salute dei professionisti.»
Le richieste di FIALS Milano
Il sindacato chiede alle direzioni delle aziende sanitarie milanesi di pubblicare periodicamente non soltanto il numero dei posti messi a concorso, ma anche quanti candidati risultino idonei, quanti posti vengano effettivamente coperti e quanti vincitori prendano realmente servizio.
FIALS Milano ritiene opportuno anche un monitoraggio, a livello regionale, per ogni azienda dell’area metropolitana, circa i posti vacanti, il saldo tra le assunzioni e le cessazioni ed il tempo medio intercorrente tra la pubblicazione del concorso e l’ingresso effettivo del lavoratore. Solo in questo modo sarà possibile distinguere il turnover fisiologico dalla carenza strutturale e programmare il personale prima che l’emergenza ricada sui turni di chi è già in servizio.
Parallelamente, servono misure per rendere nuovamente attrattivo il percorso infermieristico: sostegni economici per gli studenti, rafforzamento dei tutor, maggiore valorizzazione delle competenze specialistiche, assunzioni stabili e interventi abitativi per chi sceglie di lavorare nell’area milanese.
FIALS Milano ribadisce infine la richiesta di riconoscere pienamente l’attività infermieristica tra i lavori usuranti. Un’assistenza che si regge su turni notturni, organici sotto pressione e concorsi continui non può essere trattata, sul piano previdenziale e della tutela della salute, come un lavoro qualunque.