martedì, 11 Agosto 2026

Un filo elettrificato che riapre aorta, all’ospedale Molinette di Torino

Alle Molinette di Torino un quarantenne con Sindrome di Marfan è stato salvato in due tempi: prima la cardiochirurgia d’urgenza, poi in Chirurgia Vascolare una settotomia aortica endovascolare con guida elettrificata, eseguita per la prima volta con successo in Italia in un quadro genetico così fragile.

Torino, 9 agosto 2026 – Un paziente con sindrome genetica di Marfan è stato recentemente salvato presso l’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino dalle complicanze di una dissecazione aortica con una tecnica altamente innovativa, per la prima volta effettuata con successo in Italia. La dissecazione aortica è una malattia altamente pericolosa per il rischio di rottura del “tubo” principale del corpo umano; in pazienti giovani può essere causata da una malattia genetica come la sindrome di Marfan, di cui erano affetti Niccolò Paganini, Abramo Lincoln e Charles de Gaulle.

Il dolore arriva all’improvviso, forte e profondo, dal torace all’addome. Per un uomo di quarant’anni affetto da Sindrome di Marfan, le immagini confermano il peggiore dei sospetti: la parete dell’aorta si è separata lungo quasi tutto il suo percorso. Comincia così una doppia sfida chirurgica, culminata in una procedura tanto precisa quanto rischiosa: incidere dall’interno la membrana che impediva al sangue di raggiungere adeguatamente reni, intestino e una gamba.

Il primo salvataggio. Il paziente arriva alla Medicina d’Urgenza (diretta dal professor Enrico Lupia); gli esami mostrano una dissezione acuta e una dilatazione dell’aorta nel tratto più vicino al cuore. Il professor Mauro Rinaldi e la sua équipe cardiochirurgica affrontano il primo tempo dell’emergenza: riparano la valvola aortica e quella mitrale, sostituiscono l’aorta ascendente e l’arco aortico. L’intervento riesce, ma la dissezione continua fino alla terminazione dell’aorta e reni e intestino ricevono ancora meno sangue del necessario.

Una cerniera nell’aorta. Il professor Fabio Verzini (Direttore della Chirurgia Vascolare universitaria) propone una soluzione fuori dall’ordinario: una settotomia aortica endovascolare con guida elettrificata, che significa raggiungere l’aorta dall’interno e tagliare longitudinalmente il setto della dissezione senza aprire l’addome. Per la prima volta la tecnica viene utilizzata su un paziente colpito da una sindrome genetica della parete aortica. Il piano viene costruito nei dettagli anche grazie alla collaborazione scientifica con il Centro di Houston (diretto dal professor Gustavo Oderich).

L’accesso avviene in modo mini-invasivo attraverso le arterie dell’inguine. Sotto guida radiologica, un sottile filo metallico raggiunge la membrana che divide l’aorta, viene elettrificato e usato come strumento di incisione controllata: millimetro dopo millimetro il setto viene aperto longitudinalmente e i due flussi tornano a comunicare. La complicanza più temuta, la rottura dell’aorta, non si verifica. La procedura viene eseguita dall’équipe di Chirurgia Vascolare universitaria con Verzini e il dottor Matteo Ripepi, insieme al dottor Andrea Discalzi della Radiologia universitaria (diretta dal professor Paolo Fonio) e agli anestesisti dell’Anestesia e Rianimazione 2.

Tre giorni dopo. Il recupero è sorprendentemente rapido: tre giorni dopo la procedura il paziente lascia l’ospedale, senza necessità di riabilitazione. Il caso rilancia anche il messaggio della campagna “Think Aorta”: davanti a un dolore toracico o addominale improvviso, pensare subito all’aorta può significare non perdere il minuto decisivo.

«L’ospedale Molinette si conferma ancora una volta un centro di eccellenza e innovazione, dove anche i casi più complessi trovano soluzioni avanzate. Sempre più pazienti scelgono la nostra struttura, riconosciuta per la capacità di trasformare in realtà ciò che altrove appare impossibile», dichiara Livio Tranchida, Direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino.

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