mercoledì, 5 Agosto 2026

Morti sul lavoro in Italia nel primo semestre 2026: 482 vittime, -4% rispetto al 2025

Mestre, 4 agosto 2026 – Nei primi sei mesi del 2026 sono 350 i decessi in occasione di lavoro e 132 quelli in itinere, per un totale di 482 vittime, il 4,0% in meno rispetto al 2025. Sei le regioni in zona rossa: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. Sono i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering aggiornati a giugno 2026.

Il commento ai dati – “Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità. Le 482 vittime accertate da inizio anno, la presenza di 6 regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce di infortunio confermano che l’emergenza è tutt’altro che superata. Particolarmente grave è la situazione dei lavoratori ultrasessantacinquenni, per i quali l’incidenza raggiunge i 45 decessi per milione di occupati, e dei lavoratori stranieri, per i quali si attesta a 37,1. Questi dati impongono di rafforzare le attività di prevenzione, controllo e formazione, con particolare attenzione alle categorie maggiormente esposte” – commenta l’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio.

Il rischio regione per regione – A finire in zona rossa a giugno 2026, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori), sono Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. In zona arancione Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana; in zona gialla Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia.

Morti e infortuni in Italia – Delle 482 vittime, 350 sono avvenute in occasione di lavoro (12 in meno rispetto a giugno 2025) e 132 in itinere (8 in meno). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va alla Lombardia (53). Seguono Veneto (39), Campania (33), Sicilia (29), Emilia-Romagna e Piemonte (27), Toscana (26), Puglia e Lazio (24), Calabria (14), Liguria (13), Trentino-Alto Adige e Marche (9), Sardegna (8), Umbria (7), Abruzzo (4), Friuli-Venezia Giulia (3) e Molise (1).

Il fenomeno per età: gli over 65 i più colpiti – Considerando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (45,0). Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (22,8) e quelli tra i 15 e i 24 anni (14,3). In termini assoluti, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni (128 vittime su 350).

Donne e infortuni mortali – In totale sono 44 le donne decedute nei primi sei mesi del 2026 (1 in più del 2025). Di queste, 26 hanno perso la vita in occasione di lavoro e 18 in itinere.

Lavoratori stranieri – Sono 133 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro su un totale di 482, di cui 96 deceduti in occasione di lavoro e 37 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro è oltre tre volte superiore: 37,1 morti ogni milione di occupati, contro un indice di 11,8 degli italiani.

I settori più colpiti – Alla fine di giugno 2026 i settori più colpiti sono Costruzioni (59 morti in occasione di lavoro), Trasporto e Magazzinaggio (47) e Attività Manifatturiere (41).

Denunce di infortunio: +5,5% – Le denunce di infortunio totali, registrate a fine giugno 2026, sono 315.452, in aumento del 5,5% rispetto a giugno 2025. Il numero più elevato si registra nelle Attività Manifatturiere (33.980), seguite da Sanità (18.451), Costruzioni (18.210), Commercio (16.216) e Trasporto e Magazzinaggio (16.199). Le denunce dei lavoratori stranieri sono 65.954 su 315.452, circa 1 su 5.

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