Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS Potenza: «È la prova che senza pressione formale la sanità pubblica resta ferma. E questo brucia».
Potenza, 3 luglio 2026 – Perché la Regione Basilicata, nel 2017, ha scritto che nelle strutture R3 deve esserci un infermiere nelle ventiquattro ore? Perché gli ospiti di quelle strutture — anziani fragili, con patologie croniche complesse — hanno bisogni clinici che richiedono risposta immediata, a qualsiasi ora. L’OSS è presente, capace, conosce quegli ospiti uno per uno. Fa il suo lavoro, e lo fa bene. Il lavoro dell’infermiere può farlo solo un infermiere. La Regione lo sapeva. L’ha scritto per questo.
Dal 2017 ad oggi l’infermiere era assente. Il sistema lo escludeva. E un sistema intero ha scelto di ignorarlo.
Ora l’ASP annuncia che “entro la prossima settimana sarà previsto uno specifico turno notturno infermieristico”. Se il turno verrà attivato la prossima settimana, significa che oggi è assente. Era assente ieri, l’anno scorso, dal 2017. Nove anni di inadempimento. Visibile, documentato, ignorato.
Il silenzio che si vedeva da lontano. Giuseppe Costanzo segnalava il problema da tempo, con note formali, diffide protocollate, PEC tracciate. Ogni atto cadeva nel vuoto. Consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione — silenzio. Chi frequentava quei corridoi e sapeva — silenzio. Altri soggetti sindacali — silenzio. Un silenzio pesante come cemento, rotto soltanto dalla FIALS.
Ci è voluta una prima diffida formale, poi una seconda, poi la minaccia concreta di coinvolgere i Carabinieri NAS, la Corte dei Conti, la Procura della Repubblica. Solo allora la macchina amministrativa ha sentito il peso di ciò che stava ignorando.
Costanzo lo dice senza reticenze: «Prendiamo atto con amarezza che per proteggere persone anziane e fragili abbiamo dovuto minacciare l’intervento della magistratura. È la radiografia di come viene gestita la sanità pubblica in Basilicata».
Un documento del 2007 tirato fuori dalla polvere. A difesa della propria posizione, l’ASP ha prodotto una nota interna del 14 agosto 2007, recuperata con difficoltà dagli archivi. Un documento che la Direzione stessa faticava a trovare difficilmente poteva costituire un presidio organizzativo reale o essere conosciuto dal personale in turno. Quel documento escludeva le ore notturne: i redattori calcolavano diciotto ore di presenza infermieristica su ventiquattro e scrivevano che il sistema avrebbe retto “se non si creeranno disservizi legati alla disponibilità del personale infermieristico nella assistenza notturna”. Un condizionale. Una speranza. Lontano da una garanzia.
L’ASP richiamava inoltre una procedura di chiamata verso l’infermiere della Lungodegenza Riabilitativa — messa in atto dopo le nostre due diffide — senza produrre alcun protocollo scritto né prova che fosse conosciuta dal personale prima della nostra azione sindacale. Una chiamata verso un reparto separato, con personale già impegnato su altri pazienti, resta una risposta episodica: altra cosa rispetto alla copertura H24 che la norma richiede. La stessa Direzione lo riconosce, dichiarando che quel documento “non può assurgere a paradigma e riferimento non emendabile”. Lo produce e lo sconfessa nella stessa pagina.
Quasi vent’anni. Zero atti. Dal 2017 la norma era chiara: un infermiere dedicato, dentro la struttura, ventiquattr’ore su ventiquattro. In quasi vent’anni nessun atto aziendale di adeguamento. Il vuoto scaricato sugli OSS, a cui si chiedeva di reggere notti che andavano oltre le loro responsabilità.
Ogni notte senza copertura è un anziano il cui respiro cambia nel buio. C’è un OSS accanto a lui — presente, attento. Ma privo delle conoscenze per valutare e intervenire. Può chiamare. Può aspettare. Può tenere una mano. Quello spazio tra il percepire il problema e il poter risolverlo è esattamente ciò che la norma del 2017 voleva chiudere. È rimasto aperto per anni, nel silenzio di tutti.
Costanzo lo dice con chiarezza: «Dietro ogni diffida che ho firmato c’era una persona reale. Un anziano che quella notte aveva bisogno di qualcuno con le conoscenze giuste accanto. Questo resta, e resta con tutto il suo peso».
La FIALS continua. L’annuncio del turno notturno è un primo passo, concreto e necessario. La FIALS lo deve agli ospiti della RSA, che meritano tutela ogni ora del giorno e della notte. Lo deve ai lavoratori che hanno retto un peso che esula dalle loro responsabilità. E lo deve a sé stessa: quando tutti tacevano, la FIALS parlava. Continuerà a farlo.