mercoledì, 24 Giugno 2026

Over 65 e longevità attiva, Tasciotti (San Raffaele di Roma): relazioni sociali solide aumentano probabilità di sopravvivenza del 50%

LA QUALITÀ DELLA VITA DOPO I 65 ANNI SI COSTRUISCE CON IL GIUSTO MIX DI MOVIMENTO, INTEGRAZIONE NUTRIZIONALE E SOCIALITÀ

Come evidenzia il 1° Rapporto Vivi l’Età sulla longevità attiva – curato dal Prof. Ennio Tasciotti, Direttore dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma e promosso da Meritene – l’invecchiamento sano dipende da 3 dimensioni sempre più interconnesse: attività fisica e salute muscolare, nutrizione e integrazione proteica, relazioni sociali e salute cognitiva.

Relazioni sociali solide aumentano la probabilità di sopravvivenza del 50%, con un impatto paragonabile alla cessazione del fumo.

Milano, 24 giugno 2026 – In Italia si vive sempre più a lungo ma la vera sfida oggi non è solo aggiungere anni alla vita: è preservare autonomia, forza fisica, salute cognitiva e qualità delle relazioni nel tempo.

È da questa riflessione che nasce il 1° Rapporto Vivi l’Età di Meritene sulla longevità attiva, un documento autorevole che sintetizza le più recenti evidenze scientifiche sui principali determinanti dell’invecchiamento sano.

Dal Rapporto – promosso da Meritene e curato dal Prof. Ennio Tasciotti, Direttore dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma – emerge chiaramente come la longevità attiva dipenda da un equilibrio complesso tra corpo, mente e relazioni.

Secondo le evidenze raccolte, ad esempio, la qualità delle relazioni sociali ha un impatto diretto e misurabile sulla salute: una meta-analisi internazionale su oltre 300.000 partecipanti ha rilevato come la solidità delle relazioni sociali aumenti la probabilità di sopravvivenza del 50% (OR=1,50), un effetto paragonabile a quello della cessazione del fumo.

Parallelamente, il Rapporto evidenzia come la sarcopenia, ovvero la perdita di massa e forza muscolare, non sia, come siamo abituati a credere, una conseguenza inevitabile dell’età. Questo processo, che rappresenta oggi uno dei principali fattori di fragilità e perdita di autonomia nella popolazione anziana, può infatti essere evitato o rallentato in modo significativo nella sua progressione con movimento regolare, esercizio di resistenza e adeguato supporto nutrizionale.

“Le evidenze scientifiche mostrano come la qualità della vita dopo i 65 anni dipenda dall’equilibrio tra forza fisica, adeguata nutrizione e relazioni sociali solide” – afferma Tasciotti – “che non vanno visti come fattori separati ma come tre componenti interconnesse dell’invecchiamento sano”.

“Ogni ora aggiuntiva di attività fisica moderata riduce significativamente il rischio di sarcopenia” – spiega Tasciotti – “programmi di esercizio di 6-36 settimane migliorano forza, velocità del cammino e performance fisica e i migliori risultati si ottengono attraverso programmi multicomponenti che combinano esercizio di resistenza, attività aerobica, equilibrio e supporto nutrizionale”.

Con l’invecchiamento, poi, aumenta il fabbisogno proteico e diminuisce la capacità dell’organismo di utilizzare efficacemente le proteine introdotte con la dieta. E questo fenomeno, definito “resistenza anabolica”, contribuisce allo sviluppo della sarcopenia. In presenza di severa resistenza anabolica, la dose necessaria per innescare la sintesi proteica può superare del 68% quella dei giovani, richiedendo fino a 40 g di proteine per singolo pasto.

“La sarcopenia è associata ad un rischio di mortalità circa doppio rispetto ai soggetti non sarcopenici” – afferma Tasciotti. “Gli anziani necessitano di un apporto proteico superiore rispetto agli adulti più giovani ma la supplementazione proteica da sola produce benefici limitati. L’associazione tra esercizio fisico e integrazione proteica genera i risultati più significativi in termini di massa muscolare, forza e funzionalità. L’integrazione proteica, quindi, è efficace quando inserita all’interno di un approccio integrato che comprende attività fisica e corretti stili di vita”.

Il cerchio si chiude con le relazioni sociali, che rappresentano un determinante biologico della salute cognitiva. La salute mentale e cognitiva, infatti, non dipende esclusivamente da fattori neurologici ma anche dalla qualità delle relazioni e del contesto sociale in cui una persona vive.

“Come emerge chiaramente dal 1° Rapporto sulla longevità attiva, le relazioni sociali solide aumentano la probabilità di sopravvivenza del 50%” – conclude Tasciotti. “La solitudine cronica è associata a un declino cognitivo più rapido mentre la partecipazione sociale riduce il rischio di demenza. Con l’isolamento e la solitudine aumentano depressione, infiammazione sistemica, stress cronico e rischio di deterioramento cognitivo. La socialità, dunque, non è un <extra> ma una componente essenziale dell’invecchiamento sano”.

“Attraverso la campagna sociale Vivi l’Età e il 1° Rapporto sulla longevità attiva, Meritene si propone l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una cultura del benessere più consapevole, accessibile e orientata alla qualità della vita” – afferma Giulio Gandolfi, Beo di Nestlé Health Science.

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