Cattani all’Assemblea di Farmindustria: “Le imprese farmaceutiche hanno già contribuito per il 33% all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027. Siamo in un contesto geopolitico internazionale con molte opportunità, ma anche tanti rischi e occorre un’alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l’aumento dei costi e i rischi sanitari”.
Roma, 23 giugno 2026 – L’innovazione farmaceutica è uno dei principali fattori che stanno contribuendo all’incremento dell’aspettativa di vita della popolazione e all’aumento della sopravvivenza dei pazienti colpiti da patologie gravi e croniche. Al tempo stesso, l’industria farmaceutica è fra i motori più dinamici della crescita economica italiana, in un contesto internazionale sempre più complesso, con un export in aumento del 248% negli ultimi 10 anni. È questo il messaggio al centro dell’Assemblea 2026 di Farmindustria, oggi a Roma presso l’Auditorium Conciliazione con il titolo “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”. Risultati che hanno consentito di aumentare la crescita della nostra Nazione e che devono essere consolidati. Nello spirito di confronto costruttivo che da anni caratterizza il rapporto con le Istituzioni, vanno affrontate con pari senso di urgenza 4 priorità: dal payback alla politica statunitense sui prezzi dei farmaci, dall’ipotesi di revisione del prontuario alla riduzione dei tempi di accesso alle cure.
I traguardi dell’innovazione farmaceutica si misurano in anni di vita guadagnati e vite salvate: oggi viviamo in media 84 anni, con un aumento costante di 3 mesi all’anno negli ultimi 50 anni, mentre in 25 anni la mortalità è diminuita del 31% e abbiamo assistito alla riduzione del 41% delle morti per malattie croniche e del 27% per neoplasie. Parallelamente, l’export farmaceutico italiano degli ultimi 10 anni cresce più di quello degli altri grandi Stati UE e della media UE (+148%). Particolarmente significativo il contributo del settore all’obiettivo nazionale di crescita delle esportazioni: il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è infatti prefissato di arrivare a 700 miliardi di euro di export entro il 2027. Per raggiungerlo, nel periodo 2022-2027, è necessario un incremento pari a 73,8 miliardi di euro. L’industria farmaceutica ha già contribuito con 24,7 miliardi di crescita export, quindi circa un terzo (33%) del risultato atteso. Infine, il valore medio dell’export farmaceutico dell’Italia è superiore di oltre il 30% di quello degli altri Stati UE; dato che riflette l’aumento del contenuto innovativo e di qualità della produzione.
Oggi, la ricerca corre a una velocità senza precedenti. Nel mondo sono 23.000 i farmaci in sviluppo, il doppio rispetto a 10 anni fa, equamente distribuiti tra molecole di sintesi chimica e prodotti biotech. Se tra il 2013 e il 2022 venivano approvati mediamente 58 nuovi farmaci l’anno nel mondo, dal 2023 al 2025 la media è salita a 78 nuovi medicinali annui, ampliando rapidamente le possibilità di cura per milioni di persone. Tra i principali farmaci che saranno lanciati a livello globale tra il 2024 e il 2028, si è calcolato che il 62% avrà un impatto particolarmente significativo su sopravvivenza, qualità della vita e produttività e il 38% genererà nuovi percorsi di cura con costi sanitari minori. Inoltre, si stima che 11 miliardi di euro investiti in innovazione, dal 2014 al 2024 abbiano generato 66 miliardi di euro di valore socio-economico, con 1 miliardo di ore di lavoro recuperate e 21 milioni di giornate di ospedalizzazione evitate. Un contesto in cui l’intelligenza artificiale sta accelerando la ricerca farmaceutica: gli studi clinici condotti con piattaforme IA sono aumentati dell’82% fra 2016-2020 e 2021-2025 e i tempi di ricerca possono ridursi fino al 40%, avvicinando l’obiettivo di rendere disponibili i farmaci del futuro in metà tempo. “Un nuovo farmaco non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale”, ha dichiarato il Presidente di Farmindustria Marcello Cattani, appena rieletto per il terzo mandato alla guida dell’Associazione per il biennio 2026-2028. “L’innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo. In più, la nostra industria rappresenta un asset strategico per la crescita e la sicurezza della Nazione anche di fronte a possibili nuove emergenze sanitarie”.
Un settore strategico per la crescita della Nazione
L’industria farmaceutica si conferma uno dei settori più competitivi dell’economia italiana. Nel 2025 il comparto con 69 miliardi di euro di export (il 75% della crescita totale italiana) e 74 miliardi di produzione, rappresenta oggi circa il 2% del PIL nazionale e occupa direttamente 72.200 persone, che diventano oltre 300.000 considerando l’intera filiera e l’indotto. Tra il 2015 e il 2025, il saldo commerciale dell’industria farmaceutica ha contribuito al 6% della crescita del Pil, con un saldo estero positivo di 11 miliardi di euro.
Le 4 priorità per consolidare investimenti e competitività
Per mettere pienamente a frutto questi risultati e rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre nuovi investimenti industriali e di ricerca, Farmindustria indica quattro priorità da affrontare insieme alle Istituzioni.
Il primo riguarda la politica della Most Favored Nation (MFN) promossa a maggio 2025 dall’Amministrazione USA, che punta a riequilibrare il finanziamento dell’innovazione a livello globale richiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi a quelli degli USA. Una scelta che sta modificando gli equilibri globali dell’innovazione, inasprendo la competizione già esistente tra Stati Uniti, Cina ed UE. “Mentre USA e Cina aumentano gli strumenti per attrarre investimenti – spiega Cattani – l’Europa rischia di diventare meno competitiva. Già oggi osserviamo segnali preoccupanti: nei 10 mesi successivi all’annuncio della MFN si registra una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo. Pochi giorni fa lo US Trade Representative ha avviato un’indagine (Section 301) sulla Germania per determinare se sussistano pratiche discriminatorie o irragionevoli nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda i farmaci innovativi. Vogliamo evitare che i pazienti europei vengano penalizzati e non possiamo permetterci che le imprese paghino il prezzo di questo arretramento. In risposta alla sfida competitiva globale dell’MFN occorre un patto per compensare gli investimenti in Italia e gli oneri per le aziende, perseguendo una logica win-win, sul modello dell’accordo USA-UK”, ha affermato Cattani. In questo quadro, fondamentale è affrontare e risolvere il payback farmaceutico, che ha raggiunto un valore di circa 2,4 miliardi di euro nel 2025, perché nello schema MFN rappresenta una riduzione del prezzo che penalizza l’Italia. È un elemento di forte incertezza per le imprese, che il Governo degli Stati Uniti indica tra le barriere non tariffarie esistenti nella nostra Nazione. “Una tassa sulle tasse – evidenzia il Presidente di Farmindustria – che mette a rischio la competitività dell’Italia e il mantenimento degli investimenti. Un sistema nato come strumento di governo della spesa, che oggi rischia di operare oltre la sua funzione originaria. Va messo subito un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci”.
Secondo elemento da affrontare con urgenza è intervenire sul percorso di revisione del prontuario terapeutico avviato dall’AIFA. Farmindustria esprime preoccupazione sulle proposte ricevute dalle aziende e chiede che a guidare le scelte sia la scienza. “La personalizzazione delle cure è una delle grandi conquiste della medicina moderna – spiega Cattani – non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo per il SSN, farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi. Il valore terapeutico e la scienza devono rimanere il criterio guida delle decisioni. Un approccio incentrato unicamente sul contenimento dei costi rischierebbe di restringere le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti e di mettere in crisi una parte importante della base industriale. Soprattutto in una fase di forte aumento dei costi della produzione, in un contesto che opera su prezzi amministrati e quindi fissi, e della concorrenza internazionale, che determina un forte e rapido riposizionamento a livello globale degli investimenti in ricerca e produzione. Non dimentichiamo infine che le norme UE impongono costi (ad es. energia, regolazione) che vanno remunerati per non mettere a rischio la competitività e la sostenibilità industriale delle aziende che producono e fanno ricerca in Italia”.
Terzo tema, la necessità di migliorare l’accesso ai nuovi farmaci, di integrare i benefici dell’innovazione nelle valutazioni di farmaci e vaccini e di aumentare gli investimenti del SSN. “Occorrono modelli basati su valore ed esiti delle cure – dice Cattani – nonché su valutazioni HTA che incorporino le dimensioni sociali, economiche, organizzative, tenendo conto dell’inflazione. L’incremento della spesa farmaceutica è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche grazie alla R&S delle aziende ed è falso che sia fuori controllo. Superare il sottofinanziamento della spesa e colmare un divario di sistema per valorizzare accesso dell’innovazione e competitività sono priorità sulle quali lavorare”.
Quarto nodo da sciogliere, ridurre i tempi nazionali e regionali di accesso ai farmaci. Ancora oggi secondo il WAIT Indicator pubblicato da EFPIA sono necessari circa 400 giorni per far sì che, dopo l’approvazione a livello europeo, un farmaco venga autorizzato anche da noi. Tempi ai quali si aggiungono poi quelli legati all’inserimento nei vari prontuari regionali. “È necessario dunque prevedere un meccanismo strutturato di early access – indica il Presidente – che acceleri l’arrivo dei nuovi farmaci ai pazienti e garantisca a tutti, ovunque risiedano, lo stesso tempestivo accesso alle cure, con l’obiettivo di renderle disponibili dal primo giorno dopo l’approvazione dell’EMA”.
Ricerca clinica: l’Italia può diventare la seconda potenza europea. Il Manifesto di Farmindustria
L’Italia si conferma attrattiva per la ricerca clinica. Secondo il Rapporto 2025 “Missed Opportunities” elaborato da Altems, la nostra Nazione è al quarto posto in Europa per numero complessivo di trial clinici attivati. Persistono tuttavia criticità organizzative che limitano il potenziale italiano. In media occorrono 148 giorni per avviare la fase effettiva di arruolamento dei pazienti, 36 giorni in più rispetto alla Spagna. Gli esperti stimano che ogni 2,5 giorni di ritardo equivalgano a un paziente perso per ogni studio. Nel triennio 2022-2025 ciò si è tradotto in 10.540 pazienti non arruolati e in una perdita potenziale di circa 180 milioni di euro per il SSN. Farmindustria ha elaborato un Manifesto per fare dell’Italia il punto di riferimento europeo nella ricerca clinica e preclinica. “Dove si fa ricerca si cura meglio. L’Italia ha tutte le competenze per passare dall’attuale quarto al secondo posto in Europa negli studi clinici entro 5 anni. Dobbiamo accelerare autorizzazioni e procedure, valorizzare i dati e la Real World Evidence, investire nelle competenze STEM e medico-scientifiche, rendere strutturali gli incentivi alla ricerca e rafforzare le partnership tra imprese, università, IRCCS e centri di eccellenza”, ha dichiarato Cattani.
L’appello alle Istituzioni
Farmindustria esprime apprezzamento per il percorso di riforma che Parlamento e Governo stanno portando avanti in questi anni e per la volontà di arrivare entro l’anno a un Testo Unico della Farmaceutica, considerato molto tempestivo e una grande opportunità, fondamentale per rafforzare la competitività del settore in un momento cruciale a livello globale, concretizzando riforme attese da molti anni. L’Associazione ritiene tuttavia necessario un ulteriore impulso politico per affrontare le sfide in corso e cogliere le opportunità offerte dalla nuova stagione dell’innovazione. “Siamo in una fase decisiva. Nei prossimi anni verranno allocati dall’industria farmaceutica globale nuovi investimenti in ricerca e produzione: gli USA si sono già aggiudicati più di 400 miliardi. L’Italia ha tutte le carte in regola per attrarne una parte importante, ma servono scelte veloci e coraggiose. Ci appelliamo a tutto il Governo affinché la nostra Nazione resti protagonista della nuova geografia mondiale dell’innovazione e della produzione farmaceutica, diventando un hub per gli investimenti”, ha concluso Cattani. Farmindustria accoglie infine con favore la proposta avanzata da Confindustria durante l’Assemblea del 26 maggio scorso di riallocare 20 miliardi di euro di risorse strategiche pubbliche, senza aumento del debito, per un terzo alla sanità e per un terzo alla crescita (più un terzo alla scuola), considerandole leve essenziali per rafforzare competitività, innovazione e benessere sociale attraverso settori hi-tech come, in primis, il farmaco.
L’industria farmaceutica, pilastro del Made in Italy. fatti e cifre del 2025
I NUMERI CHIAVE DEL 2025
+248% export farmaceutico negli ultimi 10 anni
33% del contributo all’obiettivo dei 700 miliardi di export al 2027
2% del PIL con 69 miliardi di export e 74 di produzione
72.200 addetti diretti, oltre 300.000 con l’indotto
4,4 miliardi di investimenti (+9% nel 2025), di cui 2,5 in R&S
L’industria farmaceutica in Italia è un unicum in Europa, costituita per circa il 40% da imprese a capitale italiano e il 60% a capitale internazionale. E tutte – grandi, medie, piccole – rappresentano al meglio il Made in Italy.
Produzione, ricerca e investimenti
- 74 miliardi di produzione, Italia leader in UE con Germania e Francia;
- 2% il peso sul PIL dell’industria farmaceutica, direttamente e con l’indotto;
- prima per competitività e produttività (3 volte la media), e prima per crescita della produttività negli ultimi 20 anni (Istat); anche nel confronto con i grandi Stati UE, industria farmaceutica in Italia prima per produttività (+5% vs Big UE);
- 4,4 miliardi di investimenti (1,9 in produzione e 2,5 in R&S), + 9% nel 2025 e +43% negli ultimi 5 anni;
- oltre 800 milioni in studi clinici, presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che permettono ai pazienti di accedere a terapie innovative e al SSN di avere benefici di circa 3 euro per ogni euro investito dalle aziende (Altems);
- oltre 2.000 studi clinici in corso nella Nazione in questo momento, di cui più del 70% promossi dall’industria farmaceutica;
- +26% crescita domande brevetto farmaceutico nel periodo 2021-2025 rispetto agli anni 2016-2020 (+10% media Big UE), + 22% medio nelle Life Sciences;
- specializzazioni in farmaci sia di sintesi chimica sia biotecnologici, nei vaccini, nelle terapie avanzate, nelle malattie rare e nei plasmaderivati;
- primato europeo per CDMO (produzione “conto terzi”) con 4,3 miliardi nel 2025, il 24% del totale europeo.
Export
- 69,2 miliardi di export nel 2025, industria farmaceutica secondo settore manifatturiero per export, dopo la meccanica;
- primo settore manifatturiero per crescita dell’export sia nel 2025 (+28,5%) sia negli ultimi 10 anni (2015-2025) +248%; export farmaceutico che, sempre negli ultimi 10 anni, cresce più di quello degli altri grandi Stati UE e della media UE (+148%);
- Italia nel 2025 al sesto posto al mondo per export farmaceutico complessivo – con un peso del 7,7%, era il 4% nel 2015 – ma considerando i farmaci confezionati è al secondo posto, con un peso del 10% dopo la Germania (13%);
- farmaci e vaccini primo settore “made in Italy” per surplus con l’estero (29% sul saldo totale manifatturiero nel 2025);
- +11,4 miliardi saldo estero totale nel 2025, incluse le materie prime;
- export fondamentale in tanti territori. Primo settore esportatore per Centro e Sud;
- quota export farmaceutico sul totale manifatturiero da 4% a 11,3% in 20 anni;
- il valore medio dell’export farmaceutico dell’Italia è superiore di oltre il 30% di quello degli altri Stati UE.
- Nel 2025 l’export farmaceutico dell’Italia verso gli USA è stato pari a 15,8 miliardi di euro, il 23% del totale dell’export farmaceutico dell’Italia, e in crescita del 54% rispetto al 2024. Nel primo trimestre del 2026, l’export verso gli USA è pari a 5,3 miliardi di euro, il 29% del totale Italia e in crescita del 28% rispetto al Q1 2025. Saldo estero normalizzato (cioè il grado di dipendenza dall’estero di un Paese in un determinato settore merceologico) 2025: 4% per l’Italia vs 45% media UE27. Un dato che dimostra come le relazioni commerciali tra Italia e USA siano molto più equilibrate rispetto ad altri Paesi, riflettendo le forti connessioni e sinergie tra i due sistemi industriali.
Territori: valore Made in Italy
- Lombardia: prima regione farmaceutica in Italia, con oltre 27.000 occupati diretti, ai quali si aggiungono i 32.000 dell’indotto. Tra le più importanti regioni farmaceutiche in UE, con 11,9 miliardi di export e 670 milioni di investimenti in R&S.
- Lazio: seconda regione per numero di occupati (12.800 diretti e 15.200 nell’indotto) ed export (18 miliardi di euro, 54% del totale manifatturiero regionale). Investimenti in R&S per circa 400 milioni.
- Toscana: terza regione in Italia con oltre 7.000 addetti diretti e 8.400 nell’indotto. Prima regione per export, pari a 22,2 miliardi (primo settore manifatturiero della regione) e investimenti in R&S pari a 350 milioni.
- Veneto: 6 mila occupati diretti, 7.200 nell’indotto e un export di oltre 1 miliardo, il 40% di quello hi-tech della regione. 50 milioni investiti in R&S.
- Emilia-Romagna: importante presenza produttiva e di R&S: 4.900 addetti diretti, 5.800 nell’indotto. Export pari a 2,1 miliardi; prima regione per investimenti in R&S: 780 milioni.
- Marche: 2.200 addetti diretti, circa 2.600 nell’indotto. E 2° settore della manifattura regionale per export 2025, con 1,5 miliardi.
- Specializzazione nel Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia). Le imprese farmaceutiche contano 6.400 addetti diretti e 7.600 nell’indotto, 11 miliardi di export (8 della Campania) e 162 milioni di investimenti in R&S.
Risorse umane: un’eccellenza
- 72.200 addetti diretti (+1,7% nel 2025), di cui 7.300 in R&S (+1% nel 2025 e +8% tra 2020 e 2025);
- 90% laureati o diplomati; 46% donne (52% in R&S), +15% tra 2019-2025;
- 316.000 addetti considerando l’indotto e la filiera;
- +10% crescita occupazione periodo 2019-2025, +25% under 35;
- formazione giovani: Farmindustria e le imprese farmaceutiche hanno attivato progetti con scuole superiori, ITS Academy e università. Con la Fondazione ITS Pharma Academy per le Nuove Tecnologie della Vita di Roma nel 2023 è stato inaugurato il primo Campus ITS in Italia, denominato “Campus Pharma Academy”. Nel 2025 si sono inaugurati i laboratori tecnici, progettati con Fondi PNRR, con il più alto livello di tecnologie presenti nei canali formativi pubblici. Dal 2019 l’ITS Pharma Academy è l’Academy di settore per la formazione di profili tecnici. A oggi sono stati formati, da oltre 140 manager del settore, oltre 300 studenti con un placement del 100% e una presenza femminile del 35%. E attualmente con 8 corsi attivi, si stanno formando altri 160 giovani;
- welfare all’avanguardia, grazie a relazioni industriali improntate al dialogo, per la conciliazione vita lavoro e sostegno alla genitorialità (primo tra i settori industriali, dati Istat).
Trend di spesa
- Evidenze sui trend di spesa (dati AIFA)
- Var % Spesa Acquisti diretti: 2014-2019: +7,0% medio annuo; 2019-2024: +7,2% medio annuo; 2025: +5,7%
- Avanzo nel 2025 per la spesa convenzionata (-459 milioni rispetto al tetto) e per i farmaci innovativi (-538 milioni rispetto al fondo), nonostante i provvedimenti del Governo per dare più accesso alle risorse stanziate
- Farmaci a brevetto scaduto (dati AIFA)
- 90% dei consumi in farmacia;
- Italia primo Stato per quota di biosimilari
- 1,6 euro al giorno, spesa farmaceutica procapite con prescrizione (pubblica e privata)
- -800 euro procapite di spesa sanitaria rispetto alla media europea, anche se è positivo l’incremento delle risorse degli ultimi anni; -12% la spesa farmaceutica pubblica procapite misurata a parità di potere d’acquisto in Italia rispetto ai principali competitor europei
Transizione green
- industria farmaceutica ai primi posti per azioni concrete per la sostenibilità, come il miglioramento dell’efficienza energetica – con ampio ricorso alle fonti di energia rinnovabile – un minor consumo di acqua, eco-design del packaging secondario;
- -37% riduzione dell’intensità delle emissioni di gas climalteranti negli ultimi 10 anni (-21% la media manifatturiera);
- -30% intensità energetica negli ultimi 10 anni (-16% media manifatturiera).
Transizione digitale
- 42% imprese farmaceutiche adottano soluzioni e strumenti di IA in fabbrica (12% la media dell’industria manifatturiera);
- 59% aziende farmaceutiche usa IA per progettazione studi clinici;
- 26 le terapie digitali disponibili in Italia (+73% sul 2024), contro le 59 ammesse a rimborso in Germania. Gli studi clinici in corso per terapie digitali sono 8 in Italia contro 17 in Germania;
- 53% italiani accede al Fascicolo Elettronico (+13% vs 2025);
- 62% strutture sanitarie ha attivato un servizio di televisita;
- 77% medici ospedalieri usa la Cartella Clinica Elettronica.
Welfare
- il 100% delle imprese prevede forme di flessibilità oraria, come smart working, part-time, agevolazione oraria in ingresso/uscita, permessi retribuiti per visite mediche aggiuntivi al CCNL;
- 100% degli addetti ha previdenza e assistenza sanitaria integrativa;
- 81% delle imprese offre programmi di medicina preventiva per i lavoratori;
- 72% delle imprese prevede programmi di medicina preventiva dedicata a maternità o a patologie femminili;
- 47% delle imprese offre congedi e aspettative di maternità/paternità più lunghi rispetto alla legge e al CCNL;
- 50% delle imprese offre asili nido/rimborsi spese per istruzione e assistenza domestica;
- 78% delle imprese offre strumenti per incentivazione o pratica dell’esercizi fisico (palestra, aziendale o in convenzione, campagne informative);
- 72% delle imprese offre servizi di counseling psicologico e workshop su gestione stress;
- 78% delle imprese ha acquisito la Certificazione della Parità di Genere. E il restante 22% ha iniziato l’iter o lo inizierà a breve;
- 60% delle imprese hanno attivato piani di supporto alla convivenza generazionale;
- 70% delle imprese hanno in corso o in programma iniziative di prevenzione e contrasto alla violenza di genere;
- +45% numero di figli rispetto alla media nazionale, per gli addetti delle imprese farmaceutiche. In Italia il numero medio di figli per donna è pari a 1,1, nelle aziende farmaceutiche è di 1,7.
Più vita, più qualità, più salute
- 1 milione in più, in Italia, le persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore in dieci anni;
- 1 anno, è la crescita in Italia della vita media negli ultimi 3, grazie alla Ricerca, alla maggiore appropriatezza delle cure e alla qualità del SSN;
- la speranza di vita in Italia, tra le Nazioni più longeve, è di quasi 84 anni (media OCSE 81,1): negli ultimi 50 anni la vita media è aumentata di 3 mesi all’anno;
- in Italia il tasso di mortalità evitabile – che misura i decessi che potrebbero essere prevenuti attraverso efficaci politiche di sanità pubblica, prevenzione e trattamenti tempestivi – è pari a 145 decessi per 100.000 abitanti (media OCSE 222);
- in 25 anni in Italia -31% di mortalità totale, -41% per patologie croniche e -27% per le neoplasie;
- oltre 275 farmaci orfani autorizzati dal 2000 a oggi da EMA (Agenzia Europea dei Medicinali);
- nel mondo, grazie ai vaccini, negli ultimi 50 anni sono state salvate 154 milioni di vite, pari a 6 vite al minuto.
Innovazione e ricerca: benefici e costi evitati dai farmaci
- i farmaci permettono in certi casi di evitare l’ospedalizzazione (1 giorno in ospedale costa 1.000 euro);
- grazie ai farmaci più efficienza della spesa complessiva di welfare, meno spese di assistenza e vita più attiva per malati o caregiver (es. malattie neurodegenerative o cancro: 65% dei malati smette di lavorare e il 25% dei caregiver riduce l’occupazione);
- con una copertura vaccinale ottimale delle vaccinazioni dell’adulto e di alcune per gli adolescenti: si evitano ogni anno costi sociali per 2,8 miliardi; si recuperano 562 milioni di gettito fiscale; si guadagnano quasi 10 miliardi di produzione (fonte Altems);
- grazie al calendario vaccinale pediatrico italiano compreso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-19, e confermato col PNPV 2023-25, si possono prevenire 1,8 milioni di malattie, 3.330 decessi, 45.900 anni di vita persi in totale, nell’arco di una generazione, per ciascuna coorte di nascita immunizzata. Con un risparmio di 1,6 miliardi per l’SSN;
- prima dei nuovi farmaci per l’epatite C si spendeva più di un miliardo l’anno per trattare i pazienti. Costi oggi evitati grazie ai medicinali;
- terapie avanzate consentono benefici di lungo periodo, a fronte di una singola somministrazione, anche con effetti curativi;
- in oncologia i risparmi sui costi indiretti del percorso di cura consentiti dall’innovazione farmaceutica (p.es. meno ospedalizzazioni, meno welfare), hanno permesso di ridurre i costi indiretti e dal 2000 al 2023 la spesa totale (diretta+indiretta) per paziente è scesa del 12%;
- 19.800 anni di vita guadagnati tra 2018 e 2022 grazie all’immunoncologia;
- costi diretti e indiretti evitati con l’uso di plasmaderivati (escluso il costo di acquisizione della terapia): -45% medio per ogni persona affetta da immunodeficienza primitiva; -69% medio per ogni paziente con immunodeficienza acquisita; -49% medio per ciascun malato con deficit di alfa-1-antitripsina.