Uno studio sull’immunoterapia nei pazienti con tumore al colon che hanno una particolare mutazione genomica, pubblicato su Annals of Oncology, si aggiudica il riconoscimento annuale assegnato dall’associazione bergamasca ai volti giovani della ricerca
Milano, 19 maggio 2026 – Un premio al presente e una spinta verso il futuro. È il senso dell’evento in cui la dottoressa Margherita Ambrosini, 32 anni, medico specializzato in Oncologia gastrointestinale della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha vinto il “X Premio S.O.S. per la ricerca oncologica”, assegnato dall’associazione bergamasca “Solidarietà in Oncologia e Sociale ODV” (www.sosoncologia.it), che si occupa di assistenza ai malati e sostegno alla ricerca. La cerimonia si è svolta venerdì 15 maggio a Caravaggio (Bergamo), durante una cena di gala organizzata da S.O.S. Al premio è associata una borsa di studio di 15.000 euro, destinata, come ogni anno, a un ricercatore giovane impegnato nel settore.
Ad essere premiato, stavolta, è uno studio di ricerca accademica, sviluppato nell’ambito dell’Oncologia Medica Gastroenterologica dell’Istituto milanese (diretta dal dottor Filippo Pietrantonio) e pubblicato nel 2024 su Annals of Oncology, che aveva come oggetto l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti con tumore del colon retto avanzato caratterizzati da una mutazione (rara) dei geni POLE e POLD1.
L’immunoterapia, in genere, ha un impatto ridotto sulla grande maggioranza dei tumori del colon retto. Ma analizzando i dati di 27 pazienti provenienti da centri italiani e internazionali (gruppo necessariamente ristretto, perché questa mutazione interessa circa l’1% dei tumori metastatici del colon), la dottoressa Ambrosini e i colleghi hanno confermato che in questi casi può essere addirittura molto più efficace della chemioterapia, garantendo un risultato a lungo termine.
«Abbiamo dimostrato per la prima volta che effettivamente i pazienti con queste mutazioni beneficiano in modo marcato dal trattamento immunoterapico», spiega la dottoressa Ambrosini: «Di fatto, si apre la strada per un’opzione nuova di cura per malati che altrimenti non avrebbero potuto avvalersi di una chance del genere». Il prossimo passo sarà studiare l’immunoterapia in un setting di pazienti con malattia localizzata, per capirne gli eventuali benefici anche prima dell’intervento chirurgico.
Margherita Ambrosini si è specializzata presso l’Università degli studi di Milano nel 2024. Il suo percorso formativo si è svolto interamente presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. Nel 2024 ha trascorso un anno di formazione presso l’Unità di Oncologia Gastrointestinale dell’Hopital Européen Georges Pompidou e il laboratorio di ricerca Centre de Recherche des Cordeliers di Parigi (Francia). Ha al suo attivo più di 30 pubblicazioni.