Il Prof. Foad Aodi: “Le 100 milioni di dosi sono un passo avanti, ma senza stabilità sanitaria in aree come Gaza, Libano, Sudan e Yemen, rischiamo un pericoloso arretramento della salute globale e il ritorno di patologie che la medicina aveva già vinto.”
ROMA 24 APR – Il programma “Big Catch-Up”, la più rilevante iniziativa di recupero vaccinale post-pandemica, ha raggiunto il traguardo delle 100 milioni di dosi somministrate. Questo intervento ha permesso di immunizzare 18,3 milioni di bambini tra 1 e 5 anni in 36 Paesi ad alta priorità. Tuttavia, i dati evidenziano una criticità strutturale: circa 14,3 milioni di neonati ogni anno continuano a rimanere esclusi dai circuiti ordinari di vaccinazione.
L’INDAGINE AMSI-UMEM AGGIORNATA AL 24 APRILE 2026: I NUMERI DELLA COPERTURA
Sull’efficacia di questi interventi e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari riflettono e analizzano l’AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), l’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), la Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), la rete AISCNEWS (Agenzia Mondiale Senza Confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE.
Dall’indagine della rete associativa, aggiornata al 20 aprile 2026, emergono i seguenti dati tecnici:
-12,3 milioni di bambini “zero dosi” sono stati integrati nei percorsi di profilassi.
-15 milioni di minori hanno ricevuto la protezione contro il morbillo, a fronte di una circolazione virale che nel 2024 ha fatto registrare 11 milioni di casi a livello globale.
-23 milioni di dosi di vaccino antipolio (IPV) sono state distribuite per consolidare gli obiettivi di eradicazione.
LE RIFLESSIONI DEL PROF. FOAD AODI SULLA SALUTE GLOBALE DEI BAMBINI NELLE ZONE DI GUERRA
Sul tema interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, esperto in salute Globale, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, fondatore di AMSI e dell’Unione Medica Euromediterranea:
“I dati della nostra analisi del 20 aprile 2026 indicano che, sebbene il recupero vaccinale stia procedendo con efficacia, la stabilità sanitaria in aree come Gaza e il Libano, teatro di atroci conflitti, rimane estremamente fragile. In questi contesti, oltre il 90% della popolazione infantile sconta le conseguenze della discontinuità dei servizi. La compromissione del 75% delle infrastrutture sanitarie e delle catene del freddo rende complesso garantire la continuità terapeutica. Non si tratta solo di emergenza temporanea, ma della necessità di ricostruire sistemi capaci di resistere alle crisi.”
PATOLOGIE EMERGENTI E RISCHI AMBIENTALI: L’ANALISI TECNICA DELLA RETE AMSI-UMEM
L’indagine condotta dalla rete internazionale evidenzia come il calo delle coperture vaccinali sia drammaticamente aggravato dal collasso delle condizioni igienico-sanitarie nei luoghi di guerra. Lo sfollamento di milioni di civili ha generato una pressione insostenibile sulle risorse idriche, provocando l’inquinamento sistematico delle falde acquifere in vaste aree del Medio Oriente e dell’Africa Sub-sahariana.
Ecco dati raccolti dalle associazioni e dai movimenti:
-Contaminazione Idrica e Colera: La compromissione dei sistemi idrici ha innalzato il rischio di epidemie di colera e malattie diarroiche acute del 65% nei campi profughi e nelle zone di assembramento precario.
-Trasmissione Oro-Fecale (Epatite e Polio): L’assenza di reti fognarie funzionanti e lo sversamento di reflui nelle falde ha elevato del 40% il rischio di trasmissione di virus come l’Epatite A e la Polio, minacciando i risultati ottenuti con le somministrazioni di IPV.
-Crisi Respiratoria da Sovraffollamento: La mancanza di alloggi salubri per gli sfollati incide per il 55% sulla prevalenza di polmoniti e bronchiti batteriche tra i minori di 5 anni, spesso prive di copertura antibiotica adeguata.
LA PARALISI DELLE CURE: MONITORAGGIO DEGLI OSPEDALI FUORI USO NEI CONFLITTI
L’efficacia della campagna “Big Catch-Up” e della medicina preventiva è fisicamente ostacolata dalla distruzione delle infrastrutture sanitarie. Le associazioni e i movimenti certificano una crisi delle cure senza precedenti dovuta all’inaccessibilità dei presidi medici:
-Area Mediorientale (Striscia di Gaza): Le rilevazioni indicano che circa il 75-80% delle strutture ospedaliere è attualmente fuori servizio o ridotto a funzioni di emergenza minima a causa dei danni strutturali e del blocco delle forniture energetiche, rendendo impossibile la conservazione dei vaccini (catena del freddo).
-Libano: Il 25% dei centri di assistenza primaria e dei punti vaccinali nelle aree maggiormente colpite dall’instabilità ha cessato le attività, privando oltre 1,2 milioni di persone del monitoraggio sanitario di base.
-Zone di guerra dimenticate (Sudan e Yemen): In Sudan, l’indagine aggiornata al 20 aprile 2026 conferma che l’80% degli ospedali nelle zone di conflitto è inattivo, lasciando 3 milioni di bambini in un vuoto assistenziale totale. In Yemen, la chiusura dei presidi rurali ha fatto crollare la continuità terapeutica per le malattie croniche e pediatriche, alimentando una crisi della mortalità evitabile che colpisce il 50% delle famiglie in aree isolate.
CRITICITÀ NELLE AREE DI CRISI: SUDAN, YEMEN E CONTESTI FRAGILI. LE GUERRE DIMENTICATE
L’analisi della rete internazionale rivolge l’attenzione anche a scenari complessi come il Sudan, dove l’80% dei presidi sanitari risulta parzialmente o totalmente inattivo, limitando l’accesso ai vaccini per circa 3 milioni di minori. In Yemen, la copertura vaccinale in alcune province si attesta al di sotto del 50%, esponendo la popolazione a patologie prevenibili come la difterite.
“In questi territori” – prosegue il Prof. Aodi – “le statistiche indicano una regressione dei traguardi raggiunti negli ultimi decenni. È essenziale che il Big Catch-Up non resti un intervento isolato, ma si trasformi in un rafforzamento costante della medicina territoriale. Come esperti di salute globale, ribadiamo che la prevenzione non deve essere condizionata dai contesti geopolitici. La circolazione delle malattie infettive non rispetta i confini; proteggere i 14,3 milioni di neonati non raggiunti dai servizi di routine è un requisito fondamentale per la sicurezza sanitaria collettiva.”
PROSPETTIVE E NECESSITÀ DI COORDINAMENTO INTERNAZIONALE
Le associazioni AMSI, UMEM, Co-mai, AISCNEWS e Uniti per Unire concludono la nota sottolineando che il futuro della prevenzione globale dipenderà dalla capacità di integrare le campagne straordinarie con programmi di immunizzazione stabili e adeguatamente finanziati. Il superamento delle barriere logistiche e politiche rimane l’obiettivo prioritario per garantire il diritto alla salute in ogni area geografica.