martedì, 21 Aprile 2026

Dal Senegal a Monza, il viaggio di coraggio, scienza e umanità che ha coinvolto il San Gerardo

Monza, 21 aprile 2026 – Oggi la piccola D. sta meglio e ha già iniziato un percorso di  riabilitazione che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile. 

La sua storia e quella della sorellina T. è una storia che attraversa continenti, competenze  e destini. Le due bambine, nate in Senegal, erano unite da una fusione cranio-encefalica tra  le più rare e complesse mai documentate: ossa, tessuti cerebrali, vasi sanguigni intrecciati  in un’unica struttura. Una condizione che nel mondo si presenta in un caso ogni 2,5 milioni  di nascite e che, nella sua forma verticale totale, è ancora più eccezionale. Dal 1950, gli  interventi di separazione riusciti si contano sulle dita di poche mani. 

Quando sono arrivate in Italia, nel luglio 2024, il loro viaggio era già straordinario. Un volo  dell’Aeronautica Militare le ha portate dal Senegal a Milano, poi un trasferimento AREU le ha  condotte a Monza. Ad accoglierle, un’équipe che da mesi studiava il loro caso grazie alla  collaborazione tra Smile House Fondazione ETS e World Craniofacial Foundation. 

E grazie a Mouhamad Rassoul Dieng, Presidente e Fondatore della Fondazione Mouhamad  Rassoul Dieng che ha finanziato tutto il percorso. 

Un audit internazionale aveva indicato il San Gerardo come il luogo giusto: competenze  neurochirurgiche e craniofacciali pediatriche di altissimo livello, unite alla capacità di lavorare  in rete. 

Da quel momento è iniziato un percorso fatto di attese, interventi preparatori, simulazioni  tridimensionali, riunioni interminabili e scelte difficili. Il Sistema Sanitario Lombardo ha  messo in campo una rete di eccellenze, con una squadra che ha lavorato come un unico  organismo, coordinata dalla Direzione Generale Welfare e dall’Assessorato al Welfare.

Ma la medicina, a volte, non basta. Fin dall’inizio, le condizioni delle due bambine erano  profondamente diverse. T., la più fragile, aveva una compromissione multiorgano severa ed  era diventata dipendente dalla sorella per la funzione cardiocircolatoria. Nonostante questo,  l’équipe ha scelto di tentare: offrire a entrambe una possibilità di sopravvivenza, anche se il  rischio era altissimo. Questi bambini, nati in queste condizioni, hanno una probabilità di  morte elevatissima nei primi anni di vita. 

L’intervento finale è durato 40 ore. Due giorni e due notti in cui decine di professionisti – neurochirurghi, chirurghi craniofacciali, chirurghi plastici, anestesisti, rianimatori, cardiologi  pediatrici, neuroradiologi, infermieri – hanno lavorato senza sosta, affiancati dagli specialisti  statunitensi che hanno identificato il San Gerardo come il centro europeo adatto a questa  sfida. Una maratona chirurgica in cui ogni gesto era decisivo. 

Durante la fase più delicata, il cuore di T. non ha retto alla separazione vascolare. L’équipe  ha lottato fino all’ultimo, ma la complessità della malformazione era troppo grande. La sua  perdita ha segnato profondamente tutti. Ma ha anche dato un senso nuovo alla battaglia  per salvare D., che ha superato l’intervento e oggi affronta un futuro che prima non esisteva. 

La sua riabilitazione è appena iniziata, ma già rappresenta un traguardo: prima della  separazione, le gemelline erano costrette all’immobilità; ora, per D., si apre la possibilità di  muoversi, giocare, crescere. 

Accanto alla dimensione clinica, questa storia è stata soprattutto un incontro umano. Nei  mesi trascorsi in ospedale, tra la famiglia e il personale sanitario si è creato un legame  profondo, fatto di fiducia, vicinanza e quotidianità condivisa. “Abbiamo incontrato persone  eccezionali che ci hanno accompagnato in ogni momento”, raccontano i genitori. “Anche nel  dolore, abbiamo trovato forza nella loro dedizione”. 

“Per oltre quattordici mesi abbiamo lavorato come una sola squadra”, aggiunge l’équipe.  “Abbiamo messo insieme competenze, esperienza e cuore, con un unico obiettivo: dare a  queste bambine la migliore possibilità di vita”. 

Oggi il caso del San Gerardo è un esempio di ciò che la sanità può essere quando scienza,  etica, istituzioni e umanità si incontrano. Un intervento che non è solo un risultato clinico,  ma la testimonianza di un sistema regionale capace di affrontare le sfide più complesse della  medicina contemporanea. 

“Regione Lombardia – ha affermato Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione  Lombardia – vanta un organico di medici, infermieri ed esperti di tutte le professioni sanitarie  estremamente motivati, che danno l’anima ogni giorno per coloro che hanno bisogno di  aiuto. La vicenda di questo delicato intervento ne è l’esempio. Un esempio di cui essere grati. Facciamo parte di un sistema regionale di welfare che, anche grazie a interventi come  questi, dimostra di esistere davvero e non solo sulla carta”.

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