La Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale – FIMMG aderisce al Manifesto “Medici e Pace”, approvato dal Comitato Centrale della FNOMCeO presieduta dal dottor Filippo Anelli, sottoscritto a Perugia e consegnato al Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, Fra Marco Moroni.
“La professione medica non può che stare dalla parte della vita e della dignità umana, senza distinzione. In un tempo segnato da conflitti e nuove fragilità sociali – ricorda il Segretario Generale Silvestro Scotti – i medici di medicina generale sentono ancora più forte il dovere di affermare che curare significa costruire prossimità, dialogo e fiducia. La pace non è un tema estraneo alla medicina: è una sua condizione essenziale”.
L’impegno per la pace, tuttavia, non è solo un dovere etico: è una necessità concreta per la tutela del diritto alla salute. “I conflitti in corso non sono scenari lontani. La crisi geopolitica e l’instabilità energetica che ne deriva colpiscono direttamente le filiere da cui dipende il nostro Servizio sanitario nazionale. Farmaci essenziali (antibiotici, antidiabetici, oncologici) dipendono da materie prime petrolchimiche le cui rotte sono rese instabili dai conflitti. I costi di approvvigionamento e trasporto sono già aumentati in modo significativo, con scorte stimate tra otto e dodici settimane. Non parliamo di inflazione o benzina: parliamo di beni essenziali per la salute delle persone”.
Questo scenario si innesta su un Servizio sanitario nazionale già sotto pressione strutturale: le risorse, pur cresciute nel tempo, vengono erose dall’inflazione e dai costi energetici, mentre l’invecchiamento della popolazione amplia costantemente la domanda di cura, diagnostica e farmaci cronici. Un sistema che spende di più ma ottiene di meno, in una forbice destinata ad allargarsi senza interventi sulle cause strutturali. I sondaggi lo confermano: per quasi l’80% degli italiani investire in sanità è una priorità strategica; il 78% ritiene che l’articolo 32 della Costituzione non venga rispettato pienamente; l’80% ha già rinunciato almeno una volta a una prestazione pubblica. Il medico di famiglia resta il punto fermo: fiducia all’81%, fino all’88% tra gli over 55.
“Come sentinelle del territorio – prosegue Scotti – abbiamo il dovere di testimoniare che si rischia di comprimere diritti essenziali. La tenuta del Servizio sanitario nazionale passa dalla stabilità geopolitica: la pace non è un ideale astratto, è una condizione strutturale per garantire farmaci, diagnostica e continuità delle cure. Siamo pronti a sostenere tutte le azioni che favoriscano un ruolo attivo dell’Italia a favore di una pace giusta e duratura”.
Il Manifesto sarà esposto nelle sale d’attesa di tutti gli studi FIMMG d’Italia. FIMMG intende inoltre esplorare la possibilità di diffonderlo attraverso i promemoria delle prescrizioni dematerializzate e i sistemi di messaggistica con gli assistiti.
“La medicina generale è ogni giorno un presidio di ascolto, prossimità e fiducia – conclude Scotti –. Il medico di famiglia ha la responsabilità di tenere insieme persone, bisogni e comunità, contribuendo a costruire coesione e una cultura concreta di pace. La Pasqua che si avvicina, festa di liberazione e vita rinnovata, ce lo ricorda con forza: pace e libertà non sono conquiste separate, sono due facce della stessa dignità umana. È nel nome di entrambe che i medici di medicina generale rinnovano il loro impegno accanto agli assistiti e alle comunità che ogni giorno si affidano alla loro cura”.