Roma, 10 marzo 2026 – Con circa dodici chili di alimenti aproteici al mese, ogni persona con malattia renale cronica avanzata potrebbe seguire un regime alimentare capace di ridurre i sintomi dell’insufficienza renale e posticipare l’ingresso in dialisi. Un’occasione a rischio per molti pazienti italiani che, a causa dei tetti di spesa adottati dalla maggior parte delle Regioni, possono acquistare poco più di 5 chili di alimenti speciali. Solo Lombardia e Basilicata rimborsano il quantitativo di prodotti necessario a seguire la dieta correttamente. A sollevare il problema, in occasione della Giornata Mondiale del Rene (12 marzo), sono il FORUM Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’Organo e di Volontariato, l’Associazione Malati di Reni, la Fondazione Italiana del Rene (FIR),l’Associazione Scientifica Alimentazione Nutrizione e Dietetica (ASAND) e la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI). Uniti in un tavolo di lavoro multidisciplinare, lanciano un appello affinché l’accesso alla Terapia Dietetica Nutrizionale (TDN) ipoproteica sia equamente garantito su tutto il territorio nazionale. La task force ha già presentato in Senato, nello scorso mese di novembre, il primo Manifesto per il diritto alla TDN ipoproteica.
“La Giornata Mondiale del Rene richiama l’attenzione delle Istituzioni nazionali e regionali sulle necessità delle persone con malattia renale cronica”, afferma il Senatore Ignazio Zullo, che aveva promosso in Senato la presentazione ufficiale del Manifesto. “Garantire un accesso omogeneo alle cure su tutto il territorio nazionale significa includere pienamente anche la terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica, che costituisce un elemento rilevante nel percorso assistenziale di questi pazienti. Il confronto avviato nei mesi scorsi prosegue con l’obiettivo di individuare, insieme a pazienti, professionisti sanitari e decisori pubblici, soluzioni sostenibili che consentano di ottimizzare le risorse disponibili e rafforzare l’equità del nostro Servizio sanitario”.
“La malattia renale cronica coinvolge oltre quattro milioni di persone nel nostro Paese e ha un impatto significativo non solo sotto il profilo clinico, ma anche sociale ed economico, in ragione della frequente associazione con diabete e patologie cardiovascolari”, evidenzia Massimo Morosetti, Presidente FIR. “Negli stati avanzati della malattia, la dieta ipoproteica rappresenta una vera e propria terapia, spesso affiancata al trattamento farmacologico, in grado di mantenere l’organismo in condizioni ottimali, evitando uno stato tossico, e di ritardare l’ingresso in dialisi. Seguita oggi da circa 20.000 pazienti italiani, questa terapia comporta un investimento complessivo annuo di circa 32 milioni di euro, di cui oltre 8 milioni restano ancora a carico diretto dei cittadini, pari al 27% della spesa totale”.
“Come già enunciato nel nostro Manifesto, anche in occasione della Giornata Mondiale del Rene, ribadiamo alcune richieste essenziali”, dichiara Leonardo Loche, Presidente Forum Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’Organo e di Volontariato e dell’Associazione Malati di Reni APS. “Chiediamo di: valorizzare il canale distributivo della farmacia aperta al pubblico che, rispetto alla distribuzione nelle strutture ospedaliere, semplifica la dispensazione dei prodotti aproteici e di adottare un modello di rimborsabilità fondato sul piano terapeutico e sui quantitativi realmente necessari, non su tetti economici prefissati, così da garantire ai pazienti una dieta completa, varia ed equilibrata e la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti”.
“La terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica si basa su un apporto controllato di proteine ed è personalizzata e modulata in base alle condizioni cliniche del paziente”, spiega Ersilia Troiano, Presidente ASAND. “Può essere supportata dall’utilizzo di alimenti aproteici, che permettono di mantenere una dieta varia e nutrizionalmente equilibrata. In questo ambito, il dietista rappresenta una figura determinante: accompagna il paziente nella gestione quotidiana del regime alimentare contribuendo a migliorare l’aderenza al trattamento e a ottenere risultati clinici più favorevoli. La dieta ipoproteica è quindi una parte integrante del percorso di cura dell’insufficienza renale cronica, all’interno di un approccio multidisciplinare, coordinato e sostenibile”.
“Quando si parla di dieta ipoproteica si parla della nostra quotidianità”, aggiunge Cristina Paraskevas, Componente del Direttivo dell’Associazione Malati di Reni. “È una terapia che scandisce ogni giornata, dalla spesa alla preparazione dei pasti. Le attuali differenze regionali nella copertura dei prodotti aproteici si traducono in difficoltà molto concrete: nella maggior parte delle Regioni i tetti di spesa non sono sufficienti a coprire il reale fabbisogno e questo significa che molti pazienti devono mettere mano al portafoglio per poter seguire correttamente la prescrizione; fino a 50 euro al mese, una cifra significativa per tante famiglie, considerando che si tratta di una patologia cronica. In alternativa, c’è chi rinuncia a parte degli alimenti necessari, con il rischio di compromettere l’aderenza alla terapia”.
“La presenza capillare dei farmacisti sul territorio favorisce accesso, continuità terapeutica e supporto ai pazienti cronici”, sottolinea Andrea Mandelli, Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI). “Integrare pienamente il farmacista nel percorso assistenziale, in collaborazione con medici di medicina generale, nefrologi e dietisti, significa rafforzare un modello di presa in carico centrato sulla persona. L’esperienza della Lombardia nella dispensazione della terapia dietetico-nutrizionale attraverso i farmacisti dimostra che è possibile coniugare equità, appropriatezza e qualità di vita.”
“Siamo al fianco delle persone con patologie renali, cercando di rendere la terapia dietetico-nutrizionale sempre più accessibile”, aggiunge Luigi Cimmino Caserta, MD Manager Public & Government Affairs NewPrinces – Aproten. “Le analisi di farmacoeconomia evidenziano come questa terapia, oltre a produrre effetti positivi sulla salute dei pazienti, rappresenti anche una scelta vantaggiosa sotto il profilo della sostenibilità per il SSN. La spesa annua per l’utilizzo di prodotti ipoproteici è, infatti, stimata tra i 2.500 e i 3.000 euro per paziente, a fronte dei circa 45.000-50.000 euro necessari per il trattamento dialitico. Per questo continueremo a investire in questa promettente opportunità terapeutica, innovando la nostra offerta per rispondere concretamente alle esigenze dei pazienti. In futuro sarà fondamentale, ad esempio, garantire soluzioni efficaci anche a chi convive con comorbidità significative, come il diabete”.