L’analisi dei frammenti di DNA tumorale nel sangue potrà indicare ai medici quanto siano efficaci i trattamenti contro alcuni tipi di tumori solidi che colpiscono le cellule riproduttive
Meldola (FC), 4 marzo 2026 – Un semplice prelievo di sangue potrebbe, in futuro, contribuire a prevedere l’efficacia della chemioterapia nei pazienti giovani e adulti colpiti dalle forme più aggressive di tumore alle cellule germinali. La promettente prospettiva emerge dai risultati di uno studio internazionale dell’Italian Germ Cell Cancer Group pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Clinical Oncology, e che vede come prima firma Milena Urbini, ricercatrice della Unit Translational Oncology dell’IRST “Dino Amadori” IRCCS. L’articolo fornisce, infatti, solide evidenze per approfondire l’utilizzo dei marcatori biologici circolanti come indicatori di efficacia delle cure contro i tumori che colpiscono le cellule destinate a diventare spermatozoi o ovociti.
La ricerca si è focalizzata sullo studio dei frammenti di DNA tumorale circolante, frammenti di materiale genetico presenti nel sangue dei pazienti. IRST ha svolto il ruolo di centro di riferimento per la casistica più rara: 69 pazienti trattati con chemioterapia ad alte dosi, un patrimonio clinico-biologico raccolto dalla SC Oncologia clinica e sperimentale di Terapie innovative ed alte dosi (oggi diretta dal dott. Cristian Lolli, durante il progetto dal dott. Ugo De Giorgi) e conservato nel Centro Risorse Biologiche dell’Istituto. Mentre la Comenius University and National Cancer Institute di Bratislava (Slovacchia) ha fornito la coorte di confronto composta da 26 pazienti trattati con regime standard, il Prinses Máxima Centrum di Utrecht (Paesi Bassi) e l’IRCCS Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, hanno contribuito alle indagini molecolari e all’interpretazione dei dati.
Attraverso le analisi del DNA tumorale circolante nei campioni di sangue è stato possibile compiere numerosi passi in avanti nella comprensione di questa patologia e di come poter affrontare i casi più complessi. È stato possibile individuare biomarcatori associati alla prognosi, utili a identificare i pazienti a più alto rischio di ricaduta; evidenziare una maggiore efficacia delle alte dosi nei casi caratterizzati da maggiore aggressività; studiare le alterazioni cromosomiche della malattia avanzata, contribuendo a chiarire i meccanismi biologici alla base della sua evoluzione.
“Questo studio rappresenta la prima evidenza che collega livelli elevati di DNA tumorale nel sangue a una prognosi peggiore e a una minore efficacia dei trattamenti standard nei pazienti con tumori a cellule germinali” commenta la ricercatrice Milena Urbini. “Inoltre, abbiamo scoperto che specifiche alterazioni genetiche risultano più frequenti nei pazienti con forme più aggressive della malattia. Questi risultati suggeriscono che il monitoraggio del DNA tumorale potrebbe aiutare i medici a personalizzare le terapie, individuando in anticipo i pazienti che potrebbero beneficiare di trattamenti più intensivi e evitando, al tempo stesso, cure inutilmente gravose.”
“La ricerca di biomarcatori specifici in oncologia – afferma il Direttore Scientifico IRST, Nicola Normanno – rappresenta un elemento centrale della medicina di precisione, settore nel quale IRST IRCCS sta investendo in modo significativo. Nell’ambito dei tumori a cellule germinali, questo studio segna un importante passo avanti in questa direzione. Un ringraziamento alla dott.ssa Urbini e al team della dott.ssa Paola Ulivi per questo lavoro, realizzato anche in collaborazione con importanti partner europei, a dimostrazione di come una ricerca realmente efficace debba necessariamente avere una dimensione internazionale.”