giovedì, 26 Febbraio 2026

GIORNATA MONDIALE UDITO. 75% DEI GIOVANI TRA 18 E 34 ANNI SOFFRE DI ACUFENI E 80% FATICA A SEGUIRE CONVERSAZIONI IN AMBIENTI RUMOROSI

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Un’indagine su 2.500 italiani accende i riflettori su una generazione esposta a rumori continui e a segnali precoci di difficolt? uditiva. Eppure la prevenzione resta marginale: il 61% non ha mai fatto un controllo.

L’otorinolaringoiatra avverte: “Il danno ? spesso irreversibile, i giovani tendono a sottovalutare i sintomi ma l’ipoacusia non trattata ? uno dei fattori di rischio per il declino cognitivo e la demenza senile”.

Milano, 26 febbraio 2026 – Quella che molti considerano una questione da “anziani” in realt? riguarda sempre pi? i giovani. Al ristorante chiacchierano con difficolt?. Dopo un concerto avvertono fischi o ronzii nelle orecchie che durano ore. A casa alzano il volume della serie tv o delle cuffie pi? di quanto pensino.

Non hanno ancora 35 anni eppure i segnali di una possibile sofferenza o danno uditivo sono gi? diffusi.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito del 3 marzo, un’indagine realizzata da Doctolib.it su 2.500 italiani tra 18 e 85 anni fotografa un dato che colpisce soprattutto nella fascia 18-34 anni: il 75% dei giovani dichiara di provare acufeni (il 21% spesso, il 54% occasionalmente). Solo 1 su 4 non ne ha mai avuti.

E non ? l’unico campanello d’allarme. L’80% degli under 35 riferisce di fare fatica a seguire una conversazione in un ambiente rumoroso, come un ristorante o un locale, almeno qualche volta (il 31% spesso). Pi? della met? (56%) si ? sentita dire di tenere il volume di tv, telefono o cuffie troppo alto.

Eppure il 61% di loro afferma di non aver mai effettuato un controllo dell’udito.

Purtroppo non c’? una vera e propria cultura della prevenzione uditiva”, spiega il dottor Flavio Arnone, otorinolaringoiatra di Doctolib.it commentando i risultati. “Molti pazienti si convincono che siano gli altri a non scandire bene le parole o che la televisione abbia un audio basso. Manca la consapevolezza che l’udito non si riduce tutto in una volta ma sbiadisce lentamente, spesso ce ne accorgiamo quando la compromissione ? gi? avanzata. Inizialmente si perde la capacit? di percepire le frequenze acute, fondamentali per distinguere consonanti come ‘s’, ‘f’ o ‘t’, rendendo il parlato confuso anche se il volume sembra sufficiente. L’acufene, che pu? manifestarsi come fischio, ronzio o tintinnio, ? un segnale di stress dell’orecchio e pu? impattare pesantemente sulla qualit? della vita, impedendo concentrazione e sonno, scatenando preoccupazioni e paure. Aspettare troppo, per?, ? rischioso: il cervello, se non stimolato dai suoni, si impigrisce e disimpara a riconoscere le parole, rendendo il recupero funzionale pi? complesso”.

Lo stile di vita contribuisce. Non a caso questa ? la prima generazione cresciuta con auricolari, streaming musicale, call di lavoro in cuffia e frequente esposizione a concerti e locali rumorosi.

Come emerge dalla survey condotta a febbraio 2026 dall’app gratuita che aiuta i cittadini nella gestione della propria salute, il 27% degli utenti tra i 18 e i 34 anni trascorre da una a tre ore al giorno con auricolari o cuffie e un ulteriore 15% supera le tre ore. Inoltre, il 67% frequenta concerti, cinema o locali rumorosi almeno qualche volta l’anno e tra questi l’80% non utilizza mai tappi protettivi (solo il 2% li usa sempre). Oltre la met? (54%) rinuncia perch? teme di “rovinare l’esperienza di ascolto”, il 28% perch? si vergogna.

L’uso delle cuffie non va demonizzato ma richiede educazione”, precisa l’otorinolaringoiatra.

Il rischio reale risiede nella combinazione tra volume elevato e durata dell’esposizione. Una buona prassi per chi le utilizza ? la regola del 60:60, ossia ascoltare al massimo al 60% del volume per non pi? di 60 minuti consecutivi. Tuttavia, ? l’esposizione ai picchi sonori di concerti e discoteche senza protezioni a preoccupare maggiormente. Quella sensazione di stordimento o quel fischio che si avverte dopo una serata, anche se sparisce dopo poche ore o giorni, indica una sofferenza. Purtroppo i giovani tendono a sottovalutare questi segnali, associando erroneamente il calo dell’udito alla sola terza et?, ignorando che il danno neurosensoriale ? spesso irreversibile”.

A trascurare la prevenzione, comunque, non solo i giovani: il 37% di tutti gli intervistati dichiara di non aver mai fatto un controllo dell’udito, con un divario significativo tra donne (41%) e uomini (29%). Un ulteriore freno ? dato anche da barriere culturali e psicologiche: il 19% degli italiani si dichiara riluttante o imbarazzato all’idea di indossare un apparecchio acustico, un 3% lo rifiuterebbe categoricamente. Eppure la cura dell’udito ? una priorit? non solo per la qualit? della vita ma anche per la salute neurologica e sociale e basterebbero piccoli gesti quotidiani e controlli regolari per intervenire in tempo.

L’ipoacusia non trattata ? uno dei principali fattori di rischio modificabili per il declino cognitivo e la demenza senile”, afferma Arnone. “Intervenire precocemente pu? ridurre o ritardare tale rischio, proteggendo il cervello dalla carenza di stimoli, dall’isolamento sociale e dal sovraccarico cognitivo. Sentire bene significa davvero poter vivere meglio. Ignorare i sintomi precoci pu? avere conseguenze a lungo termine, anche per i pi? giovani”.

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