«È come valutare un’auto a motore spento o acceso – osserva il Dott. Maccari, neurochirurgo –. Solo sotto stress emergono alcune criticità. In posizione contro gravità possono risultare più evidenti ernie discali, spondilolistesi, micro-instabilità e stenosi del canale vertebrale, condizioni che talvolta spiegano sintomi altrimenti non giustificati».
ROMA 24 FEB 2026 – Il mal di schiena rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello globale: secondo le stime epidemiologiche, oltre il 60-70% della popolazione adulta ne soffre almeno una volta nella vita. In Italia si parla di milioni di persone con lombalgia episodica o cronica. Eppure, non sempre gli esami tradizionali riescono a spiegare la sintomatologia riferita dal paziente.
«La risonanza magnetica convenzionale viene quasi sempre eseguita in posizione supina – spiega il dott. Edoardo Maccari, neurochirurgo –. In questa condizione la colonna si trova in scarico, tende a riallinearsi e alcune alterazioni possono non essere evidenti. Spesso il paziente avverte dolore durante la deambulazione o le attività quotidiane, ma l’esame eseguito a riposo non è dirimente».
La colonna vertebrale è infatti una struttura funzionale progettata per sostenere carico e movimento. Per questo motivo, nei casi in cui vi sia una discrepanza tra sintomi e imaging tradizionale, può essere indicato uno studio in condizioni dinamiche.
Presso DOC – Diagnostica Obesi e Claustrofobici – , centro di diagnostica per immagini con sede in Via Massaciuccoli 91, Roma, è disponibile la risonanza magnetica sotto carico, che consente di valutare la colonna in posizione eretta o seduta, riproducendo le condizioni funzionali reali.
«È come valutare un’auto a motore spento o acceso – osserva Maccari –. Solo sotto stress emergono alcune criticità. In posizione contro gravità possono risultare più evidenti ernie discali, spondilolistesi, micro-instabilità e stenosi del canale vertebrale, condizioni che talvolta spiegano sintomi altrimenti non giustificati».
La diagnostica sotto carico permette di analizzare la reale morfologia dei dischi intervertebrali, i rapporti articolari e la pressione sulle strutture nervose quando la colonna è sottoposta al peso corporeo. Questo approccio migliora la correlazione clinico-radiologica e supporta ortopedici, fisiatri e neurochirurghi nell’impostazione del percorso terapeutico.
Un ulteriore vantaggio riguarda l’accessibilità. Le apparecchiature sotto carico sono sistemi aperti.
«Si tratta di risonanze aperte – precisa Maccari – più tollerabili per chi soffre di claustrofobia e adatte anche a pazienti in sovrappeso o con obesità». Un dato non trascurabile, considerando che in Italia circa il 45% degli adulti è in eccesso ponderale, secondo le più recenti rilevazioni ISTAT.
L’integrazione tra risonanza tradizionale e studio dinamico rappresenta dunque un’evoluzione nella valutazione della patologia vertebrale, sempre nell’ambito di una indicazione specialistica mirata e personalizzata.