“La quarta età rappresenta la fase più avanzata dell’invecchiamento e ha inizio generalmente dopo gli 80 o 85 anni, anche se l’età anagrafica non è l’unico criterio per definirla. In questa fase, purtroppo e non di rado, prevalgono la fragilità e la progressiva riduzione delle capacità funzionali. Dal punto di vista fisico, l’organismo diventa più vulnerabile, mentre da quello psicologico, la quarta età può essere caratterizzata da sentimenti di solitudine, insicurezza e dipendenza, spesso legati alla perdita di persone care e alla riduzione delle relazioni sociali. Il supporto emotivo diventa quindi un elemento essenziale per il benessere dell’anziano. Da qui il crescente bisogno di assistenza. Molte persone necessitano di aiuto nelle attività quotidiane e l’assistenza può essere fornita dalla famiglia, da operatori professionali o da strutture specializzate. In questa fase assume grande importanza il rispetto della dignità dell’anziano, la qualità delle cure e l’attenzione ai bisogni non solo fisici, ma anche relazionali e affettivi. In questo percorso di sostegno, uno degli aspetti più delicati della quarta età è proprio il rischio della solitudine. Con l’avanzare degli anni, le reti sociali tendono a ridursi progressivamente. Per questo diventa fondamentale il ruolo della famiglia e dello stato. E troppo spesso un problema rilevante è rappresentato dalla percepita indifferenza delle istituzioni nei confronti degli anziani. Spesso i servizi sociali e sanitari risultano insufficienti, difficili da accesso o poco attenti ai bisogni individuali della persona. La mancanza di strutture adeguate, di assistenza domiciliare efficace e di spazi di socializzazione contribuisce all’isolamento degli anziani. In molti casi, le politiche pubbliche si concentrano poi più sull’aspetto sanitario che su quello umano e relazionale, trascurando l’importanza del contatto sociale, dell’ascolto e della dignità personale. Che fare? Pur riconoscendo l’esistenza di interventi e tutele, emerge una distanza significativa tra il principio di protezione sociale e la realtà quotidiana vissuta da molti anziani, soprattutto nella quarta età. Lo Stato interviene spesso in modo tardivo, parziale e burocratico, senza una visione complessiva dell’invecchiamento come fase naturale e degna della vita. Una politica realmente attenta alla quarta età dovrebbe andare oltre l’assistenza minima e puntare su prevenzione, inclusione, relazioni e dignità, riconoscendo l’anziano non come un peso, ma come una persona portatrice di valore umano e sociale. Le conclusioni che si possono trarre evidenziano la necessità di un cambiamento culturale e istituzionale. È fondamentale superare una visione emergenziale e burocratica della vecchiaia, promuovendo politiche che valorizzino la prevenzione, le relazioni sociali e l’ascolto degli anziani. Solo attraverso un approccio più umano e inclusivo è possibile garantire una qualità della vita dignitosa in tutte le fasi dell’invecchiamento”.
Così, in una nota stampa, il portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca, Carmela Tiso.