Sanità digitale. Butti: “Fascicolo sanitario elettronico diventi l’home banking della salute”
Roma, 2 novembre 2026 – “Il Fascicolo sanitario elettronico è fondamentale ed è ormai una realtà. Oggi è alimentato per circa il 90% da documenti nativi digitali e lo usa oltre il 90% dei medici di famiglia e pediatri. La Commissione europea riconosce all’Italia un livello di sanità digitale superiore alla media Ue. C’è però ancora molto da fare. Il punto debole è il coinvolgimento dei cittadini e per colmare questo divario servono tre cose: un Fascicolo completo, un accesso semplice, e informazione, perché molti non sanno che i propri referti sono già lì, a portata di telefono. Il Fascicolo deve diventare per la salute quello che l’home banking è diventato per il conto corrente”.
Così Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale, in un’intervista a One Health, rivista online del Gruppo The Skill.
E a proposito di intelligenza artificiale il Sottosegretario aggiunge: “è già nei nostri ospedali e può migliorare la cura, ma deve essere governata. La legge italiana sull’IA fissa principi chiari: deve supportare il medico, non sostituirlo, e la decisione su diagnosi e terapia resta sua. La tecnologia deve togliere burocrazia, non aggiungere schermi tra medico e malato, e può aiutarci anche con le liste d’attesa. Ma bisogna anche considerare che gli strumenti di IA sono ormai il secondo canale con cui gli italiani cercano informazioni sulla salute. Una cosa deve essere chiara: nessun algoritmo sostituisce il rapporto con il proprio medico”.
“L’innovazione ci permette di spostare la cura sul territorio, con telemonitoraggio, telemedicina e teleassistenza: significa alleggerire il peso degli ospedali. Ma la tecnologia da sola non basta: bisogna rivedere processi, organizzazione, ruoli. Penso all’ospedale virtuale che stiamo sperimentando in Calabria, o alle aree interne e montane, ma servono infrastrutture e sicurezza. Con il programma Sanità Connessa stiamo portando la banda ultralarga in circa 12.000 strutture sanitarie: senza connessione non c’è sanità digitale. E per proteggere i dati abbiamo stanziato 35 milioni per migrare i dati sanitari sul Polo strategico nazionale. Gli ospedali sono stati bersaglio di attacchi informatici, e lasciare i dati in infrastrutture fragili significherebbe consegnarsi alle intrusioni esterne. Non credo a chi dice che riservatezza e innovazione non siano conciliabili: il cittadino decide chi può consultare il suo Fascicolo, e quel consenso va rispettato sempre”, conclude Butti.

