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“Definizione AIR Medicina Generale 2026 della Lombardia”. SMI: “Retribuire attività svolte senza prevederne altre improprie che graverebbero su attività dei medici di medicina generale”

02/11/2026 Sindacati
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Dichiarazione di Rocco Imerti, Segretario Regionale Lombardia del Sindacato Medici Italiani (SMI)

Milano, 2 novembre 2026 – Abbiamo condiviso anche con le altre organizzazioni sindacali presenti all’ultima riunione regionale, la scorsa settimana in Regione Lombardia, le molte criticità riguardanti la medicina generale: così Rocco Imerti, Segretario Regionale SMI Lombardia, nel rendere pubblica la discussione, insieme alla Delegazione Trattante dello SMI sulla definizione dell’Accordo Integrativo Regionale della medicina generale 2026 della Lombardia.

Da parte nostra è essenziale che si riconoscano economicamente le attività già in essere, a partire da quelle di impegno quotidiano in favore degli assistiti, anziché introdurre ulteriori progettualità non sostenibili dalla categoria. La Parte Pubblica deve tenere conto di quanto gravi sui medici di famiglia il carico burocratico e informatico, comprese prescrizioni e attività amministrative che sottraggono tempo all’assistenza clinica. Sarebbe ora che si prevedesse, su questo aspetto, una riorganizzazione attraverso il personale dei distretti.

Siamo molto critici, inoltre, sul non considerare i pazienti in deroga nel conteggio ai fini della quota oraria per i medici RUAP: questi utenti comportano lo stesso impegno professionale (se non maggiore) degli altri; per fortuna la Regione Lombardia ha mostrato volontà di apertura su questo tema: attendiamo che la volontà si concretizzi!

Sui fattori produttivi, che riguardano principalmente i fondi e le risorse destinate a supportare l’attività degli studi medici, il personale di studio (infermieri e collaboratori di studio) e l’organizzazione in Forme Associative Territoriali abbiamo sostenuto che il riconoscimento debba spettare a tutti i medici aventi titolo che ne facciano richiesta. In questo senso contestiamo come sia stata gestita l’indennità informatica a seguito di controversie sul riconoscimento, anche perché è stato limitato alla data della sentenza della Corte d’Appello di Milano, anziché allargarlo e renderlo strutturale per tutta la categoria.

Per le attività nelle Case di Comunità per i medici di famiglia abbiamo paventato una diffida a Regione e ad aziende sanitarie a disporre turni senza preventiva definizione scritta delle condizioni organizzative e di sicurezza. Vorremmo sapere con certezza: sede, gestore, datore di lavoro e referenti per le emergenze; l’inquadramento del medico ai fini della prevenzione; i rischi, le misure di protezione e le procedure di emergenza; locali, attrezzature e dispositivi; le procedure per incidenti biologici, aggressioni, incidenti e quasi incidenti; le modalità di cooperazione e la valutazione delle interferenze.

Ribadiamo, infine, la nostra contrarietà all’accordo stralcio del 23 giugno sulle Case di Comunità sostenendo che, a nostro avviso, la partecipazione dei medici di medicina generale debba essere volontaria in ragione della natura convenzionale del rapporto di lavoro.

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