Roma, 26 ottobre 2026 – “È piccolo, silenzioso e spesso viene scambiato per una zanzara. Ma il pappatacio è un insetto molto diverso e può trasmettere un virus ancora poco conosciuto, il Toscana virus, che negli ultimi anni ha mostrato una circolazione crescente nel nostro Paese. È attivo soprattutto tra aprile e novembre compreso, con un picco nei mesi estivi. Non siamo di fronte a un’emergenza e non servono allarmismi, l’infezione è nella maggior parte dei casi asintomatica o lieve, ma più raramente può causare meningite o encefalite. Non esiste un vaccino: la prevenzione passa innanzitutto dalla protezione contro le punture”.
Così Giorgio Varisco, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER), in rappresentanza della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, fa il punto sul Toscana virus, arbovirus trasmesso dai pappataci e tra le principali cause di meningite asettica estiva nell’area mediterranea.
“Conoscere il vettore è fondamentale – prosegue Varisco. Il pappatacio misura appena 2-3 millimetri, vola senza ronzio e punge soprattutto dal tramonto. A differenza delle zanzare, le larve non si sviluppano nell’acqua stagnante, ma in ambienti umidi e ombrosi: per questo anche le strategie di controllo sono diverse. Si tratta di un fenomeno da conoscere e sorvegliare, soprattutto perché cambiamenti climatici e ambientali possono modificare la presenza e la distribuzione dei vettori”.
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Rispetto ad altre arbovirosi, il Toscana virus rimane meno conosciuto e studiato, con un conseguente rischio di sottodiagnosi. Eppure, nel solo biennio 2022-2023 sono stati notificati in Italia 276 casi neuro-invasivi, con un’incidenza più che raddoppiata rispetto agli anni precedenti e i primi casi autoctoni in quattro Regioni. Nel 2025 l’ISS ha registrato 113 casi, mentre l’Emilia-Romagna resta l’area maggiormente interessata.
“Dietro questi numeri c’è un lavoro che raramente si vede: quello della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, che integra sorveglianza epidemiologica, diagnostica di laboratorio, ricerca, formazione e sicurezza degli alimenti. Il riferimento è il Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi, che per il 2026 indica tra le priorità proprio il rafforzamento della sorveglianza del Toscana virus e il monitoraggio dei flebotomi. Sul versante umano è fondamentale il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità, per la condivisione dei dati e delle informazioni epidemiologiche, mentre sul versante veterinario, al Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali dell’IZS di Teramo e agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali competenti per territorio spetta la conferma diagnostica per il Toscana virus. In Lombardia ed Emilia-Romagna, ad esempio, le infrastrutture sviluppate per la sorveglianza del West Nile sono state utilizzate anche per studiare i pappataci, permettendoci di ricostruirne la dinamica sul territorio e approfondire i luoghi in cui si sviluppano. Mettere in comune tutte queste informazioni permette di leggere il fenomeno da prospettive diverse e intercettarne più rapidamente i cambiamenti: è il senso concreto dell’approccio One Health”, conclude Varisco.