lunedì, 26 Ottobre 2026

Più anni, meno anziani: muscolo è chiave della longevità attiva

Al Congresso nazionale SINuC si sono accesi i riflettori sulla disfunzione sarcometabolica. Nutrizione clinica personalizzata e attività fisica per preservare autonomia e qualità di vita.

ROMA, 26 ottobre 2026 – L’Italia invecchia nei numeri, ma non necessariamente nelle capacità. Si vive più a lungo e sempre più spesso si arriva in età avanzata mantenendo autonomia, relazioni e prestazioni fisiche e cognitive un tempo tipiche di persone molto più giovani. È il fenomeno del counter-ageing, lo “svecchiamento” della popolazione.

Non è però un processo automatico: dipende dalla capacità dei sistemi sanitari di trasformare gli anni guadagnati in anni vissuti in salute. E la chiave, secondo gli esperti che si sono riuniti a Parma dal 19 al 21 ottobre per il Congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC), è il muscolo.

La vecchiaia cambia età

La soglia dei 65 anni non basta più a definire l’ingresso nella vecchiaia. Nel 1960 arrivava a questa età il 68% degli uomini e il 79% delle donne; nel 2018 le percentuali erano salite al 90% e al 94%. Oggi in Italia gli over 65 sono il 24,7% della popolazione (Istat). Lo studio H70 dell’Università di Göteborg ha mostrato che i settantenni esaminati nel 2000 ottenevano risultati migliori nei test cognitivi rispetto ai coetanei esaminati nel 1971, probabilmente grazie a una maggiore istruzione e a cure migliori. Un 65enne di oggi ha in media la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa.

Per questo l’attenzione si sposta dall’età cronologica alla capacità di muoversi, adattarsi agli stress, mantenere relazioni e convivere con le malattie croniche senza perdere indipendenza. Ed è qui che entra in gioco la salute muscolare, indicatore essenziale del benessere dell’intero organismo.

Il muscolo, molto più che movimento

“Il muscolo non significa soltanto movimento, ma è un tessuto metabolicamente ed endocrinologicamente attivo, che dialoga con fegato, cuore, cervello e sistema immunitario” sottolinea il Prof. Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC. “Proteggerlo con nutrizione clinica di precisione e movimento significa preservare metabolismo, resilienza e indipendenza. Una diagnosi di malattia cronica non deve coincidere con un inevitabile declino funzionale”.

Con l’età, però, si impoverisce: dopo i 60 anni la massa muscolare può ridursi fino al 2,3% l’anno e la forza fino all’1,5%. La sarcopenia, riconosciuta come malattia nel 2016, colpisce tra il 10% e il 27% delle persone over 60.

Disfunzione sarcometabolica: quando il muscolo perde efficienza

Al centro del Congresso di Parma c’è stata la disfunzione sarcometabolica: un muscolo che non solo si riduce, ma smette di funzionare come centrale metabolica ed endocrina. Calano la capacità di utilizzare il glucosio, la disponibilità di aminoacidi e la segnalazione delle miochine, mentre crescono insulino-resistenza, infiammazione cronica e vulnerabilità alle malattie. In un circolo vizioso: diabete, obesità e patologie cardiovascolari, epatiche, renali e infiammatorie possono a loro volta accelerare il deterioramento muscolare.

“Intervenire presto è decisivo: attendere che malnutrizione e perdita muscolare diventino evidenti significa agire quando fragilità, cadute, disabilità e complicanze sono già più probabili” conclude Muscaritoli. “Screening nutrizionali e funzionali dovrebbero quindi entrare stabilmente nei percorsi assistenziali della persona anziana e del paziente cronico”.

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