giovedì, 22 Ottobre 2026

Cuore, già 60 centri italiani nel progetto europeo RESIL-Card

GISE: “Si punta a cure più sicure nelle emergenze”. RESIL-Card è uno strumento gratuito di autovalutazione che permette agli ospedali di individuare i punti deboli dei percorsi assistenziali e programmare interventi organizzativi. I risultati possono contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali e favorire l’accesso tempestivo alle cure cardiovascolari. Marchese: “Obiettivo 110 laboratori di emodinamica, per individuare le criticità e migliorare le reti di emergenza”.

Milano, 22 ottobre 2026 – Circa 60 laboratori di emodinamica italiani hanno già aderito a RESIL-Card, il progetto europeo dedicato a rafforzare la capacità dei sistemi sanitari di garantire la continuità delle cure cardiovascolari anche nelle situazioni di crisi. L’obiettivo della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE) è coinvolgere complessivamente 110 centri, attraverso uno strumento di autovalutazione che permette di individuare criticità organizzative, misurare la capacità di risposta alle emergenze e definire le priorità di miglioramento. I progressi del progetto, sviluppato nell’arco di tre anni, sono stati presentati al 47° Congresso nazionale GISE. Il percorso europeo è poi proseguito, sempre a Milano, con il meeting conclusivo di RESIL-Card, che termina oggi, al quale hanno partecipato i partner del consorzio e William Wijns, Principal Investigator del progetto, per condividere i risultati raggiunti e discutere le prospettive di sviluppo dello strumento. Una sessione dedicata, intitolata “RESIL-Card: Building Resilient Cardiovascular Care Systems Across Europe”, ha consentito di fare il punto sull’esperienza italiana e sulle prospettive di utilizzo dello strumento nei laboratori di emodinamica.

Dall’autovalutazione all’individuazione delle criticità

“RESIL-Card è uno strumento europeo di autovalutazione che consente ai centri di analizzare la propria capacità di affrontare situazioni critiche e condizioni di forte pressione sui servizi sanitari – ha spiegato il presidente GISE, Alfredo Marchese –. Attraverso un percorso strutturato, i professionisti possono identificare i punti di forza dell’organizzazione e gli aspetti che richiedono interventi. Uno degli elementi dello strumento è la cosiddetta heat map, una rappresentazione visiva dei risultati dell’autovalutazione che permette di riconoscere le aree di maggiore solidità e quelle nelle quali sono necessari approfondimenti. L’obiettivo non è soltanto fotografare la situazione esistente, ma offrire ai centri una base concreta per individuare priorità, migliorare il coordinamento e confrontare le esperienze organizzative”.

La sfida delle reti di emergenza

“In Italia, GISE punta a utilizzare l’esperienza di RESIL-Card anche per alimentare il confronto con le istituzioni sanitarie sull’ottimizzazione delle reti di emergenza cardiovascolare – ha aggiunto Marchese –. L’obiettivo è favorire modelli organizzativi condivisi che permettano di indirizzare tempestivamente ogni paziente verso il centro più appropriato, contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali, la mortalità e i tempi di ricovero”. Questa prospettiva si inserisce nel percorso di Together – Bridging Disparities e nelle attività del tavolo Welfare di GISE, anche attraverso il dialogo sulla programmazione sanitaria e sull’Health Technology Assessment (HTA), per promuovere decisioni organizzative fondate sulle evidenze e sui bisogni dei pazienti.

Il confronto al congresso GISE

La sessione congressuale è stata coordinata da Giovanni Esposito, Alfredo Marchese e Fina Mauri, ed ha ripercorso le tappe dello sviluppo e della diffusione di RESIL-Card. William Wijns ha illustrato la roadmap del progetto, mentre Anna Franzone ha presentato l’esperienza italiana nell’utilizzo dello strumento. La discussione, moderata da Lucia Barbieri, Marco Caruso e Cristian Di Russo, ha approfondito le possibili modalità di adozione nei singoli centri.

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