lunedì, 19 Ottobre 2026

Ritorno all’ora solare: i consigli per le famiglie con bambini piccoli su come prepararsi al cambio delle lancette

Per le famiglie con bambini piccoli l’ora di sonno in più non esiste

Milano, 19 ottobre 2026 – Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette tornano indietro di un’ora: per gli adulti sembra un piccolo regalo, invece per molte famiglie con bambini piccoli è l’inizio di una settimana di risvegli all’alba. Chiara Baiguini, educatrice del sonno gentile ed esperta di profili C.A.R.E.®, spiega perché succede e come prepararsi, bambino per bambino.

Ogni anno i titoli lo ripetono: con l’ora solare si dorme un’ora in più. Chi ha un bambino piccolo sa però che non è così: domenica mattina il bambino che di solito si sveglia alle 6.30 aprirà gli occhi alle 5.30. Non perché qualcosa sia andato storto, ma perché il suo corpo non sa che abbiamo spostato le lancette. Il sonno è regolato da un orologio biologico interno, il ritmo circadiano, che si sincronizza ogni giorno con la luce, i pasti e le abitudini. Spostare l’orologio sul muro è istantaneo, spostare quello interno richiede tempo. Per qualche giorno il bambino continuerà a svegliarsi, ad avere fame e ad avere sonno all’ora di prima, che sul nuovo orologio corrisponde a un’ora prima. Lo segnala anche l’Accademia Americana di Pediatria: il cambio d’autunno può far crollare i più piccoli prima dell’ora della nanna e farli svegliare prima del solito al mattino. Non riguarda solo i bambini: un recente studio finlandese ha osservato che anche negli adulti, a quattro giorni dal cambio dell’ora, il ritmo del sonno e della veglia non si era ancora riallineato del tutto. Se il corpo di un adulto ci mette giorni, non possiamo pretendere che quello di un bambino si adatti in una notte.

Un fenomeno che Chiara Baiguini – Life & Family Coach, educatrice del sonno gentile, autrice e la prima in Italia ad aver applicato il principio dei profili sensoriali al sonno dei bambini ideando l’approccio C.A.R.E.® – osserva puntualmente ogni anno nelle sue consulenze per le famiglie, quando arriva il genitore che chiede “cosa sta succedendo?”.

«Quando il buio arriva un’ora prima, molti bambini alle sette di sera sembrano già a pezzi, perché per il loro corpo sono le otto. La tentazione è tenerli svegli fino al solito orario, per non perdere il ritmo. Ma un bambino che supera la sua finestra del sonno non si addormenta meglio: il corpo produce cortisolo per restare attivo, e l’addormentamento diventa più lungo e agitato. Sonno chiama sonno, anche in questa settimana», spiega Chiara Baiguini.

Due strade: prepararsi prima o accompagnare dopo

La prima strada è partire qualche giorno prima. Dal lunedì o dal martedì precedente si sposta tutta la giornata del bambino – sveglia, pasti, pisolini e nanna – di circa un quarto d’ora più tardi ogni giorno o ogni due giorni. Quando arriva domenica, il nuovo orario è già il suo.

La seconda strada è accompagnare il cambiamento dopo. Nei primi giorni si rispetta il suo ritmo, anche se sull’orologio la nanna arriva prima, e poi si sposta tutto di dieci, quindici minuti ogni uno o due giorni. Chiara Baiguini consiglia di dare al corpo almeno una settimana prima di valutare se sta funzionando: ogni bambino ha i suoi tempi.

In entrambi i casi ci sono due alleati. Il primo è la luce: al mattino penombra fino all’orario in cui vorresti che si svegliasse, poi luce naturale piena, e nel pomeriggio, quando possibile, tempo all’aperto. Il secondo è la risposta all’alba. Se alle 5.30 si accendono le luci e si inizia a giocare, si conferma al suo orologio che quella è l’ora giusta per cominciare la giornata. Le 5.30 vanno trattate come se fossero le due di notte: buio, voce bassa, gesti lenti.

Ogni bambino vive il cambio dell’ora a modo suo

Secondo l’approccio C.A.R.E.®, ogni bambino elabora gli stimoli in modo diverso, e questo cambia anche il modo in cui affronta il cambio dell’ora:

  • L’Evitante – il bambino del “no” e delle cose fatte sempre nello stesso modo, che da fuori può sembrare rigido o particolarmente testardo – è quello che ne risente di più, perché ogni variazione di routine è per lui un carico da gestire. Per lui funziona meglio la strada graduale e anticipata, la stessa sequenza della nanna di sempre e una regola coerente: prima di un certo orario è ancora notte.
  • Il Percettivo – il bambino che sente tutto e spesso sente tutto “troppo” – avverte più degli altri la luce che filtra dalla tapparella, i primi rumori della casa, il riscaldamento che riparte. Una stanza buia come una grotta e un rumore bianco costante lo aiutano a proteggere le ore più fragili del suo sonno.
  • Il Ricercatore – il bambino che sembra avere sempre il motore acceso – si sveglia pieno di energia e pronto a partire. Il contenimento lo aiuta a ricevere il messaggio che è ancora ora di stare fermo: per i più piccoli un sacco nanna ben calzato e una mano appoggiata su di lui, per i più grandi una coperta rimboccata, sempre senza comprimere torace e collo. E con il buio che arriva prima e meno tempo all’aperto, ha bisogno di ricevere nel pomeriggio il movimento che d’estate trovava fuori fino a sera.
  • Il Distratto – quello che sembra non accorgersi delle cose – non registra bene i segnali del suo corpo. Con il buio anticipato rischia di crollare di colpo, quindi meglio guardare l’orologio più dei suoi segnali. E all’alba spesso si sveglia perché si è scoperto e ha freddo senza accorgersene: con le prime notti fresche, calzini morbidi e sacco nanna lo aiutano a restare nel sonno.

La strategia per il bambino dai dodici mesi in su

Chiara Baiguini suggerisce un piccolo stratagemma di sopravvivenza: una cesta speciale che compare solo al mattino presto, con pochi oggetti silenziosi da esplorare da sdraiato, un libro tattile, un paio di pupazzetti morbidi. Un’attività esclusiva può regalare ai genitori quei venti, trenta minuti che salvano la giornata. Sempre con oggetti sicuri: niente di piccolo che possa essere ingerito, niente cordini.

I sei consigli per sopravvivere al cambio dell’ora

  1. Partire dal profilo del bambino. Non esiste una strategia uguale per tutti. Secondo l’approccio C.A.R.E.® ogni bambino elabora gli stimoli in modo diverso: Ricercatore, Percettivo, Distratto o Evitante, spesso con caratteristiche miste. Riconoscere il suo profilo evita una settimana di tentativi a caso.
  2. Scegliere la propria strada: prima o dopo. Un quarto d’ora più tardi ogni giorno o due nei giorni che precedono il cambio, oppure piccoli spostamenti di dieci, quindici minuti dopo, rispettando all’inizio il suo ritmo.
  3. Usare la luce come alleata. Penombra al mattino fino all’orario in cui si vorrebbe che si svegliasse, poi luce naturale piena. Nel pomeriggio, quando possibile, tempo all’aperto.
  4. Trattare l’alba come la notte. Buio, voce bassa, nessun gioco: così non si conferma al suo orologio che le 5.30 sono l’ora giusta per iniziare la giornata.
  5. La sera non tenerlo sveglio a forza. Se crolla prima, meglio assecondare. Superata la finestra del sonno il corpo produce cortisolo e l’addormentamento si complica: sonno chiama sonno.
  6. Darsi una settimana. Abbassare le aspettative, alleggerire le sere, darsi il cambio all’alba se si è in due. Il corpo si riallinea: serve solo dargli il tempo.

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