I giovani oftalmologi protagonisti del Congresso nazionale della SOU. Al centro le nuove frontiere della diagnosi e della terapia delle malattie oculari, il ruolo strategico della ricerca universitaria e la formazione degli specialisti del futuro.
Chieti-Pescara, 16 ottobre 2026 – Ricerca scientifica, innovazione tecnologica e, soprattutto, formazione delle nuove generazioni di oftalmologi. Sono questi i temi al centro del XXII Congresso Nazionale della Società degli Oftalmologi Universitari Italiani (SOU), in corso dal 15 al 17 ottobre presso l’Auditorium del Rettorato dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Il Congresso riunisce la comunità accademica italiana dell’oftalmologia – professori, ricercatori, direttori delle Scuole di specializzazione e medici in formazione – in una fase di profonda trasformazione della disciplina. Intelligenza artificiale, imaging avanzato, medicina di precisione, terapie geniche e cellulari, neuroprotezione e nuove tecniche chirurgiche stanno infatti modificando rapidamente le possibilità di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie oculari. A caratterizzare questa edizione è soprattutto la scelta di mettere i giovani al centro, non soltanto come destinatari della formazione, ma come protagonisti del confronto scientifico. Gli specializzandi provenienti dalle diverse Scuole italiane di Oftalmologia presentano e discutono i principali temi della disciplina insieme a professori, ricercatori e direttori delle Scuole di specializzazione. Un modello che trasforma il Congresso in un confronto diretto tra generazioni e lega strettamente formazione, ricerca e pratica clinica.
Il sostegno delle istituzioni alla ricerca e alla formazione
La rilevanza scientifica, accademica e sanitaria dell’appuntamento è stata sottolineata questa mattina dagli interventi di rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali, universitarie e sanitarie. Hanno rivolto un videomessaggio ai partecipanti Anna Maria Bernini, Ministra dell’Università e della Ricerca; Orazio Schillaci, Ministro della Salute; e Robert Giovanni Nisticò, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Sono intervenuti Liborio Stuppia, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara; Nathan Levialdi Ghiron, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Mauro Palmieri, Direttore Generale della ASL Lanciano-Vasto-Chieti; Nicoletta Verì, Assessore alla Salute della Regione Abruzzo; Marco Marsilio, Presidente della Regione Abruzzo. Una partecipazione che sottolinea come ricerca biomedica, formazione universitaria e capacità di trasferire l’innovazione nell’assistenza sanitaria rappresentino questioni strategiche per l’intero sistema sanitario e universitario del Paese.
«Non più soltanto correggere un difetto o curare una patologia, ma proteggere nel tempo la vista e la qualità della visione. Questa è la sfida della longevità ed è anche la nuova frontiera della medicina: non curare un organo, ma prendersi cura della persona nella sua interezza. La ricerca sta accelerando, cambia la medicina, crescono le tecnologie e deve cambiare anche la formazione», ha dichiarato Anna Maria Bernini, Ministra dell’Università e della Ricerca.
«È fondamentale promuovere un autentico dialogo tra generazioni, valorizzando il patrimonio di esperienze e conoscenza dei professionisti più esperti, favorendo il contributo di idee, competenze e sensibilità innovative portate dai giovani», ha sottolineato il Ministro della Salute Orazio Schillaci. «Garantire percorsi formativi di alto livello vuol dire investire sul futuro del servizio sanitario e sulla capacità di offrire ai cittadini cure sempre più sicure, appropriate ed efficaci».
Alla cerimonia inaugurale era inoltre presente il professor Rodolfo Mastropasqua, Professore ordinario di Oftalmologia presso l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e Segretario della Società degli Oftalmologi Universitari Italiani (SOU).
Sul fronte della prevenzione, il Congresso si inserisce inoltre in una fase di crescente attenzione istituzionale alla salute visiva. Marta Schifone, componente della Commissione Affari Sociali della Camera e prima firmataria di una risoluzione per la promozione di un Piano nazionale di prevenzione visiva, approvata il 7 ottobre scorso dalla stessa Commissione, sottolinea: «Molte patologie oculari possono avere un decorso lento e graduale e, in alcuni casi, svilupparsi senza sintomi evidenti: quando il problema si manifesta, il danno può essere ormai irreversibile. Per questo è fondamentale promuovere screening regolari e uniformi su tutto il territorio nazionale, a partire da minori, anziani e persone più fragili. Prevenire significa tutelare la salute, l’autonomia e la qualità della vita delle persone, ma anche ridurre i costi sanitari e sociali delle patologie diagnosticate troppo tardi».
Nucci: «La ricerca di oggi determina la qualità delle cure di domani»
«L’Università ha una responsabilità particolare: non deve soltanto trasferire e applicare le conoscenze disponibili, ma contribuire a produrre quelle che renderanno migliori le cure di domani», sottolinea Carlo Nucci, Presidente della Società degli Oftalmologi Universitari Italiani, e professore ordinario di Oftalmologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. «Con questo Congresso abbiamo voluto mettere al centro i nostri giovani. Gli specializzandi e i giovani ricercatori rappresentano il futuro dell’oftalmologia italiana e devono essere formati non soltanto all’eccellenza clinica e chirurgica, ma anche alla ricerca, all’innovazione e alla capacità di interpretare criticamente un progresso scientifico e tecnologico che procede oggi con una velocità straordinaria».
Particolare rilievo assume la sessione “Giovani ricercatori in Oftalmologia: Best Papers 2024-2026”, dedicata alle migliori pubblicazioni scientifiche realizzate dai giovani ricercatori italiani, per valorizzare la produzione scientifica delle nuove generazioni e ribadire il legame inscindibile tra formazione specialistica e ricerca.
Dall’OCT all’intelligenza artificiale: diagnosi sempre più precoci e cure personalizzate
Tra le trasformazioni al centro del Congresso c’è l’evoluzione della tomografia a coerenza ottica (OCT) e dell’angiografia OCT (OCT-A), tecnologie di imaging che permettono di studiare con definizione sempre maggiore la retina, il nervo ottico e la microcircolazione oculare. A queste tecnologie diagnostiche si affianca il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale, con algoritmi in grado di analizzare grandi quantità di immagini e dati clinici e con potenziali applicazioni nello screening, nella diagnosi precoce, nella stratificazione del rischio e nel monitoraggio delle patologie oculari. L’innovazione riguarda anche le terapie. Nelle malattie della retina, come la degenerazione maculare legata all’età e l’edema maculare diabetico, le nuove strategie puntano ad aumentare l’efficacia e la durata dei trattamenti, riducendo il numero delle somministrazioni e il conseguente carico assistenziale per pazienti, familiari e strutture sanitarie. Nuove prospettive arrivano inoltre dalle terapie geniche, che dalla cura di alcune rare distrofie retiniche ereditarie stanno aprendo la strada a un approccio sempre più personalizzato alle malattie oculari.
Innovazione e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale
L’innovazione in oftalmologia ha anche una ricaduta sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Con l’invecchiamento della popolazione, la prevenzione e il trattamento delle patologie oculari croniche assumono infatti un valore non soltanto clinico, ma anche sociale ed economico.
«Investire nella ricerca e nella qualità della formazione specialistica universitaria significa investire nel futuro del Servizio sanitario nazionale», aggiunge Nucci. «Una diagnosi più precoce, una terapia più efficace, la possibilità di rallentare la progressione di una malattia o di ridurre il numero di trattamenti necessari possono tradursi non soltanto in una migliore qualità di vita per il paziente, ma anche in un utilizzo più efficiente e sostenibile delle risorse sanitarie».
La SOU Medal Lecture ad Anthony Khawaja
Tra i momenti di maggiore rilievo scientifico del Congresso, la SOU Medal Lecture 2026 è stata conferita al professor Anthony Khawaja, dell’University College London e Consultant Ophthalmic Surgeon al Moorfields Eye Hospital di Londra, per il contributo scientifico allo studio del glaucoma e, in particolare, per le sue ricerche sui fattori di rischio e sui determinanti della malattia. I suoi studi contribuiscono allo sviluppo di approcci sempre più orientati alla prevenzione, alla stratificazione individuale del rischio e alla diagnosi precoce. La presenza di Khawaja rappresenta inoltre un’importante occasione di confronto tra la comunità accademica oftalmologica italiana e la ricerca internazionale.
Ricerca e formazione rappresentano così due componenti inseparabili della stessa missione: produrre innovazione, formare professionisti di elevata qualità e trasformare il progresso scientifico in cure migliori per i cittadini. Una missione che il Congresso di Chieti-Pescara affida soprattutto ai giovani specialisti e ricercatori, chiamati a guidare l’evoluzione dell’oftalmologia italiana.