Riprendersi la vita. La riabilitazione ospedaliera dopo ictus o trauma cranico significa futuro
Presentato il Primo Report Nazionale sulla Riabilitazione Ospedaliera con il sostegno di A.L.I.Ce. Italia.
- Dopo un ictus o un trauma cranico la vera sfida comincia a casa: il percorso di cura continua dopo la dimissione
- A.L.I.Ce. Italia Odv: “Dopo aver salvato la vita delle persone, il Servizio sanitario deve garantire anche il diritto al recupero”
- Obiettivo chiaro per il futuro: garantire a tutti i pazienti un percorso di cura continuo, equo e di qualità
Roma, 14 ottobre 2026 – Negli ultimi trent’anni la medicina ha compiuto enormi progressi nella cura dell’ictus cerebrale. Oggi sempre più persone sopravvivono grazie alla tempestività dei soccorsi, alle Unità Ictus e alle terapie tempo-dipendenti. Ma, per chi supera la fase acuta, il percorso di cura è tutt’altro che concluso: recuperare il movimento, il linguaggio, l’autonomia personale e la possibilità di tornare a una vita il più possibile indipendente rappresenta una sfida che può durare mesi o anni.
È proprio questa fase, quella che inizia dopo la Stroke Unit, che A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) ha deciso di porre al centro della propria attenzione. Per oltre venticinque anni l’Associazione ha lavorato affinché i cittadini imparassero a conoscere i fattori di rischio, a riconoscere i sintomi dell’ictus e a memorizzare il numero dell’emergenza da chiamare tempestivamente. Oggi, raccogliendo quotidianamente le testimonianze di migliaia di pazienti e caregiver, A.L.I.Ce. richiama l’attenzione su una nuova priorità: garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso riabilitativo appropriato, tempestivo e omogeneo, indipendentemente dal luogo in cui vive.
Una criticità che l’Associazione denuncia da tempo e che oggi trova conferma nel primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, elaborato da Luca Giorgio, Ricercatore in Tenure Track in Organizzazione Aziendale dell’Università Europea di Roma e supportato da A.L.I.Ce. Italia Odv. Realizzato analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), degli Open Data ministeriali e dell’ISTAT, il report analizza l’evoluzione della riabilitazione in Italia nel periodo 2013-2024.
Il bisogno di riabilitazione ospedaliera non riguarda soltanto le persone colpite da ictus: il Report evidenzia, infatti, il ruolo della riabilitazione nella fase post-acuta anche per i pazienti che, a seguito di eventi traumatici, necessitano di trattamenti finalizzati al recupero funzionale e al reinserimento nelle attività della vita quotidiana: tra questi, anche le persone che hanno subito un grave trauma cranico. Si tratta di condizioni diverse, ma accomunate dalla necessità di un percorso riabilitativo intensivo, multidisciplinare e continuativo, capace di accompagnare la persona nel recupero delle proprie funzioni e della propria autonomia.
Il Report descrive un settore fondamentale del Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2024 sono stati effettuati circa 292.000 ricoveri riabilitativi ordinari, per oltre 7,6 milioni di giornate di degenza, con una dotazione di quasi 24.000 posti letto dedicati alla riabilitazione. Questi numeri testimoniano quanto questa fase rappresenti una componente essenziale del percorso di cura dopo un evento acuto come l’ictus.
Lo studio evidenzia però anche una criticità importante: il sistema non ha ancora recuperato completamente i livelli precedenti alla pandemia. Rispetto al periodo pre-Covid, infatti, le dimissioni risultano ancora inferiori di circa l’8% e le giornate di degenza del 6,5%, nonostante la disponibilità di posti letto sia ormai tornata pressoché ai livelli del 2019.
Questo Report conferma che la riabilitazione non può essere considerata un momento secondario del percorso di cura. Dopo l’ictus, la riabilitazione ospedaliera è la fase che determina, più di ogni altra, le possibilità di recuperare autonomia, relazioni sociali e qualità di vita. Per questo servono reti riabilitative realmente integrate, continuità assistenziale e modelli organizzativi che siano in grado di accompagnare il paziente anche dopo la dimissione.
Il dato che emerge con maggiore forza riguarda le profonde differenze territoriali. Il tasso di ospedalizzazione varia, infatti, da oltre 8 ricoveri ogni mille abitanti in Valle d’Aosta a meno di 2 ricoveri ogni mille abitanti in Toscana, mentre la disponibilità di posti letto riabilitativi presenta differenze ancora più marcate, con alcune Regioni che dispongono di un’offerta oltre quattro volte superiore rispetto ad altre. Anche la riabilitazione ospedaliera, fondamentale per molti pazienti colpiti da ictus, risulta concentrata in pochi centri altamente specializzati, rendendo l’accesso alle cure particolarmente disomogeneo sul territorio nazionale.
Il Report mostra, inoltre, che la mobilità sanitaria continua a rappresentare un indicatore delle disuguaglianze esistenti: alcune Regioni, come la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, attraggono pazienti provenienti da tutta Italia, mentre altre registrano ancora elevati livelli di mobilità passiva.
Per A.L.I.Ce. Italia Odv, tutto questo significa che le opportunità di recupero continuano a dipendere anche dal CAP di residenza.
“Da anni raccogliamo le storie delle persone colpite da ictus e dei loro familiari, persone che, una volta superata la fase acuta, si trovano ad affrontare percorsi molto diversi a seconda della Regione in cui vivono. Oggi questo Report dimostra che quelle differenze non sono percezioni, ma una realtà documentata dai dati ufficiali. È una situazione che non possiamo più considerare accettabile. Salvare una vita è fondamentale, ma non basta: occorre offrire a tutti le stesse possibilità di recupero. Per questo la nostra Associazione continuerà a chiedere che la riabilitazione post ictus diventi una vera priorità della programmazione sanitaria nazionale” afferma Andrea Vianello, Presidente A.L.I.Ce. Italia Odv.
Tra i dati del Report ce n’è uno che sintetizza bene il significato della riabilitazione: l’82,9% dei pazienti viene dimesso direttamente al proprio domicilio. È un dato che conferma la funzione della riabilitazione ospedaliera nell’accompagnare la persona verso il ritorno al proprio contesto di vita. Ovviamente la dimissione non coincide necessariamente con la conclusione del percorso di recupero. Infatti, recuperare il linguaggio, tornare a camminare, riacquistare l’autonomia nelle attività quotidiane, reinserirsi nella vita familiare e lavorativa richiede frequentemente la continuazione del percorso riabilitativo e una continuità assistenziale adeguata ai bisogni della persona. In questa ottica la presa in carico nella fase ospedaliera riesce a garantirne la continuità sul territorio, fino al raggiungimento del massimo recupero possibile. Lo stesso principio vale per chi deve recuperare dopo un trauma cranico: la conclusione della fase acuta non coincide con la conclusione della cura, bensì apre una fase nella quale il percorso riabilitativo può essere determinante per il recupero funzionale e il ritorno alla vita quotidiana.
Il Report mostra inoltre una pluralità di modalità di dimissione: oltre al domicilio, l’1,7% dei pazienti viene indirizzato verso una struttura residenziale territoriale o RSA, l’1,6% viene dimesso con attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata, l’1,2% viene trasferito a un altro istituto di riabilitazione, mentre il 3,4% passa ad altro regime di ricovero o ad altra attività nello stesso istituto. Questi dati evidenziano la presenza di percorsi assistenziali differenti, che devono essere definiti in funzione delle condizioni cliniche e dei bisogni della persona, assicurando quando necessario il raccordo tra i diversi setting di cura.
In questa prospettiva, il rafforzamento della riabilitazione non passa semplicemente dall’aumento dei posti letto, ma dalla capacità di costruire percorsi integrati e appropriati, nei quali ospedale, strutture riabilitative e servizi territoriali possano operare in continuità, ciascuno secondo il proprio ruolo.
Una sfida destinata a diventare ancora più urgente: negli ultimi dieci anni, infatti, l’età media della popolazione italiana è aumentata da 44,5 a 46,9 anni, facendo prevedere una crescita dei bisogni riabilitativi nei prossimi decenni.
Anche il recente aggiornamento delle tariffe nazionali per la riabilitazione, che comporterà un incremento stimato di circa 249 milioni di euro, rappresenta un’opportunità importante, a condizione che le nuove risorse siano accompagnate da una programmazione capace di ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire un accesso più equo ai percorsi di recupero.
Per A.L.I.Ce. Italia, il Report rappresenta l’inizio di una nuova fase di impegno. Oltre ad insegnare agli italiani a riconoscere i sintomi dell’ictus e a chiamare tempestivamente il 112, oggi la sfida si amplia ulteriormente: bisogna fare in modo che ogni persona colpita possa contare, ovunque risieda, sulle stesse opportunità di recupero. Perché la qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto dalla capacità di salvare una vita, ma anche dalla capacità di restituirla alla persona che l’ha vissuta.