martedì, 13 Ottobre 2026

Medicina generale, Fimmg: “Bene Zaffini su risorse per SSN e medicina generale. Ora la risposta nella manovra”

Biancalani: «Undici euro al mese per cittadino, con il prezzo di qualche caffè si pensa di tenere aperta la porta d’accesso al Servizio sanitario nazionale. Dal senatore Zaffini un contributo importante e concreto: ora si traduca questa indicazione in risorse».

Roma, 13 ottobre 2026 – I numeri li ha messi in fila il presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato, Franco Zaffini, confermando durante le dichiarazioni in Aula sul DPFP quanto detto al Congresso nazionale FIMMG. Nel 2014 la medicina generale valeva il 6,1% della spesa sanitaria pubblica; quest’anno, secondo le previsioni del DPFP, ne vale il 5,2%. In dodici anni la spesa sanitaria è cresciuta del 35%, quella per la medicina generale del 16%: meno della metà. In dieci anni la categoria ha perso oltre 5.000 medici, e chi è rimasto ha preso più pazienti ed è andato in pensione più tardi.

«Non è soltanto un’analisi sindacale. È la fotografia scattata da chi, oltre a rappresentare la maggioranza di Governo, presiede una delle Commissioni parlamentari centrali per il futuro della sanità», dice Niccolò Biancalani, Segretario Generale Nazionale della FIMMG. «Per anni la medicina generale ha garantito la tenuta dell’assistenza territoriale, assorbendo carichi di lavoro crescenti senza un adeguato incremento delle risorse. Ma non si può continuare a chiedere sempre di più a un sistema al quale si riconosce economicamente sempre di meno».

Il senatore Zaffini ha indicato anche la cifra: vanno recuperati circa 1,3 miliardi l’anno per riportare la medicina generale almeno alla quota del 2014. «Apprezziamo il contributo importante e concreto del presidente Zaffini, che ha posto con chiarezza una questione centrale per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Adesso è necessario che questa indicazione trovi una risposta nella prossima Legge di bilancio. La medicina generale non può continuare a vedere diminuire il proprio peso nella spesa sanitaria pubblica» prosegue Biancalani.

Negli ultimi anni il personale dipendente del SSN ha ottenuto interventi economici dedicati. «Era giusto, e lo abbiamo sempre sostenuto. Ma i medici di famiglia pagano di tasca propria studio, personale, strumenti e informatica, e dalle manovre sono stati sistematicamente dimenticati. Non accetteremo di essere l’unica componente del Servizio sanitario a cui si chiedono più ore, più presenza nelle Case della Comunità e più cronicità a risorse invariate».

Tre impegni chiesti al Governo

La FIMMG chiede al Governo tre impegni precisi nella prossima legge di bilancio:

  • un ACN finanziato davvero. Servono risorse aggiuntive e vincolate alla medicina generale, a partire dalla naturale evoluzione connessa ai rinnovi contrattuali degli stanziamenti per l’assistenza territoriale della legge 234/2021, con compensi orari che seguano, a partire dal 2027 e negli anni successivi, la dinamica dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego. «Nuove funzioni senza nuove risorse non sono una riforma: sono un trasferimento di costi sui medici».
  • premiare chi raggiunge gli obiettivi. FIMMG chiede la detassazione dei compensi variabili legati agli obiettivi assistenziali: vaccinazioni, prevenzione, domiciliarità, presa in carico di cronici e fragili. «Nel settore privato i premi di risultato e, nella dirigenza medica – prosegue il Segretario nazionale – le prestazioni aggiuntive finalizzate anche all’abbattimento delle liste d’attesa godono di forme di tassazione agevolata. Chiediamo al Governo di riconoscere lo stesso principio a chi aumenta le coperture vaccinali, garantisce l’assistenza domiciliare e prende in carico i pazienti cronici e fragili. Sono attività che producono risultati concreti di salute e contribuiscono alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».
  • personale negli studi. «Chiediamo la decontribuzione e incentivi fiscali strutturali per assumere personale di studio, collaboratori amministrativi e operatori sociosanitari. Ogni ora che un medico passa a fare il lavoro di un amministrativo è un’ora sottratta a un paziente. Lo Stato non può continuare a pretendere un’organizzazione moderna senza contribuire a pagarla».

«Undici euro al mese: è quanto oggi viene destinato per ogni cittadino alla medicina generale, alla porta d’accesso al Servizio sanitario nazionale che ogni cittadino può scegliere liberamente, senza CUP e senza liste d’attesa», conclude Biancalani. «È ora di decidere se la medicina generale è un pilastro del Servizio sanitario o un costo da comprimere. Il presidente Zaffini ha indicato una cifra e una direzione. Adesso ci aspettiamo che Governo e Parlamento traducano questa indicazione in scelte concrete. A dirlo sarà la Manovra. E noi la leggeremo riga per riga, pronti a tradurla ai cittadini».

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