Roma, 6 ottobre 2026 – “Per la prossima pandemia siamo certamente più preparati, sia dal punto di vista tecnologico che scientifico. Ma non dobbiamo dimenticare alcune lezioni che ci ha lasciato il Covid. Primo, che One Health non è uno slogan: quando arriva un nuovo patogeno, la distinzione tra medicina umana e medicina veterinaria diventa molto meno importante della capacità di lavorare insieme. Secondo, il tempo. Quanto tempo passa tra il primo segnale e la sua identificazione? Quanto tempo impieghiamo per sequenziare un agente? E, soprattutto, quanto tempo passa prima che quell’informazione arrivi a chi deve assumere una decisione? Il salto di qualità non è semplicemente produrre più dati, ma metterli in relazione”.
Così Giuseppe Iovane, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM), in rappresentanza della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, commenta il nuovo rapporto https://news.nus.edu.sg/nuslancetcommission-new-approach-pandemic-readiness/ della Commissione NUS–Lancet PRIME, presentato in occasione dell’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, secondo cui “il mondo è impreparato a una nuova pandemia”.
“Ancora – prosegue il Direttore –, il Covid ha fatto emergere con grande chiarezza qualcosa che noi conoscevamo già: gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali Italiani non sono semplicemente laboratori veterinari, ma una vera infrastruttura di sicurezza sanitaria nazionale. Quando è arrivata un’emergenza completamente nuova, la Rete IZS non ha dovuto inventare un modello organizzativo: possedeva già laboratori, professionalità, diagnostica molecolare, capacità di sequenziamento e, soprattutto, una cultura della sorveglianza delle malattie infettive. E noi Istituti Zooprofilattici siamo quotidianamente dentro questa interfaccia: controlliamo gli allevamenti, gli animali selvatici, gli alimenti, i vettori, osserviamo ciò che accade nel territorio e possiamo integrare queste informazioni con quelle ambientali. La sorveglianza veterinaria e ambientale, quindi, non deve essere considerata periferica rispetto alla medicina umana: può rappresentarne un vero avamposto epidemiologico”.
“Il problema del futuro sarà trasformare l’enorme quantità di informazioni in conoscenza utilizzabile prima che l’emergenza esploda. Dobbiamo immaginare una Rete di sentinelle interconnesse, quella degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, nella quale un’anomalia riscontrata in Campania possa essere immediatamente confrontata con ciò che sta accadendo in Lombardia, in Sicilia o nel resto d’Europa. Sequenziamento genomico, epidemiologia molecolare, banche dati interoperabili e intelligenza artificiale potranno aiutarci a riconoscere correlazioni e anomalie molto prima di quanto riusciamo a fare oggi, saranno poi le competenze scientifiche e territoriali a dargli un significato. La prossima emergenza, quindi, si affronterà meglio se saremo capaci di passare da un sistema che reagisce rapidamente a un sistema che, quando possibile, anticipa il rischio”, conclude Iovane.