Secondo uno studio coordinato da ISI Foundation la consapevolezza sul virus e sulla sua trasmissibilità da parte dei cittadini è alta. A preoccupare i ricercatori sono la scarsa informazione e soprattutto la bassa percezione del rischio di contagio. Occorre incrementare la sorveglianza partecipativa
Torino, 30 settembre 2026 – A causa del cambiamento climatico, che favorisce l’insediamento delle zanzare Aedes in Europa, la dengue non può più essere considerata soltanto un virus che colpisce chi viaggia in alcune parti del mondo.
Nel 2024 l’Italia ha registrato un focolaio di almeno 199 casi autoctoni e la Francia 11 focolai per un totale di 83 casi. Un nuovo studio pubblicato su PLOS Global Public Health mostra come la sorveglianza partecipativa – cittadini che segnalano online il proprio stato di salute e i loro comportamenti al riguardo – permetta di misurare rapidamente cosa le persone conoscono, temono e agiscono di fronte a una minaccia emergente, prima che diventi una vera e propria emergenza.
La ricerca, coordinata da ISI Foundation di Torino con Sorbonne Université e INSERM di Parigi, in collaborazione con Queen Mary University a Londra e Aix-Marseille Université a Marsiglia, ha coinvolto 2.904 volontari (404 in Italia e 2.500 in Francia metropolitana) durante la stagione delle zanzare 2024. I partecipanti sono stati raggiunti tramite Influweb in Italia e GrippeNet/CovidNet in Francia, le piattaforme nazionali della rete europea InfluenzaNet.
I risultati dello studio
La consapevolezza rispetto alla dengue appare alta, ma le conoscenze risultano piuttosto frammentarie. Oltre il 91% dei partecipanti ha la piena consapevolezza del rischio, solo il 14,6% però ha cercato volontariamente informazioni in merito. La conoscenza di come la malattia si trasmette e si manifesta varia molto.
Informazione e preoccupazione spingono all’azione. Chi si è informato è maggiormente preoccupato e disposto a proteggersi, ad esempio vaccinandosi.
Il contesto locale conta. Vivere in un’area con casi autoctoni recenti riflette un maggiore timore di infezione e maggiore adozione di comportamenti preventivi.
La prevenzione cresce. Il 44,4% elimina l’acqua stagnante e il 28,5% usa regolarmente repellenti, contro il 17,7% e il 17,4% di un’indagine del 2012.
Il paradosso delle aree rurali. Chi vive in zone rurali conosce meno la malattia ed è meno propenso al vaccino, ma adotta più misure preventive.
Apertura al vaccino, basso rischio percepito. Il 54,6% accetterebbe un vaccino contro la dengue se offerto (lo 0,4% lo ha già ricevuto). Il motivo di rifiuto più comune è sentirsi poco a rischio.
Gli autori concludono che una comunicazione mirata, accessibile e legata al contesto locale risulterebbe essenziale per migliorare la preparazione dove la dengue è una minaccia emergente.
Perché la sorveglianza partecipativa è importante
La sorveglianza tradizionale conta i casi che arrivano a medici di base e laboratori. Non è possibile analizzare la percezione della popolazione verso un nuovo rischio, né se le indicazioni di prevenzione vengono seguite. La sorveglianza partecipativa è in grado di colmare questo vuoto: una comunità di volontari coinvolta da anni può rispondere a nuove domande in poche settimane, in più Paesi, con un protocollo comune.
Nate per l’influenza, le piattaforme InfluenzaNet sono state poi usate per il COVID-19 e oggi si aprono alle minacce legate al clima, come le malattie trasmesse dalle zanzare. La stessa infrastruttura può sostenere l’allerta precoce, la comunicazione del rischio e la valutazione delle misure di sanità pubblica.
“Le minacce sanitarie emergenti non aspettano che si costruiscano nuovi sistemi di raccolta dati – ha dichiarato Daniela Paolotti, Senior Research Scientist della Fondazione ISI e autrice senior dello studio –. Da oltre quindici anni migliaia di italiani condividono con noi informazioni sulla propria salute attraverso Influweb. Questa fiducia ci ha permesso di porre una domanda nuova sulla dengue, in piena stagione delle zanzare, e di ottenere risposte subito utilizzabili dalle autorità sanitarie. Abbiamo osservato che chi si sente poco a rischio è anche meno propenso a proteggersi o a considerare la vaccinazione. Occorre diffondere informazione preventiva comprendendo anche tutti quei cittadini che vivono in zone rurali”.
Il ruolo della Fondazione ISI
La Fondazione ISI ha ideato e coordinato lo studio. In Italia l’indagine si è svolta su Influweb, la piattaforma di sorveglianza partecipativa che la Fondazione gestisce e che da anni monitora la diffusione dell’influenza grazie alle segnalazioni dirette dei cittadini. La raccolta dati italiana è durata dal 13 maggio al 27 ottobre 2024.
Influweb è parte di InfluenzaNet, la rete europea che collega piattaforme analoghe in più Paesi. Nell’estate 2026 Influweb è stata usata per la prima volta anche per seguire l’impatto delle ondate di calore sulla popolazione. Lo studio sulla dengue conferma la direzione: trasformare una rete nata per l’influenza in uno strumento stabile di preparazione alle minacce sanitarie legate al clima.
Lo studio: Calmon L., De Gaetano A., Mazzoli M., Gozzi N., Debin M., Turbelin C., Marmorat R., Perra N., Barrat A., Colizza V., Paolotti D. (2026). Assessing dengue knowledge, attitudes and preventive practices in France and Italy: A cross-sectional study using participatory surveillance cohorts. PLOS Global Public Health, pubblicato il 23 settembre 2026. DOI: 10.1371/journal.pgph.0007162.