lunedì, 28 Settembre 2026

Dalle cellule dei pazienti allo studio clinico: il farmaco per la fibrosi cistica che può contrastare le aritmie cardiache ereditarie

Uno studio coordinato da Università di Pavia, Policlinico San Matteo e Istituto Auxologico Italiano, pubblicato sull’European Heart Journal, valuta una nuova possibile strategia terapeutica sviluppata grazie a cellule cardiache dei pazienti generate in laboratorio

Pavia, 28 settembre 2026 – Portare una strategia terapeutica dal bancone di laboratorio direttamente al letto del paziente. È questo il traguardo dello studio clinico MAST2, una sperimentazione di fase 2 finanziata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), condotta presso l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e coordinata da Lia Crotti e Peter J. Schwartz.

Nel trial sono stati arruolati 16 pazienti adulti, trattati per sette giorni in ambiente ospedaliero: il trattamento ha prodotto una riduzione statisticamente significativa dell’intervallo QT, con un effetto particolarmente evidente nei pazienti che presentavano un rischio maggiore di sviluppare aritmie pericolose.

Ma come si è arrivati a individuare proprio questo farmaco e a portarlo fino alla sperimentazione nei pazienti? La chiave di volta è la ricerca sulle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), coordinata da Massimiliano Gnecchi, Direttore della Cardiologia Traslazionale della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e Professore dell’Università di Pavia. Partendo da semplici cellule del sangue o della pelle dei pazienti, il team ha ricreato in laboratorio dei veri e propri “modelli di cuore in provetta” che conservano il patrimonio genetico dei malati. È proprio questa piattaforma che ha permesso di testare diversi farmaci e confrontarne la capacità di correggere il difetto alla base della malattia. La ricerca si è concentrata in particolare su molecole già sviluppate o utilizzate clinicamente per altre patologie, ma potenzialmente in grado di correggere il difetto alla base di questa forma di sindrome del QT lungo: una strategia che prende il nome di riposizionamento farmacologico. Il vantaggio di questo approccio è quello di partire da molecole per le quali sono già disponibili importanti informazioni sulle caratteristiche farmacologiche e sul profilo di sicurezza, facilitandone la successiva valutazione in una nuova indicazione.

«Questo studio rappresenta il punto di arrivo di un percorso di ricerca iniziato quindici anni fa a Pavia, nell’ambito di una collaborazione scientifica con Singapore», spiega Massimiliano Gnecchi. «Utilizzando le cellule cardiache ottenute dai pazienti abbiamo testato diversi farmaci e il lumacaftor, sviluppato originariamente per il trattamento della fibrosi cistica, è emerso come il candidato più promettente. Ne abbiamo studiato nel dettaglio il meccanismo d’azione, dimostrando sperimentalmente la capacità di correggere il difetto responsabile della malattia. Ci sono voluti anni per perfezionare tutti i passaggi necessari a rendere possibile e sicuro il trasferimento di questa scoperta ai pazienti. Siamo particolarmente orgogliosi di questo percorso di ricerca traslazionale, che ha permesso di portare un risultato ottenuto in laboratorio fino alla valutazione in uno studio clinico».

La piattaforma iPSC ha avuto un ruolo fondamentale anche all’interno dello stesso studio MAST2. Per i primi cinque partecipanti sono state infatti generate in laboratorio cellule cardiache a partire dalle loro stesse cellule, sulle quali è stato possibile analizzare direttamente gli effetti del trattamento. I ricercatori hanno potuto così confrontare, nello stesso paziente, la risposta al farmaco osservata “in vitro” con quella effettivamente riscontrata durante il trattamento clinico.

Questo duplice utilizzo della piattaforma cellulare, prima per individuare la strategia terapeutica e successivamente per confrontare la risposta osservata in laboratorio con quella degli stessi pazienti, rappresenta uno degli aspetti più innovativi dell’intero percorso e ne evidenzia il potenziale come strumento per lo sviluppo di trattamenti mirati nell’ambito della medicina di precisione.

Lo studio MAST2 è stato interamente finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

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