venerdì, 18 Settembre 2026

Sin: oltre un milione di persone con demenza in Italia. Dalla prevenzione alle nuove terapie, le novità nella lotta all’Alzheimer

Roma, 18 settembre 2026 – In Italia, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), si contano circa 1,2 milioni di persone con demenza nella fascia d’età pari o superiore a 65 anni e circa 24.000 casi di demenza a esordio giovanile. Con specifico riferimento alla malattia di Alzheimer, i pazienti sono stimati in almeno 600 mila. Il costo complessivo delle demenze nel nostro Paese è valutato in circa 23 miliardi di euro l’anno, con il 63% dell’onere economico a carico delle famiglie.

In occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer – che si celebra il 21 settembre in tutto il mondo per aumentare la consapevolezza sulla malattia, combattere lo stigma e richiamare l’attenzione sulla necessità di garantire diagnosi, assistenza e cure appropriate – la Società italiana di neurologia (Sin) sottolinea come la malattia di Alzheimer sia ancora la causa più frequente di demenza, caratterizzata da una progressiva compromissione della memoria, del linguaggio, dell’orientamento e delle altre funzioni cognitive fino alla perdita dell’autonomia personale. Il suo impatto non riguarda soltanto il paziente ma coinvolge famiglie, caregiver, servizi sanitari e sistema sociale.

“L’Alzheimer non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento ma una malattia neurodegenerativa complessa che deve essere riconosciuta e affrontata il prima possibile – afferma Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia -. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un importante avanzamento scientifico. Disponiamo infatti di terapie in grado di intervenire sui meccanismi biologici della malattia e potenzialmente di rallentarne la progressione, aprendo una nuova stagione nella lotta all’Alzheimer. Non si tratta ancora di una cura definitiva ma di un cambio di paradigma che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile”.

Le nuove terapie: l’arrivo di queste opportunità impone di ripensare l’intero percorso assistenziale della patologia. Non basta disporre di nuovi farmaci: “affinché queste opportunità possano tradursi in un beneficio concreto è fondamentale arrivare a una diagnosi precoce – evidenzia il presidente -. Dobbiamo riconoscere la malattia nelle sue fasi iniziali, quando i sintomi sono ancora lievi e quando gli interventi hanno maggiori probabilità di essere efficaci. Per questo è necessario rafforzare la rete dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, promuovere l’accesso ai biomarcatori diagnostici e garantire percorsi assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale”.

Prevenzione: “Circa la metà dei casi di Alzheimer sono potenzialmente evitabili o ritardabili. Accanto alla diagnosi e alle nuove terapie resta quindi centrale la prevenzione – sottolinea il presidente Zappia -. La Commissione permanente di The Lancet ha infatti identificato 14 fattori di rischio modificabili associati alla demenza: basso livello di istruzione, perdita dell’udito, ipertensione, colesterolo Ldl elevato, obesità, fumo, depressione, inattività fisica, diabete, consumo eccessivo di alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, isolamento sociale e deficit visivo non trattato. La prevenzione deve accompagnare l’intera vita. Controllare pressione, diabete e colesterolo, non fumare, svolgere attività fisica regolare, proteggere udito e vista e mantenere relazioni sociali e stimoli cognitivi significa proteggere anche la salute del cervello. A tali comportamenti si dovrebbe associare una buona qualità del sonno, soprattutto notturno perché è durante questa attività che il cervello rimodula le proprie attività”.

C’è quindi una rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo di concepire la salute del cervello. Fino a pochi anni fa il neurologo interveniva soprattutto quando la malattia si era già manifestata. Oggi, grazie ai progressi della ricerca, è possibile rovesciare la storia della patologia. In questo scenario assume un valore strategico l’evoluzione della neurologia, sempre più orientata alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla medicina di precisione.

Il ruolo della neurologia: in una fase storica in cui la diagnosi precoce può modificare il decorso di molte patologie neurologiche, diventa perciò centrale anche il ruolo del neurologo. È a questo specialista che è opportuno rivolgersi quando compaiono sintomi nuovi o non spiegabili – come disturbi della memoria, del linguaggio o del comportamento – evitando di attribuirli automaticamente all’età o alla stanchezza. Un inquadramento tempestivo consente oggi, in molti casi, di anticipare la diagnosi, iniziare precocemente le terapie e migliorare significativamente la prognosi e la qualità di vita per l’Alzheimer.

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