giovedì, 17 Settembre 2026

LEUCEMIA LINFOBLASTICA ACUTA PEDIATRICA AD ALTO RISCHIO: L’IMMUNOTERAPIA DIMEZZA LE RECIDIVE E RIDUCE GLI EFFETTI  COLLATERALI GRAVI 

I risultati dello studio internazionale AIEOP-BFM ALL 2017 hanno dimostrato che sostituire due  cicli di chemioterapia intensiva con due cicli di immunoterapia migliora significativamente le  prospettive di guarigione nei bambini con leucemia linfoblastica acuta ad alto rischio di ricaduta. La  nuova strategia terapeutica ha quasi dimezzato il numero delle ricadute, riducendo  contemporaneamente gli effetti collaterali gravi associati alla chemioterapia intensiva. 

Lo studio, condotto dal 2018 al 2023 dal gruppo cooperativo AIEOP-BFM ALL (sigle indicative di Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica-Berlin-Frankfurt-Münster Group for  Acute Lymphoblastic Leukemia), è stato condotto in Italia nell’ambito del network dei centri italiani  AIEOP che ha individuato nella Fondazione Tettamanti di Monza il National Coordinating Center. 

I risultati, ottenuti con il contributo di oltre cento centri di otto Paesi, sono pubblicati sul New  England Journal of Medicine

Monza, 17 settembre 2026 – Trovare il modo di insegnare al sistema immunitario ad attaccare la  leucemia linfoblastica acuta ad alto rischio e di utilizzarlo come alleato per contrastare la patologia leucemica nei bambini e negli adolescenti è possibile: questo è quanto hanno dimostrato i risultati  emersi dallo studio AIEOP-BFM ALL 2017, una lunga e complessa sperimentazione clinica  

internazionale in cui, nei pazienti ad alto rischio di ricaduta, due cicli di chemioterapia ad alta  intensità sono stati confrontati con due cicli di immunoterapia. I risultati ottenuti hanno permesso di  giungere alla solida conclusione che questa strategia può quasi dimezzare il numero delle recidive  e ridurre significativamente gli effetti collaterali gravi della chemioterapia intensiva. 

I dati emersi nella ricerca sono pubblicati oggi sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale New England Journal of Medicine. 

Lo studio apre nuove prospettive per i pazienti pediatrici con una forma di leucemia  particolarmente difficile da trattare e maggiormente esposta al rischio di ricaduta. In questi pazienti  la necessità di prevenire la recidiva ha finora richiesto il ricorso a regimi chemioterapici  particolarmente intensivi, che possono determinare effetti collaterali gravi e, in alcuni casi, anche  letali. 

Gli schemi di chemioterapia intensiva consentono oggi di ottenere una guarigione a lungo termine  in circa il 90% dei bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta. Tuttavia, circa un paziente su  cinque rientra in una specifica categoria, denominata ad alto rischio perché presenta una  probabilità più elevata di recidiva. Nello studio AIEOP-BFM ALL 2017 i ricercatori hanno valutato proprio, in questa categoria di bambini, la possibilità di sostituire una parte della chemioterapia più  aggressiva con un trattamento immunoterapico mirato, utilizzando il farmaco blinatumomab. 

Il blinatumomab è un farmaco che, allo scopo di contrastare la leucemia, sfrutta il sistema  immunitario del paziente mettendo in contatto diretto i linfociti T, cellule fondamentali delle difese  immunitarie, con le cellule leucemiche. Ciò consente alle cellule del sistema immunitario di  riconoscere e distruggere più efficacemente le cellule tumorali. 

Andrea Biondi, direttore scientifico della Fondazione Tettamanti e principal investigator per  l’Italia dello studio AIEOP-BFM ALL 2017, commenta: “L’obiettivo di questo importante studio, a  cui hanno partecipato oltre cento centri di ricerca di otto paesi europei ed extraeuropei, era tentare  di migliorare ulteriormente le probabilità di guarigione, riducendo per quanto possibile la tossicità  

delle cure sui bambini e il loro impatto sulle famiglie. Per arrivare a questi risultati è stato  fondamentale il lavoro di alto profilo cooperativo svolto, nell’ambito dello studio internazionale, da parte dei centri della rete AIEOP, coordinati per l’area “leucemia linfoblastica acuta” da oltre  trent’anni dalla Clinica Pediatrica di Monza (Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza,  Università di Milano-Bicocca) e sostenuti dal Centro di ricerca Tettamanti che, grazie al fondamentale aiuto fornito dalla Fondazione Maria Letizia Verga di Monza, ha potuto sviluppare  analisi e trattamenti sempre più precisi e mirati, studi biologici e profilazioni genetiche di alta  complessità e valore prognostico, mettendoli a disposizione di tutti i bambini in Italia affetti da  leucemia linfoblastica acuta”. 

I risultati della sperimentazione pubblicati sul NEJM rafforzano la prospettiva di integrare  l’immunoterapia sempre più precocemente ed efficacemente nel percorso terapeutico della  leucemia linfoblastica acuta pediatrica. L’obiettivo non è soltanto aumentare le possibilità di  guarigione, ma anche limitare le conseguenze immediate e a lungo termine dei trattamenti più  aggressivi, attraverso strategie maggiormente selettive e meglio tollerate. 

Lo studio nasce soprattutto dalla pluridecennale collaborazione tra l’AIEOP e il gruppo tedesco  Berlin-Frankfurt-Münster Group for Acute Lymphoblastic Leukemia (BFM), co-promotori  rispettivamente per l’Italia e per la Germania. Una partnership scientifica già avviata con un primo  protocollo internazionale nel 1998, che ha reso l’Italia parte attiva nello sviluppo e nella  realizzazione di molti successivi protocolli internazionali di grande rilievo per la cura della leucemia  linfoblastica acuta pediatrica. 

Per l’Italia AIEOP ha nominato la Fondazione Tettamanti quale National Coordinating Center  (NCC). La Fondazione ha assicurato il project management del protocollo, le visite ai centri  partecipanti, la farmacovigilanza, la copertura assicurativa, le analisi statistiche e l’analisi dei dati,  sostenendo un impegno economico di oltre 1.200.000 euro l’anno. 

Alla realizzazione dello studio hanno contribuito anche il centro di Oncologia Pediatrica  dell’Università di Padova e la Fondazione Città della Speranza di Padova, con una attività di  diagnosi e monitoraggio centralizzate delle malattie diagnosticate nei bambini e adolescenti italiani;  le due istituzioni sono in Italia tra quelle maggiormente coinvolte nelle attività cliniche e di ricerca e  tra i sostenitori delle sperimentazioni nell’ambito delle leucemie. 

Lo studio è stato sostenuto da: Deutsche Krebshilfe, Fondazione AIRC per Ricerca sul Cancro,  Fondazione Maria Letizia Verga, Fondazione Tettamanti, Fondazione Città della Speranza, Israel  Cancer Association, Chaim Association e Ministero della Salute della Repubblica Ceca. 

L’attività di ricerca della Fondazione Tettamanti e del suo Centro di ricerca è stata svolta nel  contesto della convenzione con la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori per lo svolgimento  di progetti di ricerca congiunti. 

La leucemia linfoblastica acuta1 

Secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, in Italia vengono diagnosticati ogni anno circa  1.400 nuovi casi di tumore nei bambini tra 0 e 14 anni, pari a un’incidenza di circa 150 casi per  milione. Altri 600-800 nuovi casi si registrano tra i 14 e i 20 anni. Nel complesso la sopravvivenza  dei bambini colpiti da tumore è passata da circa il 30% negli anni Sessanta all’80% nell’ultimo  decennio. Le leucemie rappresentano una delle principali patologie oncologiche dell’età pediatrica  e la leucemia linfoblastica acuta è la forma più frequente nei bambini e negli adolescenti. 

La leucemia linfoblastica acuta è un tumore del sangue che prende origine dai progenitori dei  linfociti, cellule del sistema immunitario coinvolte nella difesa dell’organismo. La malattia è  caratterizzata dalla proliferazione incontrollata di cellule immature, chiamate blasti, che si accumulano nel midollo osseo, nel sangue e, in alcuni casi, in altri organi. Il termine “acuta” indica  la rapidità con cui la malattia può progredire in assenza di trattamento. La leucemia linfoblastica  acuta può essere di tipo B o T in base alla popolazione di linfociti da cui ha origine. 

Gli importanti progressi ottenuti nella terapia della leucemia linfoblastica acuta consentono oggi di  ottenere, nei Paesi industrializzati, tassi di guarigione di circa il 90%; ciononostante i pazienti  classificati ad alto rischio presentano una maggiore probabilità di ricaduta e necessitano di  strategie terapeutiche specifiche ed innovative. 

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