giovedì, 17 Settembre 2026

Da 10 anni all’ospedale San Bortolo di Vicenza la Terapia Intensiva Pediatrica che non separa le famiglie

Dalla sua attivazione a oggi sono stati oltre 3.000 i bambini e adolescenti assistiti, con porte sempre aperte ai genitori anche nei momenti più critici

VICENZA, 17 settembre 2026 – La Terapia Intensiva Pediatrica dell’Ospedale di Vicenza compie 10 anni: un decennio durante il quale è stata e continua a essere un fondamentale punto di riferimento per tutti i bambini e gli adolescenti vicentini – dai 30 giorni di vita ai 18 anni di età – che per qualche motivo si trovano ad avere bisogno di un’assistenza di tipo intensivo. Un reparto dove l’altissima specializzazione medica non ha mai smesso di camminare di pari passo con l’attenzione per le famiglie.

Guidata fin dalla sua attivazione dalla dott.ssa Paola Ferrarese, all’epoca arrivata al San Bortolo con una lunga esperienza nell’Azienda Ospedaliera di Padova, la Terapia Intensiva Pediatrica ha consentito di estendere anche ai pazienti pediatrici più critici la possibilità di ricevere assistenza presso l’ospedale di Vicenza, dunque senza più la necessità di essere trasferiti nei vicini centri universitari, e allo stesso tempo ha sostenuto lo sviluppo della Chirurgia Pediatrica e delle altre specializzazioni chirurgiche per gli interventi più complessi su bambini e adolescenti.

«Se l’Ospedale di Vicenza oggi è in grado di gestire interventi ad altissima complessità, offrendo cure che un decennio fa erano impensabili in questa sede, il merito è anche della Terapia Intensiva Pediatrica – dichiara il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs –. Senza l’assistenza post operatoria di questa unità sarebbe molto più difficile svolgere qui determinate procedure chirurgiche. È un reparto che non solo alza l’asticella clinica dell’intero ospedale, ma ci permette di trattenere sul territorio i casi più critici, evitando ai minori trasferimenti verso altri centri, con tutto quello che questi spostamenti possono comportare non solo sul piano clinico, ma anche per i genitori che si trovano a vivere una situazione drammatica in un ospedale e in una città a loro estranei e lontani da casa».

La casistica conferma questa evoluzione: oggi la struttura affronta patologie complesse (tra cui gravi insufficienze respiratorie e neurologiche) che per la maggior parte necessitano di supporto respiratorio, assiste i delicati decorsi post-operatori di chirurgie pediatriche, specialistiche e neurochirurgiche e gestisce i traumi gravi.

Con 6 posti letto, l’unità registra circa 300 ricoveri l’anno, ai quali si sommano circa un migliaio di assistenze per la sedazione o il controllo del dolore durante procedure mediche e diagnostiche sui minori (dalle risonanze alle endoscopie, fino alle suture più importanti). Dalla sua attivazione, la Terapia Intensiva Pediatrica del San Bortolo ha gestito oltre 3.000 ricoveri.

Il tutto nell’ottica di una stretta integrazione con tutte le altre unità operative e servizi del San Bortolo, in primis quelli afferenti alla Pediatria ma non solo: «Se un bambino sta male – spiega la dott.ssa Ferrarese – da noi verrà seguito nell’intero percorso e troverà un ambiente a misura di bambino. Che arrivi dal Pronto Soccorso, dalla Pediatria, o che abbia bisogno di una sedazione procedurale, qui trova una risposta a tutti i livelli».

Molto significativo, a questo riguardo, è anche il supporto dell’U.O.C. di Recupero e Riabilitazione Funzionale, che superata la fase acuta prende in carico i pazienti adolescenti che necessitano di un percorso riabilitativo, esaminando i loro casi e iniziando a programmare le successive attività di recupero fin dalla fase di ricovero in Terapia Intensiva Pediatrica.

Una delle scelte più forti del reparto è stata fin da subito l’apertura 24 ore su 24 ai genitori, una pratica sempre favorita e incentivata nonostante le difficoltà organizzative che può comportare. «La terapia intensiva non separa – sottolinea la dott.ssa Ferrarese –. Il nostro obiettivo è favorire per quanto possibile serenità anche nei momenti difficili che attraversano i pazienti ricoverati presso il nostro reparto e i loro genitori. Oltre a figure di supporto, i genitori sono interpreti fondamentali dei segnali dei bambini e possono stare con loro in ogni momento, anche durante le fasi di rianimazione». Questa attenzione trova inoltre conferma anche nella possibilità di un supporto psicologico sia per i pazienti, sia per i genitori o anche i fratelli dei ricoverati, grazie alla collaborazione del Servizio di Psicologia Clinica.

Tra le altre attività da segnare, la più recente riguarda l’attivazione di un nuovo ambulatorio per il follow-up dei pazienti complessi o che hanno subito un ricovero particolarmente prolungato in terapia intensiva pediatrica.

È invece un’attività consolidata da tempo quella svolta dalla Terapia Intensiva Pediatrica nell’ambito della formazione: sia rivolta ai colleghi ospedalieri, sia aperta a tutta la popolazione, con incontri gratuiti sulle manovre di rianimazione – e in particolare sulla disostruzione delle vie respiratorie – per genitori, nonni e babysitter.

I traguardi raggiunti non sarebbero stati possibili senza la sinergia professionale e umana di tutte le figure coinvolte: una squadra unita di 11 medici, 20 infermieri, OSS e medici in formazione. Ma più che dalle statistiche, il valore del reparto si misura dal legame profondo costruito con la Città, testimoniato dall’attenzione e dal contributo delle associazioni e dalle manifestazioni di riconoscenza e dall’affetto di chi ha vissuto il reparto in prima persona.

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