Il documento affronta il nodo del Green Public Procurement nel settore dei dispositivi medici, chiedendo criteri ESG chiari, graduali e verificabili e crescita delle competenze
MILANO, 15 settembre 2026 – La sanità è responsabile di circa il 5% delle emissioni globali. Per contribuire a ridurne l’impatto preservando la qualità delle cure, Confindustria Dispositivi Medici ha presentato 10 raccomandazioni per acquisti sostenibili, primo documento organico del comparto sul Green Public Procurement (GPP), con l’obiettivo di orientare la spesa pubblica verso soluzioni capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico nel tempo, senza arretrare su sicurezza ed efficacia clinica. Le raccomandazioni sono state presentate oggi nel corso dell’evento “Verso la transizione sostenibile della Sanità. Green public procurement, tecnologie e competenze al centro di una strategia condivisa”, che ha riunito presso la sede Deloitte di Milano centrali di committenza, aziende sanitarie e imprese.
Il documento nasce dalla necessità di trasformare la sostenibilità da principio generale a criterio applicabile e misurabile nel procurement sanitario. Il cuore delle raccomandazioni è un metodo: costruire i criteri ESG sull’ascolto del mercato e su evidenze scientifiche verificabili, introdurli con gradualità e investire sulle competenze di chi governa e scrive gli acquisti. In assenza di un quadro uniforme, infatti, i criteri ESG negli appalti sanitari rischiano di frammentarsi su base regionale per il sistema Italia, ma anche a livello nazionale guardando al mercato europeo, moltiplicando così gli oneri documentali per le imprese, in particolare per le PMI, senza un corrispondente beneficio ambientale e con possibili ricadute sull’equità di accesso alle tecnologie per i pazienti.
“La sostenibilità è una componente qualificante del procurement sanitario, ma per produrre valore deve essere tradotta in criteri chiari, verificabili e proporzionati. Le nostre 10 raccomandazioni propongono un percorso concreto, che parte dal dialogo con il mercato e dalle evidenze, riconosce le specificità dei dispositivi medici e investe sulle competenze necessarie a costruire gare sostenibili. L’obiettivo è evitare che la sostenibilità si trasformi in burocrazia e farne invece una leva di sviluppo, qualità e innovazione, in dialogo con le istituzioni e con tutti gli attori del procurement. Vogliamo favorire un’evoluzione del procurement che valorizzi chi investe in sostenibilità, senza penalizzare, in questa fase, chi ancora sta costruendo la propria maturità ESG per non creare distorsioni del mercato”, ha dichiarato Guido Beccagutti, Direttore Generale di Confindustria Dispositivi Medici.
Il tema delle competenze è strettamente legato alle 10 raccomandazioni: introdurre efficacemente criteri ESG negli acquisti sanitari richiede capacità di leggere il mercato, conoscere le specificità regolatorie dei dispositivi medici, misurare gli impatti e tradurre questi elementi in requisiti di gara. Per questo Confindustria Dispositivi Medici affianca al confronto istituzionale un investimento sulla formazione continua e sulla diffusione di competenze omogenee per un linguaggio condiviso e una cultura comune della sostenibilità tra pubblico e privato. In questa direzione, la giornata ha segnato anche il lancio del nuovo percorso formativo di CDMS, la società di servizi di Confindustria Dispositivi Medici, dedicato al Green Procurement nei dispositivi medici e rivolto a rafforzare le competenze necessarie per tradurre i principi ESG in acquisti sostenibili. Creare cultura è la base per arrivare a un lavoro congiunto da parte di tutti gli stakeholder interessati per definire metriche condivise e linee guida nazionali di settore, che siano effettivamente di supporto alla valutazione di beni e servizi.
Il punto di partenza resta la specificità del comparto. I dispositivi medici incidono per il 15–25% delle emissioni complessive dei sistemi sanitari, secondo i dati dello studio “Decarbonising Healthcare: how a competitive MedTech industry can contribute” – Medtech Europe, ma la sostenibilità non può ridursi a un insieme uniforme di requisiti certificativi: con oltre 2 milioni di tecnologie sul mercato europeo le logiche di sostenibilità variano profondamente da un dispositivo all’altro. Serve quindi un approccio differenziato e basato sull’evidenza, che riconosca gli investimenti già in corso nelle imprese e li valorizzi anche attraverso il principio di equivalenza tra certificazioni comparabili.
Le 10 raccomandazioni in sintesi
- Promuovere il dialogo continuo – ascolto strutturato del mercato prima di introdurre criteri ESG.
- Riconoscere il principio di equivalenza – tra certificazioni e rating diversi ma basati su requisiti comparabili.
- Definire criteri ESG chiari e verificabili – fondati su evidenze scientifiche e standard tecnici riconosciuti.
- Rafforzare la programmazione strategica – partire dai fabbisogni reali, in logica value-based.
- Riconoscere le specificità dell’economia circolare – reprocessing e refurbishment secondo MDR e IVDR, non un generico «riuso».
- Usare la LCA come strumento di miglioramento – interno alle aziende, non come criterio comparativo di gara.
- Introdurre i criteri con gradualità – proporzionati alla maturità del mercato e al quadro normativo.
- Monitorare e aggiornare i criteri nel tempo – secondo un approccio value-based orientato agli esiti.
- Sostenere Linee Guida Nazionali – per un procurement sostenibile omogeneo su tutto il territorio.
- Investire nella formazione continua – competenze ESG per chi governa e scrive gli acquisti.