La parola diventa terapia per i medici: quasi 100 racconti da tutta Italia per il contest di scrittura creativa promosso da SIMI e Scuola Holden
Dall’incontro tra esperienza clinica, narrazione e lavoro editoriale sono stati selezionati tre racconti, a cura di una giuria composta da medici ed editor, che verranno premiati durante il 127° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna, dal 2 al 4 ottobre a Rimini. Filo conduttore che accomuna gli elaborati è l’attenzione alla dimensione umana del paziente e all’etica della buona cura
Roma, 10 settembre 2026 – Secondo dati recenti, oltre il 65% dei medici internisti (fonte FADOI) ha sperimentato almeno una volta il burnout, una condizione di forte esaurimento emotivo e cognitivo che può incidere negativamente sulla capacità diagnostica e di cura. A monte di questa situazione estrema ci sono ritmi di lavoro intensi e molta burocrazia ma anche un carico emotivo legato alla relazione con i pazienti e con le loro famiglie: il peso delle diagnosi difficili, della sofferenza che ne scaturisce e delle aspettative di pazienti e familiari può avere un impatto profondo anche sul benessere psicofisico di chi cura, soprattutto se non trova uno spazio per essere elaborato e affrontato.
È proprio da questa considerazione che nasce il contest di scrittura creativa promosso dalla SIMI – Società Italiana di Medicina Interna in collaborazione con la Scuola Holden, scuola di storytelling e scrittura creativa fondata dallo scrittore Alessandro Baricco nel 1994. Il progetto si rivolge ai medici internisti ed è un invito a raccontare, attraverso brevi testimonianze, le esperienze umane vissute accanto ai pazienti, gli aspetti più intimi della professione e del modo in cui ciascuno specialista la vive, il rapporto talvolta difficile con i pazienti e i loro famigliari, il senso di sconfitta che accompagna le diagnosi più infauste, ma anche la gioia di poter restituire qualità di vita.
“Questo progetto nasce dalla constatazione che i medici hanno un enorme bisogno di raccontare ciò che vivono ogni giorno. Non è un caso che nella storia della narrativa ci siano molti medici autori di meravigliosi romanzi divenuti grandi successi – spiega il dott. Christian Bracco, membro del direttivo SIMI e promotore dell’iniziativa -. Nella pratica clinica siamo messi difronte a un’umanità fragile e spaventata, c’è poco tempo per fermarsi a elaborare le emozioni, per comunicare. Da qui nasce spesso una conflittualità con i pazienti e i caregiver che può arrivare a mettere in discussione l’efficacia della diagnosi e dell’aderenza alle terapie. Ecco allora che la scrittura diventa uno strumento di decodificazione delle emozioni e di riappacificazione con le stesse. L’adesione al contest, decisamente sopra ogni aspettativa, ci ha confermato che avevamo intercettato un’esigenza reale”.
I quasi cento manoscritti arrivati da medici di tutta Italia confermano quanto sia forte il bisogno, all’interno della professione, di trovare nuovi spazi di espressione e condivisione. Tra questi saranno selezionati 3 racconti, che saranno presentati e premiati durante la cerimonia di apertura del 127° Congresso Nazionale SIMI (Rimini, 2-4 ottobre 2026). In quell’occasione, gli elaborati saranno letti a due voci, quella dell’autore e quella di chi ne ha curato l’editing.
Nella giuria, composta dai medici SIMI dott.ssa Giada di Betto e prof. Alessandro Gringeri e da membri della Scuola Holden, anche tre studentesse, Lisa Faggian, Sofia Sansone e Agnese Masento, scelte per selezionare i testi vincitori e curarne l’editing facendo emergere le potenzialità già presenti, preservandone la voce personale del medico-scrittore.
“La medicina interna è la disciplina della complessità, perché coniuga rigore scientifico, ascolto e visione della persona, concepita nella sua interezza. Per questo promuoviamo iniziative che gli consentano di coltivare non solo la loro formazione clinica e scientifica ma anche quella umana – ha dichiarato il prof. Nicola Montano, Presidente della SIMI – Società Italiana di Medicina Interna -. Nella professione esiste un bisogno profondo di raccontare fatiche e gioie quotidiane, successi e sconfitte, tutte esperienze che meritano di essere condivise perché aiutano a costruire una medicina più consapevole e capace di intercettare i bisogni dei pazienti e di chi se ne prende cura”.
Un filo conduttore individuato dalla giuria è stato l’attenzione alla dimensione umana del paziente e all’etica della buona cura. Al di là delle differenze di stile e di tema, molti racconti hanno mostrato come, dietro il ruolo del medico chiamato a decidere e a curare, ci sia una persona capace di essere coinvolta, messa alla prova e talvolta profondamente toccata dalle storie dei propri pazienti.
“Noi di Scuola Holden crediamo da sempre nel potere trasformativo della narrazione. Con questo progetto ci siamo spinti più in là mostrando come la scrittura possa avere anche un ruolo curativo. La parola è, di fatto, il primo farmaco che abbiamo a disposizione e le storie ci possono aiutare a tenere vivo il tessuto narrativo di un’esistenza”, spiega Martino Gozzi, Direttore Didattica di Scuola Holden.
La giuria ha dovuto distinguere tra la forza dell’esperienza raccontata e la sua capacità di diventare una vera narrazione. Molti testi partivano da vicende umanamente molto forti, ma tendevano a trasformarsi in riflessioni o considerazioni sulla professione. A fare la differenza sono stati quindi anche la concretezza, la capacità di mostrare una scena anziché soltanto raccontarla, l’originalità della storia e il margine di lavorabilità del testo, cioè la possibilità di svilupparne ulteriormente le potenzialità narrative attraverso l’editing.
Tra gli scritti valutati dalla giuria ci sono racconti che affrontano temi dolorosi, come il fine vita, le malattie avanzate, il senso di impotenza di fronte a situazioni che la medicina non riesce a risolvere. Altri sono gioiosi, divertenti, fantasiosi. Ma ci sono anche storie di sanitari che si sono ritrovati a essere pazienti, a sperimentare l’inversione dei ruoli che ha permesso loro di vedere l’ospedale e la professione da un punto di vista completamente nuovo.
“Ci piacerebbe che questi racconti non rimanessero all’interno dei confini del Congresso, ma venissero messi a disposizione di chiunque desideri leggerli perché sono anche un modo per restituire all’esterno un’immagine più umana della professione e degli uomini e donne che la esercitano ogni giorno con impegno, fatica e dedizione”, spiega il dott. Bracco.