Como, 4 settembre 2026 – Con l’aumento delle temperature dovuto a un’estate rovente, molte persone hanno avvertito una sensazione di pesantezza alle gambe e continuano a soffrirne, notando anche un prolungato gonfiore a piedi e caviglie. Si tratta di un disturbo molto frequente che, nella maggior parte dei casi, è legato alla vasodilatazione provocata dal caldo, ma che non deve essere sottovalutato quando è persistente o associato ad altri sintomi. Ne abbiamo parlato con la specialista Barbara Campanati, primario della Chirurgia Vascolare di Asst Lariana.
Dottoressa, perché il caldo provoca gonfiore a gambe e piedi, e quali sono i soggetti più predisposti?
“Il caldo favorisce la dilatazione dei vasi sanguigni, soprattutto quelli superficiali delle gambe. Questo aumenta la quantità di sangue che tende a ristagnare negli arti inferiori e può facilitare il passaggio di liquidi dai capillari ai tessuti, provocando il classico gonfiore a caviglie e piedi. È un fenomeno abbastanza comune e generalmente benigno, soprattutto se compare alla sera, dopo molte ore in piedi o seduti, e tende a ridursi durante la notte. Sono più predisposte le persone che hanno già una certa insufficienza venosa, chi sta molto tempo in piedi o seduto, le persone anziane, chi è in sovrappeso e, naturalmente, le donne durante alcune fasi della vita, per esempio la gravidanza. Anche alcuni farmaci possono favorire la comparsa di edema”.
Come distinguere il gonfiore fisiologico da una patologia venosa e quali segnali richiedono un controllo medico urgente?
“Il gonfiore fisiologico da caldo è generalmente bilaterale, abbastanza simmetrico e compare progressivamente durante la giornata. Non è associato a dolore importante e tende a migliorare con il riposo e tenendo le gambe sollevate. Bisogna invece prestare attenzione quando il gonfiore è improvviso, interessa una sola gamba, è accompagnato da dolore, arrossamento o aumento della temperatura dell’arto: in questi casi bisogna escludere una trombosi venosa profonda e quindi è necessario un controllo medico tempestivo. Ancora più importante è non sottovalutare la comparsa associata a fiato corto improvviso, dolore toracico o difficoltà respiratoria, perché potrebbe trattarsi di una complicanza tromboembolica e richiede una valutazione urgente”.
Quali abitudini quotidiane aiutano a contrastare la pesantezza alle gambe?
“Ci sono alcune strategie molto semplici ma efficaci. La prima è muoversi regolarmente: camminare, fare qualche passo durante il lavoro e, se si sta molto seduti, muovere frequentemente le caviglie aiuta la pompa muscolare del polpaccio a favorire il ritorno venoso. Quando possibile, è utile anche tenere le gambe sollevate, soprattutto alla fine della giornata. D’estate può dare sollievo anche una doccia fresca sulle gambe, dal basso verso l’alto. È inoltre consigliabile evitare per quanto possibile di rimanere immobili per molte ore, mantenere un peso corporeo adeguato e scegliere abiti che non comprimano eccessivamente l’inguine o le gambe”.
Le calze compressive si possono usare anche in estate?
“Assolutamente sì. Il caldo non è una controindicazione alla compressione elastica e, per chi ha un’insufficienza venosa, l’estate è proprio il periodo in cui può essere maggiormente utile. Naturalmente bisogna scegliere la calza corretta, sia come classe di compressione sia come misura, possibilmente dopo una valutazione clinica. Oggi esistono materiali molto più leggeri e traspiranti rispetto al passato, quindi sono generalmente meglio tollerati anche durante l’estate. Un aspetto importante è che non tutte le gambe gonfie devono essere automaticamente trattate con una calza compressiva: in presenza di una malattia arteriosa significativa, per esempio, la compressione può essere controindicata o deve essere modulata”.
Integratori o farmaci venotonici sono davvero utili e perché è fondamentale evitare il “fai-da-te”?
“I farmaci venotonici possono avere un ruolo, soprattutto nel controllo dei sintomi dell’insufficienza venosa, come pesantezza, dolore e sensazione di gonfiore. Esistono diverse sostanze, con livelli di evidenza differenti, quindi non parlerei di un prodotto universalmente efficace. Gli integratori, invece, non dovrebbero essere considerati una soluzione automatica al problema: il fatto che un prodotto sia “naturale” non significa necessariamente che sia utile o privo di effetti indesiderati. Il punto fondamentale è capire perché una gamba si gonfia. Se il gonfiore è dovuto a un’insufficienza venosa, il trattamento sarà diverso rispetto a un problema linfatico, cardiaco, renale o a una trombosi. Per questo il fai-da-te può essere controproducente: rischia di mascherare un sintomo senza identificarne la causa”.
Quando è opportuno prenotare una visita angiologica e quali esami di approfondimento, come l’ecodoppler, sono necessari?
“Una visita angiologica è indicata quando il gonfiore è ricorrente, persistente, associato a dolore, pesantezza, varici o alterazioni della pelle, oppure quando tende a peggiorare progressivamente. L’ecodoppler venoso è l’esame di riferimento per studiare la circolazione venosa: permette di verificare la presenza di un reflusso venoso, valutare le vene superficiali e profonde e, quando indicato, escludere una trombosi. Non significa però che ogni persona con le caviglie gonfie debba necessariamente fare un ecodoppler. Prima viene la valutazione clinica, che permette di capire se l’esame è realmente necessario e quale tipo di esame richiedere. Una regola pratica che mi piace sottolineare è questa: un gonfiore che compare con il caldo e scompare con il riposo è spesso un fenomeno benigno; un gonfiore nuovo, improvviso, asimmetrico o associato ad altri sintomi va invece valutato”.