Foad Aodi e Nadir Aodi: «Un progetto encomiabile da prendere come esempio per gli altri territori: formazione, lingua e integrazione invece del reclutamento d’emergenza. Dall’inizio del 2024 ad oggi circa 15.300 richieste di sanitari di origine straniera. Governo e Regioni costruiscano un modello nazionale»
Roma, 2 settembre 2026 – Quindici posti per laureati provenienti da Argentina e Ghana, 15mila euro l’anno per ciascun partecipante e un percorso universitario finalizzato alla formazione e al successivo inserimento di nuovi infermieri nel sistema sanitario regionale. È il progetto pilota approvato dal Friuli Venezia Giulia, che prenderà il via nell’anno accademico 2026/2027 attraverso una convenzione con l’Università degli Studi di Udine.
I candidati, dopo la prova di equipollenza prevista dalle norme vigenti, potranno essere iscritti al secondo o terzo anno di Infermieristica. Il sostegno coprirà viaggio, alloggio, tasse, assicurazione medica, mobilità e corsi di italiano. È richiesto almeno il 60% dei crediti formativi annuali; dopo la laurea è prevista la partecipazione alle selezioni del Servizio sanitario regionale entro tre anni e, in caso di assunzione, una permanenza negli enti regionali di almeno cinque anni.
Sul progetto intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; AISC NEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC Network – Consorzio Internazionale delle Informazioni Senza Confini; e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE.
A parlare sono il Prof. Foad Aodi, medico-ortopedico fisiatra, esperto in salute globale, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, e il Dott. Nadir Aodi, coordinatore delle Commissioni Gioventù e Nuove Generazioni di AMSI e Uniti per Unire e vice segretario generale di AMSI e Uniti per Unire.
«Esprimiamo grande apprezzamento per la scelta del Friuli Venezia Giulia. È un esempio lungimirante perché non si limita a cercare infermieri all’estero, ma costruisce un percorso di università, formazione, lingua italiana, verifica delle competenze e inserimento stabile. È questa la differenza tra tamponare un’emergenza e programmare il futuro della sanità», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.
AMSI: DALL’INIZIO DEL 2024 AD OGGI CIRCA 15.300 RICHIESTE
Secondo le elaborazioni AMSI, dall’inizio del 2024 ad oggi le richieste di professionisti sanitari di origine straniera sono arrivate a circa 15.300: 8.050 medici, oltre 5.550 infermieri e circa 1.700 professionisti dell’area riabilitativa e tecnica.
Sul fronte medico, il fabbisogno maggiore riguarda Veneto e Piemonte, con circa 910 richieste ciascuno, Lombardia con circa 830, Puglia e Lazio con circa 730 ciascuno ed Emilia-Romagna con circa 640. Le specialità più ricercate comprendono anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, ortopedia, radiologia, chirurgia, ginecologia, pediatria, cardiologia, geriatria, fisiatria e medicina generale.
La presenza dei professionisti di origine internazionale nella sanità italiana ha intanto superato le 135mila unità.
«Il fenomeno è strutturale. Non possiamo avere venti strategie differenti: occorre un monitoraggio nazionale dei fabbisogni, Regione per Regione e professione per professione, stabilendo quanti professionisti servono, dove servono e attraverso quali percorsi devono essere inseriti», sottolineano Foad Aodi e Nadir Aodi.
CURA ITALIA E DECRETO UCRAINA: DA MARZO 2020 A LUGLIO 2026 CIRCA 19MILA INFERMIERI E 10.500 MEDICI
Sul fronte dei professionisti arrivati attraverso i percorsi collegati al Decreto Cura Italia e al Decreto Ucraina, da marzo 2020 fino a luglio 2026 si contano circa 19mila infermieri e 10.500 medici.
La precedente rilevazione sui 17.000 infermieri vedeva in testa la Lombardia con 4.336, seguita da Veneto 3.242, Piemonte 2.016, Friuli Venezia Giulia 1.833, Campania 1.527, Sicilia 1.374, Calabria 1.171, Emilia-Romagna 1.018 e Sardegna 483.
«Parliamo ormai di circa 19mila infermieri e 10.500 medici. Numeri che dimostrano che il ricorso ai professionisti formati all’estero è diventato una componente concreta della nostra sanità e deve essere governato con regole nazionali», affermano Foad Aodi e Nadir Aodi.
TITOLI ESTERI: «SUPERARE LA LOGICA DELLE PROROGHE»
Per AMSI, UMEM e Uniti per Unire occorre ora superare definitivamente la gestione emergenziale.
«Il Cura Italia e le successive misure straordinarie sono stati fondamentali, ma non possono diventare il sistema ordinario. Servono procedure nazionali trasparenti e con tempi certi: verifica dei titoli e delle competenze, conoscenza della lingua italiana, iscrizione agli Ordini quando prevista, copertura assicurativa, formazione e aggiornamento professionale», spiegano Foad Aodi e Nadir Aodi.
La proposta è quella di un coordinamento permanente tra Governo, Ministero della Salute, Regioni, università e Federazioni degli Ordini professionali, con criteri omogenei per titoli, competenze, lingua e fabbisogni.
BUONA IMMIGRAZIONE E COOPERAZIONE
La rete richiama i principi del Manifesto “Buona Immigrazione” e del Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia”, fondati su immigrazione regolare e programmata, formazione, merito, legalità, integrazione e cooperazione internazionale.
«Non possiamo risolvere le nostre carenze semplicemente sottraendo medici e infermieri a Paesi che possono avere difficoltà ancora maggiori. Servono accordi bilaterali, cooperazione tra università e percorsi di formazione condivisi. Il progetto del Friuli è interessante proprio perché mette la formazione al centro», osservano Foad Aodi e Nadir Aodi.
Nadir Aodi aggiunge: «Per le nuove generazioni integrazione significa merito, preparazione, lingua, diritti e doveri. Un giovane professionista non può essere considerato soltanto una risposta a una carenza di organico, ma una risorsa da formare e integrare pienamente».
Foad Aodi e Nadir Aodi concludono: «L’Italia deve trattenere e valorizzare i propri professionisti e, nello stesso tempo, programmare seriamente l’apporto internazionale. Reclutare senza integrare è miope, integrare senza verificare competenze e requisiti è sbagliato. Il Friuli Venezia Giulia offre un esempio concreto e lungimirante: trasformiamolo nell’occasione per costruire una vera strategia nazionale».